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22.04.20 - 15:02
Aggiornamento: 22:18

Coronavirus, in Svizzera 'non c'è immunità di gregge'

Il Consiglio federale estende fino al 3 maggio la finestra di crisi per il Ticino. Niente uso generalizzato di mascherine, ma un milione al giorno ai commerci

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Alain Berset (Keystone)

Il Ticino potrà imporre misure più restrittive di quelle della Confederazione per quanto riguarda l'economia fino al 3 maggio. Il Consiglio federale ha infatti deciso oggi accettare la richiesta del Consiglio di Stato ticinese di estendere la finestra di crisi. «Da due settimane a questa parte il Ticino si sta avvicinando alle misure previste dall'ordinanza federale – ha rilevato il consigliere federale Alain Berset, spiegando la decisione –. Capiamo che sia un processo che va fatto a tappe». Le richieste di eccezioni chieste dal Ticino per settimana prossima «sono comunque contenute e si tratta dell'ultima richiesta di finestra di crisi».

Niente immunità di gregge

Dal punto di vista nazionale la situazione del contagio in questo momento sta mostrando un'evoluzione «positiva», ma è tutt'altro che risolta: «Dai primi risultati dello screening sierologici sui contagiati ricevuti dai cantoni più toccati, vediamo che la popolazione che è entrata in contatto con il virus è ben al di sotto del 10 per cento – ha dichiarato Berset –. È quindi troppo poco per contare su una certa immunità collettiva». Il consigliere federale non esclude inoltre che vi possano essere «molte ondate» di infezione, dal momento che «non possiamo escludere anche una certa stagionalità della pandemia».

Nei negozi solo generi di prima necessità anche settimana prossima

Il Consiglio federale oggi è inoltre tornato sui suoi passi per quanto riguarda i commerci al dettaglio, che anche da settimana prossima potranno continuare ad offrire solo generi di prima necessità. «L'annuncio dell'allentamento a partire dal 27 aprile ha portato molta incertezza e domande, che devono prima trovare una risposta», ha rilevato Bereset, che ha ricapitolato le tappe fino ad ora previste per la riapertura. «Il ritmo lo detta il virus, per cui non siamo andati oltre l'8 giugno con i nostri ragionamenti: bisogna valutare la situazione sul campo prima».

I bambini infettati dai genitori e non viceversa

«In generale sono i genitori a infettare i bambini e non viceversa», ha rilevato il delegato dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) per il Covid-19 Daniel Koch, rispondendo alle preoccupazioni riguardo la riapertura delle scuole dell'obbligo che Berna ha fissato all'11 maggio. «Ancora questa mattina abbiamo avuto una conferenza telefonica con gli specialisti, che hanno confermato che i bimbi si infettano poco e, quindi, lo diffondono poco».

La ristorazione: 'La prudenza è per riuscire a riaprire'

La prossima sarà una settimana campale: il Consiglio federale si chinerà infatti su una della questioni più calde, ovvero quando e come potranno riaprire turismo e ristorazione. Per Berset la questione è chiara: «Vorremmo tutti poter approfittare delle nostre infrastrutture turistiche, ma per poterlo fare non dobbiamo vanificare il lavoro fatto sinora nel contenimento del virus». Detta altrimenti: la fretta di riaprire potrebbe rendere vani gli sforzi e portare a restrizioni che pregiudicherebbero la possibilità, non peregrina, di riprendere la stagione turistica entro l’estate. Entro il 29 aprile il Consiglio federale prevede di dare le prime risposte (anche sui grandi eventi) così come prendere decisioni sulla riaperture di alcune attività sportive e culturali».

È possibile, «che a inizio maggio le attività sportive dove si possono mantenere le distanze e le misure d'igiene possano riprendere», ha evidenziato la consigliera federale Viola Amherd.

Niente mascherine per tutti, ma ne saranno distribuite un milione al giorno ai commerci al dettaglio

«La situazione rimane fragile. C'è uno spiraglio per iniziare la transizione verso la normalità, ma a fissare la velocità di questa transizione sarà l'evoluzione dei contagi», ha precisato il consigliere federale Alain Berset.

Berna ha inoltre deciso di non prevedere l'uso generalizzato delle mascherine durante la fase di allentamento graduale delle misure anti Covid-19 che inizieranno la prossima settimana. Il Consiglio federale a questo proposito punta sul distanziamento sociale e sulle misure d'igiene emanate dall'Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp).

I settori economici e le imprese sono obbligati ad accompagnare l'allentamento con piani di protezione nei quali possono prevedere l'uso delle mascherine. A sostegno dell'approvvigionamento con mascherine igieniche, dalla prossima settimana e per 14 giorni, la Confederazione – tramite la farmacia dell'esercito – ne fornirà quotidianamente un milione ai maggiori commercianti al dettaglio.

«Sino ad ora 21 milioni di mascherine sono già state distribuite ai Cantoni e lo stock attuale dell'esercito ammonta a 18 milioni di mascherine chirurgiche e 1,2 milioni di maschere Ffp2», ha precisato Amherd. Altre sono in arrivo, nonostante le difficoltà di approvvigionamento. La Confederazione e il canton Zurigo hanno inoltre ordinato due macchine per la produzione di maschere di protezione Ffp2.

Aiuti anche per le startup

Oltre alle piccole e medie imprese, anche le startup promettenti vanno sostenute. Lo ha deciso sempre oggi il Consiglio federale, mettendo in campo fideiussioni della Confederazione per un totale fino a 100 milioni di franchi, somma che si aggiunge a quelle già messe a disposizione da alcuni Cantoni, ovvero circa 54. Sino a qui le startup hanno avuto poco o nessun accesso agli aiuti per superare la crisi innescata dalla pandemia.

Il sistema sarà quello già adottato per le Pmi, che verrà completato, entro il 30 aprile, con una procedura dedicata proprio alle startup. Berna potrà garantire il 65% di un credito e il Cantone il restante 35%. Spetterà quindi ai Cantoni decidere se mettere a disposizione delle proprie startup questo strumento. Ai cantoni che lo faranno, le startup potranno presentare richiesta di fideiussione fino al 31 agosto. Saranno poi le autorità cantonali, eventualmente dopo consultazione di esperti, a decidere se la startup è effettivamente "promettente". Qualora venisse concessa, tramite il documento rilasciato ad un'organizzazione che concede fideiussioni riconosciuta dalla Confederazione, l'azienda potrà utilizzarla per richiedere un credito presso qualsiasi banca. In questo modo, la Confederazione e il Cantone garantiscono congiuntamente fino al 100% di un credito.

Entro il 30 aprile la Segreteria di Stato dell'economia, assieme ai Cantoni e alle organizzazioni che concedono fideiussioni, creerà le condizioni pratiche per l'utilizzo dello strumento e pubblicherà un elenco dei Cantoni e dei servizi competenti coinvolti, nonché ulteriori dettagli sulla procedura.

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