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Nella Sala dei passi perduti, dove i parlamentari incontrano giornalisti e (altri) lobbisti
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17.03.22 - 05:30

Casse malati, fine di un’epoca a Palazzo federale. Oppure no?

Diffusa ritrosia fra i parlamentari.Santésuisse stenta a trovare un nuovo presidente. Ma intanto langue l’iniziativa del ‘senatore’ Beat Rieder.

«Qui a Palazzo federale è finita un’epoca. Oggi se un parlamentare è troppo vicino ai gruppi di interesse perde credibilità». Non sono solo parole quelle di Philippe Nantermod. Nel settembre del 2018, all’emissione ‘Infrarouge’ della Rts, il consigliere nazionale vallesano del Plr era stato attaccato in diretta tv dall’allora consigliere di Stato Pierre-Yves Maillard (Ps). Motivo: l’invito ricevuto dal Groupe Mutuel a far parte del suo ‘Groupe de réflexion’. Cinque o sei sedute all’anno; compenso: 10mila franchi. L’indomani, sul suo profilo Facebook, Nantermod ha ammesso di essersi sbagliato, si è scusato e ha fatto sapere di rinunciare al lucrativo mandato offertogli da uno dei maggiori assicuratori malattia svizzeri.

Il passo indietro di Nantermod è sintomatico. Sembra che sotto il ‘Cupolone’ i tempi stiano piano piano cambiando. A riprova, le difficoltà incontrate da Santésuisse nello scovare tra i parlamentari un candidato alla presidenza.

L’ex consigliere nazionale Udc Heinz Brand si ritirerà in estate dopo sette anni passati alla testa di una delle due organizzazioni mantello degli assicuratori malattia. Santésuisse ha sondato il terreno a Palazzo federale. Invano. Diversi ‘papabili’ avrebbero declinato l’invito, ha scritto in dicembre la ‘Nzz’. Secondo il portavoce Matthias Müller, citato dal quotidiano zurighese, "il posto è attrattivo e numerose candidate e candidati si sono interessati". Sta di fatto che l’organizzazione si è risolta a pubblicare un annuncio sulla stessa ‘Nzz’. Il profilo ricercato (per un posto al 40%) è quello di "una persona dinamica, intraprendente e con doti dirigenziali", di almeno 45 anni, che abbia "conoscenze approfondite del settore sanitario e della politica sanitaria" e, tra le altre cose, "comprovate doti di management e un’esperienza dirigenziale pluriennale". In alternativa, potrebbe entrare in linea di conto anche "un parlamentare attivo o un ex parlamentare, o ancora un consigliere di Stato". Altro requisito: l’indipendenza ("nessuna relazione o conflitto d’interessi attuale o potenziale"). Non è dato sapere chi e quanti si siano fatti avanti finora. Il processo di selezione prosegue come previsto e informeremo a tempo debito, si limita a indicare un portavoce. La decisione dovrebbe cadere in estate.

‘Anni di ‘bashing’ della sinistra’

Céline Amaudruz spiega così la diffusa ritrosia tra i suoi colleghi. «I premi di cassa malati sono fra le preoccupazioni principali della popolazione. E la sensibilità riguardo ai conflitti d’interesse dei politici in quest’ambito è maggiore rispetto a qualche anno fa. Normale che i parlamentari riflettano due volte prima di assumere un simile mandato», dice a ‘laRegione’ la consigliera nazionale ginevrina dell’Udc. «Le casse malati sono un attore chiave, ma nei loro confronti c’è molta sfiducia», rincara Nantermod. Altri membri delle influenti commissioni della sanità si esprimono in maniera analoga. Il ‘senatore’ Josef Dittli (Plr/Ur), presidente di Curafutura, spiega che gli assicuratori malattia sono «più esposti» degli altri attori del settore sanitario e scontano «anni di ‘bashing’ [pubblicità negativa, ndr] mirato e consapevole da parte della sinistra». Per questo Santésuisse fa fatica a trovare un parlamentare disposto a svolgere «il compito non sicuramente facile» di presidente.

Lorenz Hess (Centro) è presidente del consiglio di amministrazione di Visana, affiliata a Santésuisse. Il consigliere nazionale bernese dice di «avere una buona sensazione» riguardo al processo di selezione in corso. Perché «viene svolto in maniera molto professionale». E perché «si è riconosciuto che non bisogna per forza, né è auspicabile, cercare spasmodicamente qualcuno che siede in Parlamento. Non sarebbe nemmeno opportuno puntare su un parlamentare che, una volta nominato presidente di Santésuisse, entra ‘per caso’ a far parte della commissione sanitaria». Questa «vecchia tattica» non funziona più, dice Hess a ‘laRegione’. «Altre organizzazioni – l’Unione sindacale svizzera, l’Unione svizzera dei contadini, ecc. – la utilizzano tuttora, e nessuno ha da ridire. Ma per le assicurazioni malattia questo modello – piazzare qualcuno nella commissione che conta – non ha più un futuro».

Per il prossimo presidente di Santésuisse, le competenze professionali «contano molto più» di quelle politiche. Hess ritiene «ideale» la situazione venutasi a creare dalla fine del 2019, dopo la non rielezione in Consiglio nazionale di Heinz Brand, presidente dell’organizzazione dal 2015. «Non è più qui a Palazzo, ma conosce perfettamente i dossier e tutte le persone coinvolte. E se occorre fissare un appuntamento con il responsabile del Dipartimento federale dell’interno, il presidente di una grande organizzazione lo può ottenere, non c’è bisogno di essere membro di una commissione parlamentare». Puntare su un ex parlamentare è «una buona opzione», a suo avviso.

Un potere che ‘non va sopravvalutato’

Un potere che scricchiola, quello delle casse malati? Malgrado la non rielezione di Brand e di una manciata di altri parlamentari lobbisti nel 2019, gli assicuratori malattia – ma anche gli ospedali e il settore farmaceutico – hanno mantenuto un buon numero di rappresentanti nelle commissioni sanitarie. In una ricerca pubblicata la scorsa estate, Lobbywatch ha recensito 25 relazioni di interesse (8 mandati ciascuno per Css e Visana, 4 per Groupe Mutuel e uno per Curafutura, tutti remunerati) in questi posti chiave, grazie ai quali si può dare un’impronta significativa ai dossier trattati al Nazionale e al Consiglio degli Stati. Secondo l’associazione, l’84% dei parlamentari in questione esercita attraverso questi mandati un’influenza ‘elevata’. Un’influenza che non è appannaggio esclusivo degli assicuratori malattia. Anche gli altri attori del settore sanitario – medici, ospedali, farmacisti, pazienti, case per anziani – possono contare su una discreta presenza nelle competenti commissioni.

Josef Dittli invita però a «non sopravvalutare» il potere delle casse malati. A suo parere, negli ultimi anni l’influenza esercitata in Parlamento attraverso i politici-lobbisti che le rappresentano è rimasta «uguale», ad ogni modo paragonabile a quella esercitata «dai sindacati, dai contadini, o dalle organizzazioni turistiche». Anche Lorenz Hess crede che sia «fortemente sopravvalutata». Il bernese rimanda a uno studio di pochi anni fa, secondo il quale i rappresentanti degli assicuratori malattia avrebbero assai meno peso in Parlamento rispetto ai fornitori di prestazioni sanitarie (medici, ospedali, farmacie, ecc.). Ma «decisiva è la percezione», alimentata («comprensibilmente, perché la salute e i premi toccano chiunque») dai mass media.

Un settore, due voci

Il bernese la mette in questi termini: «Un settore forte ha una sola voce, com’è il caso per i contadini o gli impresari costruttori». Pierre-Yves Maillard (Ps/Vd) non esclude che questa «divisione tra Santésuisse e Curafutura cominci a indebolire» il fronte degli assicuratori malattia. «Rispetto al passato – dichiara il presidente dell’Unione sindacale svizzera, anch’egli membro della commissione sanitaria – percepisco un po’ più di scetticismo tra i politici borghesi sulle loro consegne, quantomeno qui al Nazionale». Netto il giudizio di Albert Rösti (Udc/Be), presidente della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale (Csss-N): «Non va bene che ci siano due organizzazioni che spesso non hanno un’unita di vedute. Devono mettersi d’accordo. Questa situazione va corretta». Nantermod conferma: «Curafutura e Santésuisse dovrebbero unirsi e parlare con una sola voce».

Più facile a dirsi che a farsi. Anche perché una parte delle persone che nel 2013 furono protagoniste della scissione, oggi sono ancora al loro posto. «Su due o tre dossier abbiamo opinioni diverse, ma su molti altri la pensiamo allo stesso modo», smorza Dittli. Le due organizzazioni non si fanno la guerra, anzi. «Heinz Brand e io ci incontriamo regolarmente, i nostri direttori sono in contatto per scambi sui diversi temi, una volta all’anno i presidenti di tutte le casse malati si incontrano, abbiamo stabilito obiettivi comuni per l’intero settore», spiega l’urano. Una cooperazione più stretta sarebbe nell’interesse di entrambe le parti. Dittli vedrebbe di buon occhio l’avvicinamento delle loro «filosofie». Infine, «a medio termine, diciamo fra 3-10 anni, forse si porrà la questione di tornare a una sola organizzazione». Lorenz Hess non crede che una fusione sia fattibile a breve-medio termine. «Se ne riparlerà magari tra qualche anno, al momento non esiste alcun progetto» in questo senso.

‘L’ora della verità si avvicina’

Fusione o no, Pierre-Yves Maillard – che in passato ha fustigato a più riprese la lobby delle casse malati – aspetta al varco gli assicuratori malattia. E non solo loro. «Il Parlamento – dice a ‘laRegione’ – comincia finalmente a individuare dove si situa il problema dei costi: nelle tariffe eccessive e nell’aumento continuo del volume di prestazioni fornite dagli specialisti, sia negli ospedali che negli studi medici. È prima di tutto su questo piano che bisogna intervenire. In commissione stiamo esaminando i controprogetti alle iniziative popolari del Centro [freno ai costi della salute, ndr] e del Ps [premi più bassi, ndr]: vedremo se riusciremo ad avere delle maggioranze che capiscono l’importanza del momento». E il momento è grave, sostiene il vodese. «La Fmh e le organizzazioni degli assicuratori malattia passano il tempo a spiegarci che lo Stato deve fare il meno possibile in quest’ambito. Non capiscono che le persone fanno sempre più fatica a pagare i premi. Temo che in autunno questi aumenteranno in modo brutale. Non possiamo più permetterci di continuare così, abbiamo bisogno di misure subito. Penso che l’ora della verità si avvicini».

Vedremo dopo l’estate. Intanto c’è chi pensa di mettere un po’ d’ordine nei rapporti tra parlamentari e gruppi di interesse, assicuratori malattia compresi. Il ‘senatore’ vallesano Beat Rieder (Centro) vorrebbe vietare in linea di massima l’assunzione di mandati retribuiti aventi un nesso con l’attività di membro di una commissione. Le commissioni delle istituzioni politiche di entrambe le Camere avevano dato il loro assenso di principio. In novembre però quella degli Stati aveva tirato il freno, respingendo il progetto che attua l’iniziativa parlamentare Rieder: da un lato perché solleva "problemi di conformità alla Costituzione", dall’altro perché comporterebbe "troppe difficoltà di interpretazione e di applicazione". In dicembre la Camera dei cantoni ha rinviato la discussione, ufficialmente per mancanza di tempo. Se ne sarebbe dovuto parlare durante la sessione primaverile in corso. Non sarà così. Nel frattempo la commissione preparatoria ha ordinato un parere giuridico all’Ufficio federale di giustizia (Ufg). La questione verrà approfondita in commissione durante il terzo trimestre e l’oggetto sarà verosimilmente all’ordine del giorno del Consiglio degli Stati nella sessione autunnale, ci dicono i Servizi parlamentari. È davvero finita un’epoca a Palazzo federale?

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