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07.01.22 - 18:41
Aggiornamento: 19:50

Il governo era stato chiaro: niente vaccino, niente ingresso

Caso Djokovic, la federazione australiana avvertita già in novembre. La ministra dell’Interno: ‘Novak non è prigioniero, può partire quando vuole’

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Chi sta dalla parte di Djokovic...

Il caso Djokovic continua a tenere banco a dieci giorni dall’inizio degli Australian Open a Melbourne. Nelle ultime ore si è espressa anche la ministra degli Interni di Camberra, Karen Andrews, la quale ha affermato che il numero uno della classifica Atp non è «prigioniero, ma è libero di lasciare l’Australia quando desidera». Andrews ha nel contempo respinto le accuse rivolte dalla famiglia del tennista serbo al governo australiano dopo che Djokovic è stato bloccato al suo arrivo nel Paese per irregolarità sulle regole anti-Covid per l’ingresso. «Djokovic non è prigioniero in Australia – ha detto la ministra Andrews all’emittente nazionale Abc –, è libero di lasciare il paese in qualsiasi momento voglia, cosa che le autorità di frontiera faciliterebbero».

Djokovic ha fatto ricorso contro la decisione di non permettergli l’ingresso in Australia e il suo caso verrà discusso lunedì. Nel frattempo, restano da capire le ragioni per le quali il visto è stato annullato. Una cancellazione che sembra essere legata a una sottile differenza nelle regole di vaccinazione contro il Covid-19 tra chi entra per disputare gli Australian Open e chi invece entra per altri motivi, così come un diverso trattamento tra australiani e stranieri.

Nel frattempo, in attesa di una decisione definitiva da parte delle autorità, Djokovic è stato posto in un centro di detenzione di Melbourne, dove è stato raggiunto dalla ceca Renata Voracova, 38enne specialista del doppio, alla quale è pure stato cancellato il visto d’ingresso. La mossa delle autorità australiane ha fatto infuriare la famiglia e i fan del serbo, il quale è stato costretto a trascorrere la giornata odierna, quella del Natale ortodosso, in una stanza angusta.

Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente mercoledì sera quando il 34enne serbo ha presentato il suo passaporto all’arrivo a Melbourne. Secondo il governo australiano, i documenti di Nole non soddisfacevano i requisiti della vaccinazione Covid-19. Questi sono più severi per i cittadini stranieri che entrano nel paese rispetto a quelli imposti agli australiani che chiedono l’esenzione dalla vaccinazione. La differenza principale è che in Australia è possibile ottenere un’esenzione temporanea dalla vaccinazione dimostrando di essere stati infettati dal coronavirus nei sei mesi precedenti. Ma questo criterio non si applica agli stranieri in entrata. E non è nemmeno stato confermato che Novak Djokovic abbia poggiato la sua richiesta di esenzione dalla vaccinazione su una presunta precedente infezione.

La Federazione australiana di tennis (Tennis Australia) e il governo statale hanno implementato una procedura per la concessione di esenzioni di vaccinazione così da poter prendere parte al torneo, ma secondo Tennis Australia queste regole richiedono che qualsiasi domanda sia approvata da due commissioni di esperti medici. Ma «un’esenzione concessa dal governo locale per giocare a tennis nello stato di Victoria è completamente diversa da qualsiasi esenzione o condizione di ingresso in Australia», ha affermato la ministra Andrews. Per entrare in Australia, ha detto, c’è bisogno di un visto ma occorre anche soddisfare i requisiti di ingresso: un test negativo e una vaccinazione completa o una prova medica che attesti l’impossibilità di procedere alla vaccinazione.

Fonti governative hanno affermato alla Abc che Djokovic ha consegnato agli ufficiali della polizia di frontiera una dispensa medica su carta intestata di Tennis Australia firmata dal responsabile medico della federazione. Un documento che, a quanto sembra, è stato rifiutato. Il governo ha detto che Tennis Australia era già stata istruita tempo fa sulle procedure da seguire. In una lettera rilasciata ai media, il ministro della salute Greg Hunt lo scorso novembre aveva scritto al direttore generale della federazione australiana, Craig Tiley, avvertendolo che ai giocatori non sarebbe stata concessa alcune esenzione alla vaccinazione sulla base di una recente positività al virus. Tennis Australia non ha fornito dettagli in merito, ma ha difeso il processo di concessione delle esenzioni. «Per i tennisti si tratta di una procedura molto più complessa rispetto a quella alla quale viene sottoposto chiunque voglia entrare in Australia», ha affermato Tiley.

‘Grazie a chi mi sostiene’

Novak Djokovic ha espresso attraverso Instagram la sua gratitudine a tutti coloro i quali hanno espresso solidarietà nei suoi confronti. “Ringrazio la mia famiglia, chi mi è vicino, la Serbia e tutta la brava gente che mi ha inviato il suo sostegno da ogni parte del mondo. Ringrazio Dio per la salute. Un sostegno che sento e che è molto apprezzato”, ha scritto sia in serbo, sia inglese.

Le possibilità di Novak Djokovic di ottenere un visto e difendere il suo titolo agli Australian Open dipendono ora dalla decisione di un giudice della corte federale. L’udienza è prevista per lunedì.

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