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05.12.22 - 22:26

L’arte del pallone: il Brasile non dà scampo alla Corea

Primo tempo a passo di danza in un lunedì senza storia, con la selezione di Tite che liquida la pratica degli ottavi segnando quattro gol

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Keystone
Paqueta festeggia il poker

Si chiama ‘futebol arte’, è quello che il Brasile ha esportato nel mondo regalando al mondo del pallone campioni diventati leggenda. Come Pelé, che dal suo letto d’ospedale ha fatto sapere di voler ispirare la
Seleçao di oggi, quella che ha travolto la Corea del Sud e a fine partita ha omaggiato O‘Rei srotolando in campo uno striscione e un’immagine del Re ai tempi di Messico ‘70. Al 36’ il risultato di questo ottavo di finale del Mondiale d’inverno era già 4-0, non tanto, e non solo, per la debolezza dei coreani (che un paio di volte hanno impegnato seriamente Allison), ma soprattutto perché il Brasile del primo tempo è stato di un altro pianeta, è quello che regala felicità alla gente e rende il calcio lo sport più bello del mondo. E quello che i brasiliani ballano con il pallone tra i piedi e pure dopo i gol, per festeggiare con quella ‘dancinha’ alla quale, dopo il terzo gol, si è unito anche il ct Tite. E il tecnico non poteva fare altrimenti, visto quanto visto fino a quel momento e il modo con cui Richarlison aveva appena segnato: tre palleggi di testa per annichilire la difesa coreana, palla poi a Marquinhos, e poi a Silva, detto il Mostro, per l’assist perfetto di nuovo a Richarlison. Poi, poco dopo, un tiro al volo di Paquetà per il poker, seguito da un inginocchiamento con tanto di segno della croce del numero 7, in uno stadio di un paese musulmano. Ma il calcio, quello giocato questa sera dal Brasile, è poesia che va al di là di ogni razza e religione, è gioia di vivere come quella della sua gente, un carnevale fuori stagione all’insegna del ’jogo bonito’.

Alla festa non poteva mancare Neymar, che ha giocato dall’inizio e segnato su rigore il secondo gol dei suoi e il 76esimo della carriera con la maglia della nazionale, a una sola lunghezza da quelli di Pelé nella Seleçao. E mentre la torcida continua a esporre sugli spalti striscioni con l’immagine di Pelé e la scritta "Rimettiti presto" e la Corea del Sud si consola con il gol della bandiera segnato da Paik Seung-Ho con un gran sinistro, per gli auriverde ci saranno altri confronti, in primis quello di venerdì con la Croazia nei quarti, in cui la squadra di Tite continuerà a voler mostrare perché si sia presentata al via di questo Mondiale occupando la prima posizione nel ranking Fifa, con in tasca il sogno di vincere un sesto titolo mondiale che il Brasile attende da 20 anni. «Nel 1958, in Svezia, camminavo per le strade pensando che volevo mantenere la promessa fatta a mio padre – ha scritto oggi Pelé –. So che molti della Seleçao hanno fatto promesse del genere e andranno anche loro in cerca della loro prima Coppa del mondo». E allora sarebbe ancor più bello conquistarla percorrendo questa strada, idealmente insieme a O’Rei, l’incarnazione del calcio che diventa arte.

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