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25.08.22 - 13:24
Aggiornamento: 14:11

Corruzione in Gabon, respinta la revoca del sequestro di averi

Lo ha deciso il Tribunale penale federale. I 12 milioni richiesti, appartenenti al gruppo Santullo SA, erano stati bloccati su domanda del Paese africano

Ats, a cura di Red.Web
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Ti-Press

Il Tribunale penale federale (Tpf) di Bellinzona ha respinto la richiesta di revoca del sequestro di un importo di circa 12 milioni di dollari depositati in una banca svizzera nell’ambito di una vicenda di sospetta corruzione concernente il Gabon. Questa somma fa parte degli averi del gruppo Santullo bloccati su domanda delle autorità del Paese africano.

In una sentenza pubblicata oggi, la Corte dei reclami penali del Tpf ha respinto la richiesta del titolare del conto nel quale sono stati depositati complessivamente circa 17 milioni di dollari. Tale importo era stato sequestrato nel luglio del 2018 dal Ministero pubblico ginevrino nell’ambito dell’inchiesta per sospetti di riciclaggio di denaro e di corruzione di pubblici ufficiali stranieri aperta un anno prima nei confronti di Guido Santullo, imprenditore di origine italiana poi deceduto alla fine di agosto del 2018.

Santullo era sospettato di aver corrotto dignitari del Gabon affinché alla sua società di costruzioni, il gruppo Santullo Sericom Gabon SA, venissero assegnati dieci appalti pubblici per un ammontare complessivo di 730 milioni di franchi. Questa somma sarebbe in seguito stata riciclata, in particolare in Svizzera.

Cantieri non pagati

Dopo il decesso dell’imprenditore, il procedimento relativo ai fondi sequestrati è proseguito e gli averi che deteneva a titolo personale in Svizzera sono ritornati ai suoi eredi. Il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc) ha ripreso l’inchiesta dalle mani della Procura ginevrina nell’aprile 2018, dopo una decisione del Tpf.

La vicenda rientra nel quadro di un contenzioso tra Santullo e il Gabon: nel 2015, l’imprenditore italiano aveva accusato il Paese africano di non averlo pagato per i lavori effettuati. Il Gabon aveva replicato moltiplicando le denunce in vari Paesi europei.

Nelle sue considerazioni, la Corte dei reclami penali ha sottolineato come i sospetti all’origine del sequestro si siano rafforzati e che i provvedimenti istruttori presi dall’Mpc abbiano consentito di far progredire l’inchiesta. Nella fattispecie, il mantenimento del sequestro è giustificato e non è escluso che, al termine del procedimento, l’importo reclamato venga confiscato o che sia oggetto di una contropretesa.

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