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08.03.22 - 15:07
Aggiornamento: 18:27

‘Lex Netflix’, il Consiglio federale lancia la campagna

La norma, votata in Parlamento, obbliga i siti di streaming ad investire il 4% del reddito lordo generato in Svizzera nel cinema elvetico indipendente

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Keystone

La modifica della legge sul cinema elimina le disparità di trattamento tra le emittenti televisive e i servizi in streaming e garantirà che una quota dei proventi realizzati in Svizzera resti nel nostro Paese, creando posti di lavoro e favorendo l’industria locale. È quanto spiega oggi il Consiglio federale, in vista della votazione del prossimo 15 maggio.

La norma, votata dal Parlamento, obbliga le piattaforme di streaming ad investire il 4% del reddito lordo generato in Svizzera nella produzione di film elvetici indipendenti. Dovranno inoltre proporre almeno il 30% di serie o film prodotti in Europa.

Un comitato referendario ha depositato in gennaio 65mila firme contro la revisione. Secondo i promotori, la modifica della legge è una disposizione illiberale, non tiene conto dei consumatori e finirà per pesare sul borsello dei fruitori delle piattaforme.

Gran parte dei Paesi limitrofi ha già imposto ai servizi di streaming di investire nella produzione cinematografica nazionale e non è stata rilevata nessuna correlazione fra questo obbligo e il prezzo degli abbonamenti delle piattaforme, spiega un comunicato. La quota minima del 30% di contenuti europei inoltre è inferiore a quella applicata dalle televisioni e i servizi di streaming la soddisfano già. Non ci sarà quindi nessun cambiamento per i consumatori in Svizzera, aggiunge la nota.

Al contrario, per il governo la nuova legge eliminerà le disparità di trattamento. Le emittenti svizzere infatti sono tenute a investire nella cinematografia elvetica il 4% degli introiti lordi, mentre i servizi di streaming non contribuiscono. Anche le emittenti straniere che trasmettono finestre pubblicitarie rivolte al pubblico svizzero dovranno contribuire alla pluralità dell’offerta cinematografica. La modifica prevede che possano partecipare direttamente alle produzioni svizzere o versare una tassa sostitutiva per la promozione del cinema nazionale.

Grazie a questa legge, sostengono il Parlamento e il Consiglio federale, una quota dei proventi realizzati in Svizzera rimarrà nel Paese e contribuirà alla creazione di posti di lavoro favorendo l’industria locale. Stando alle stime, estendendo l’obbligo di investire ci sarebbero ogni anno 18 milioni di franchi in più per la creazione cinematografica locale.

Il referendum è stato lanciato dalle sezioni giovanili dell’UDC, del PLR, dei Verdi liberali e da diversi esponenti del Centro, spalleggiati dall’associazione svizzera delle televisioni private e da Suissedigital, l’associazione che riunisce gli operatori via cavo. Il mese scorso anche l’assemblea dei delegati del PLR si è espressa a maggioranza contro la cosiddetta "Lex Netflix".

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