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27.01.22 - 05:30
Aggiornamento: 08:53

E la Svizzera scopre la promozione diretta dei media online

È la novità del pacchetto in votazione il 13 febbraio. Ma molti Paesi europei la conoscono già da tempo.

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Keystone
Promozione indiretta e diretta dei media, acceso dibattito in Svizzera

È la principale novità del ‘pacchetto’ in votazione il 13 febbraio: l’introduzione di un aiuto diretto ai media online. Sono 30 milioni di franchi all’anno (su un totale di 151 milioni, vedi grafico), per sette anni. Obiettivo: accompagnare, incoraggiare la transizione digitale dei giornali. Il sostegno – sancito da una nuova Legge sulla promozione dei media in linea – è pensato esclusivamente per le offerte a pagamento (abbonamenti, ‘pass’ giornalieri, donazioni dei lettori, ecc.). I portali gratuiti sono esclusi. Altri criteri di natura formale devono essere rispettati, come una cifra d’affari minima e una chiara separazione tra contenuti redazionali (costantemente aggiornati) e pubblicità.

Per la Svizzera sarebbe qualcosa di inedito. Finora il pilastro della promozione dei media era il sostegno indiretto alla stampa: da quando esiste (1848), lo Stato federale assume una parte dei costi di distribuzione postale di giornali e riviste in abbonamento, nonché della stampa associativa e delle fondazioni. Dalla metà degli anni 90, poi, una quota parte dei proventi del canone radiotelevisivo viene versata alle radio locali private e alle televisioni regionali, a mo’ di indennizzo per le prestazioni di servizio pubblico che forniscono. Una sorta di finanziamento diretto, che però non avviene attingendo alle finanze federali. La promozione dei media online, invece, verrebbe finanziata con le risorse generali della Confederazione.

Aiuti diretti ai media estesi all’online

Molti altri paesi in Europa hanno già imboccato la via del sostegno diretto ai media online. “Gli Stati scandinavi, l’Italia, il Liechtenstein e il Lussemburgo hanno già da decenni un aiuto diretto ai media e l’hanno semplicemente esteso alle offerte su internet”, ha spiegato di recente a swissinfo.ch Manuel Puppis. Il professore in struttura e gestione dei media all’Università di Friburgo nel 2019 ha realizzato uno studio comparativo sulla questione, aggiornato nell’autunno del 2020 in un rapporto all’attenzione dell’Ufficio federale delle comunicazioni (Ufcom). Ne risulta che nei paesi esaminati in maniera approfondita – Germania, Francia, Italia, Canada, Lussemburgo e Paesi Bassi – la promozione dei media online è molto diffusa.

Però vanno fatti i dovuti distinguo. In Danimarca, Italia, Canada, Lussemburgo, Norvegia e Svezia vi è una promozione diretta della produzione per il giornalismo scritto online; in Finlandia quantomeno una per le pubblicazioni in lingue minoritarie, in Francia una per i media locali. Una promozione diretta ‘convergente’ (ossia allo stesso tempo di audio, video e testo; online e offline) rappresenta un’eccezione (Svezia e in parte Canada). Quasi ovunque, infine, esistono strumenti di promozione diretta di singoli progetti (per innovazioni e trasformazioni digitali, start-up e/o inchieste giornalistiche).

In tutti i sistemi mediatici analizzati, la stampa scritta e quella online vengono promossi anche in maniera indiretta. Si tratta essenzialmente di una riduzione dell’imposta sul valore aggiunto (anche in Svizzera è così, per i giornali), quando non di un’esenzione da questa. Qua e là poi sono in vigore altri strumenti di promozione indiretta: detrazioni fiscali, sostegno statale alla formazione e alla formazione continua, aiuti pubblici agli organismi di autoregolamentazione (il Consiglio della stampa in Svizzera) e/o alle agenzie di stampa (Keystone-Ats in Svizzera). Senza dimenticare che diversi paesi, al pari della Confederazione, conoscono da decenni tariffe postali agevolate per la distribuzione dei giornali.

Strumenti ‘selettivi’

Le possibilità non mancano, dunque, per accompagnare la stampa scritta nella trasformazione digitale. Un processo nel quale è essenziale preservare la pluralità dei paesaggi mediatici nazionali. In questo senso, scrivono Manuel Puppis e Stefano Pedrazzi nel rapporto all’Ufcom, gli strumenti di promozione vanno configurati in modo selettivo. Ad esempio prevedendo un sostegno decrescente, ovvero inversamente proporzionale al fatturato; oppure introducendo una ‘clausola holding’, che vieti ai grandi gruppi mediatici di presentare più di una richiesta di contributo per regione.

I contrari al pacchetto in votazione il 13 febbraio in Svizzera (che questo genere di meccanismi correttivi li contempla) vedono l’indipendenza delle redazioni minacciata dagli aiuti statali. Ma i fondi non verranno assegnati (o negati) in funzione del contenuto redazione, né di un mandato di prestazione tra lo Stato e il media in questione. Nella loro analisi, Puppis e Pedrazzi giungono alla conclusione che “anche strumenti di promozione diretti, attraverso la definizione di chiari criteri e un’ampia assegnazione automatica delle risorse, possono essere concepiti in modo che l’indipendenza dallo Stato sia garantita”. Prova ne è che “i Paesi nordici, con la loro lunga tradizione di promozione diretta dei media, sono anche i fari della libertà di stampa”.

Da un altro studio comparativo tra otto paesi europei (Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Regno Unito, Svezia), pubblicato lo scorso anno dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri italiano, emerge peraltro “un quadro fortemente orientato alla tutela del pluralismo e dell’indipendenza del settore editoriale, fattori per i quali un finanziamento di natura pubblica risulta, specie all’indomani dell’emergenza sanitaria, quantomai essenziale”.

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