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13.04.22 - 11:07
Aggiornamento: 19:39

‘Stiamo andando nella direzione giusta’

Il Lugano U20 di Luca Gianinazzi battuto solo in finale: ‘Un processo di quattro stagioni’

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C’è mancato poco che l’Hc Lugano quest’anno potesse festeggiare un titolo nazionale. La squadra U20 di Luca Gianinazzi si è infatti arresa allo Zugo in finale, migliorando il terzo posto dello scorso anno, come conferma l’allenatore. «È da quattro anni che il processo di miglioramento va avanti, purtroppo gli ultimi due anni prima di questo sono finiti in maniera un po’ strana a causa del Covid. Due anni fa il campionato era stato interrotto dopo che avevamo eliminato il Ginevra ai quarti, mentre l’anno scorso i playoff erano stati sostituiti da un masterround, per cui quest’anno è la prima volta che ci siamo giocati le nostre chance nei playoff. Abbiamo perso tre partite di fila al supplementare, ciò che a oggi aumenta il rammarico per il risultato finale, perché eravamo molto vicini allo Zugo, che però è una squadra molto forte e ha meritato il titolo. Abbiamo però dei margini di miglioramento come squadra e come settore giovanile, il messaggio chiave è che stiamo andando nella direzione giusta, ma che il lavoro da fare è ancora molto».

Una conclusione beffarda, oltretutto col fatto che in gara 3, sul 2-1 per i bianconeri, gli arbitri non hanno convalidato un gol chiaro al Lugano: «È stato un episodio clamoroso e importante nell’andamento della finale, ma purtroppo gli arbitri possono sbagliare, fa parte del gioco e oltretutto nella nostra categoria non sono supportati dalle prove video. Le decisioni possono andare nei due sensi e questa volta hanno penalizzato noi e questo ci ha fatto male, ma i ragazzi hanno mostrato un ottimo carattere per recuperare e dare tutto in gara 4 anche se poi non è finita nel migliore dei modi. In ogni caso abbiamo perso tre volte all’overtime, quando avremmo anche potuto vincere, dunque non penso che sia stato solo quell’episodio a regalare il titolo allo Zugo».

La qualità della squadra si è vista nella stagione regolare chiusa al secondo posto e ai quarti e alle semifinali, superati senza un passo falso contro Kloten e Davos: «Per il terzo anno consecutivo abbiamo concluso secondi in stagione regolare, segno del buon lavoro che viene svolto in tutto il settore giovanile, anche prima della categoria U20. Il merito va ai volontari che si impegnano all’interno della società principalmente per la passione che hanno per i nostri colori e per l’hockey più in generale. Nei playoff abbiamo iniziato molto forte, passando sia i quarti, sia le semifinali per 3-0, anche se più della forma numerica, ciò che conta è fin dove si arriva e anche quest’anno abbiamo ancora del margine di miglioramento per il futuro».

‘Il mio è un lavoro stimolante’

Parte del merito per la costanza di risultati, visti i cambiamenti che la rosa subisce di anno in anno, è da ascrivere all’allenatore, non ancora trentenne ma già alla quarta stagione da head coach: «È molto stimolante avere ogni giorno a che fare con venticinque o più ragazzi, ciascuno con la sua personalità, la sua età e il suo vissuto, visto che alcuni sono ticinesi, altri vengono da fuori. Ogni ragazzo è diverso e va trattato diversamente, ma in maniera giusta per fargli compiere dei passi in avanti sia come giocatore di hockey, sia come persona, che è un aspetto altrettanto importante dello sviluppo. D’altra parte sono fortunato ad aver lavorato con questo gruppo, in quanto tutti i ragazzi hanno sempre dato il massimo in allenamento e in partita, sono ambiziosi e ci tengono a fare bene, il che facilita il mio lavoro. La dinamica della U20 prevede che dei ragazzi escano per motivi d’età, come successo con i 2001, tra i quali ben sei hanno firmato un contratto in prima squadra, mentre altri tre sono in Canada, d’altra parte i nuovi arrivati hanno fatto molto bene. Ciò in cui crediamo è che chi entra nel nostro spogliatoio debba compiere dei passi in avanti e quest’anno è successo. Per questo percorso devo ringraziare il club che mi ha dato fiducia in una circostanza non scontata, visto che dopo un anno da assistente della U17 mi è stata affidata la panchina della U20, ancora giovanissimo. Provo semplicemente a dare il meglio per il club e per la formazione dei giovani assieme al mio staff che ringrazio per l’appoggio e penso che stiamo andando nella direzione giusta. Come giocatore ho fatto le esperienze che ho avuto la fortuna di fare, dando sempre il 100%, ma quando mi sono accorto che le mie ambizioni iniziavano a scendere, ho deciso di aprire una nuova pagina della mia vita e sono molto contento di averlo fatto in così giovane età».

Che presto possa arrivare il prossimo passo in avanti della carriera di Gianinazzi? «Già quest’anno ero vicino a McSorley, la sua porta era sempre aperta per parlare o se avevo bisogno di qualcosa. Adesso stiamo discutendo per rendere ancora più attivo il mio ruolo nella prima squadra, non adesso che è appena finita la stagione, ma nel corso dell’estate discuterò con Domenichelli per chiarire quali saranno i miei compiti e le mie responsabilità, ma è già certo che la mia priorità rimarrà la U20».

Il campionato U20 Élite è parecchio esigente per i ragazzi, ma può aprire loro porte interessanti: «La nostra settimana tipo durante la stagione prevede allenamenti di forza e sul ghiaccio tutti i martedì, i mercoledì e i giovedì sera, inoltre chi frequenta la scuola per sportivi d’élite, quasi tutti in squadra, svolge un allenamento supplementare di tecnica il martedì e il giovedì mattina. Il venerdì e la domenica sono consacrati alle partite, sabato mattina abbiamo un ulteriore allenamento, mentre il lunedì è giorno di riposo. Fa piacere vedere dei ragazzi andare con la nazionale, che rappresenta uno stadio ulteriore dei progressi che compiono nel club. L’importante è che tutti progrediscano quotidianamente e poi automaticamente i migliori avranno la possibilità di essere convocati».

Insomma, pare che a livello giovanile si sia sulla strada giusta: «I risultati ottenuti a livello U20 testimoniano che in Ticino si sta lavorando meglio che in passato quando entrambe le società erano più in difficoltà. Per me poi è più facile parlare del club per cui lavoro giornalmente, in cui vedo un numero di ragazzi alla base in aumento, così come il numero di allenatori professionisti. Servirebbe una terza pista per avere più ore ghiaccio. A livello svizzero, trovo che pure stiamo andando nella direzione giusta, ovviamente è difficile competere con nazioni che hanno a disposizione mezzi maggiori, penso soprattutto al numero di piste in particolare nei Paesi scandinavi. Possiamo invece fare passi avanti nel reclutamento».

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