sedici euro

I lussemburghesi che sfiorarono l’impresa

Il Granducato arrivò a un passo dalla fase finale di Euro ’64. A fermarli sei gol di Ole Madsen, bomber danese che preferì l’Hellerup al Barcellona

La Nazionale del Lussemburgo a centrocampo prima del 3-3 con la Danimarca
(Wikimedia)
21 febbraio 2024
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L’uomo che rovinò i sogni del Lussemburgo ha un nome, Ole Madsen. Il cattivo insomma, che però altrove – in Danimarca – è un eroe. Perché eroi e cattivi dipende sempre da che parte si guardano, in letteratura e in guerra come agli Europei di calcio.

L’edizione del 1964, la cui fase finale comprendeva all’epoca solo quattro squadre, fu giocata nella Spagna di un grande, incontrovertibile cattivo (eppure per alcuni ancora oggi un eroe), il caudillo Francisco Franco. Vinse proprio la Spagna, che dopo aver sconfitto ai supplementari l’Ungheria trovò in finale l’Unione Sovietica, in uno di quegli incroci – all’epoca all’ordine del giorno – in cui sport e politica si fondevano fino a diventare una cosa sola. Quattro anni prima, nell’edizione inaugurale degli Europei, il sorteggio mise di fronte sovietici e spagnoli nei quarti di finale, ma Franco si rifiutò di far scendere in campo la sua Nazionale contro il nemico comunista. Per i sovietici fu un ostacolo in meno da superare in un torneo che alla fine li vide alzare la coppa.


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La Spagna in trionfo dopo la vittoria in finale contro l’Urss

Quattro anni dopo è di nuovo Spagna-Urss, a Madrid, e Franco sa che non può dire no. Anzi, quale migliore occasione di mostrarsi migliori di un Paese socialista se non giocando una finale in casa? E la Spagna alla fine vinse, con fatica, due a uno, portando a casa quello che rimase per decenni – fino all’arrivo della generazione d’oro di Xavi e Iniesta – l’unico suo trofeo internazionale.

La quarta semifinalista del torneo spagnolo era la classica imbucata, la Danimarca (strapazzata 3-0 dai sovietici e battuta poi nella finalina per il terzo posto dall’Ungheria). Ma c’è mancato poco che non fosse addirittura il piccolo Lussemburgo, protagonista di una cavalcata che ha più dell’insensato che del glorioso se si pensa ai risultati della Nazionale del Granducato prima e dopo i tre mesi esatti di grazia intercorsi tra l’11 settembre e il 10 dicembre del 1963.


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Francisco Franco tra il pubblico durante la finale di Euro ’64 Spagna-Urss

Nati per perdere

L’esordio, il 29 ottobre 1911, fu un incontro amichevole con la Francia, che li sconfisse per 4-1: da lì al fatidico 11 settembre 1963 seguirono 50 partite, perlopiù disfatte. Nei 22 incontri ufficiali giocati – tra qualificazioni ai Mondiali e Olimpiadi – il Lussemburgo collezionò 21 sconfitte e una sola vittoria, ai Giochi olimpici di Londra ’46, un comodo 6-0 contro l’Afghanistan nel turno preliminare. Gli asiatici erano alla seconda gara della loro storia, la prima ufficiale, sette anni dopo uno 0-0 con l’Iran. Per capire la forza di quell’avversario, si sappia che la prima vittoria degli afghani è arrivata nel marzo del 2003, cinquantacinque anni dopo quell’incrocio olimpico.

Tant’è, cinque giorni dopo la vittoria con l’Afghanistan, ci pensò la Jugoslavia a rispedire a casa i lussemburghesi con un netto 6-1. Per rivincere una partita, la Nazionale del Granducato dovette aspettare tre anni (3-0 alla Finlandia in amichevole), poi solo sconfitte per altri dieci anni, tra cui un 6-0 del Portogallo, un 7-0 dell’Austria, un 8-0 della Francia e un 9-0 dell’Inghilterra.


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Una delle tante sconfitte lussemburghesi contro la Svizzera

La parentesi irripetibile

A spezzare l’incantesimo, dando il “la” al momento d’oro del calcio lussemburghese, fu la prima vittoria nelle Qualificazioni mondiali, un 4-2 casalingo contro il Portogallo, nel giorno del debutto in Nazionale di Eusebio. L’eroe del giorno, che poi divenne anche uno degli eroi della semifinale europea sfiorata, fu però il lussemburghese Ady Schmit, che realizzò una tripletta.

Quella gara diede morale e consapevolezza ai lussemburghesi, come anche la successiva gara amichevole contro i sovietici, un’onorevole sconfitta per 3-1 con i campioni europei in carica e una delle squadre più forti al mondo.

Si arriva così al sorteggio delle qualificazioni a Euro ’64, quando la dea bendata dà una mano al Lussemburgo, a cui viene evitato il primo turno, così come all’Austria e all’Urss campione in carica. Mentre la Grecia, sorteggiata contro l’Albania, fece quel che fece Franco quattro anni prima con i sovietici, rifiutandosi di scendere in campo per motivi politici. Agli ottavi per il Lussemburgo ci sono i Paesi Bassi, un movimento calcistico che non ha ancora nulla a che fare con quel che accadrà tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, portando a una delle Nazionali più belle della storia del calcio. Tuttavia gli olandesi, nel primo turno, eliminarono la Svizzera (3-1 ad Amsterdam, 1-1 a Berna).


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Louis Pilot, capitano del Lussemburgo degli anni d’oro

Benedetta, maledettissima Amsterdam

Il doppio confronto inizia male per il Lussemburgo, con un gol di Nuninga (uno che poi giocò nel primo Ajax di Cruijff) dopo appena cinque minuti. Sembra il preludio alla solita goleada, invece i lussemburghesi pareggiano al 33esimo e riescono a portare a casa l’1-1. Il ritorno dovrebbe tenersi in Lussemburgo, ma alla fine, per motivi di capienza, si decide di giocare a Rotterdam. In pratica i Paesi Bassi hanno una seconda chance di vincere davanti al pubblico amico: non ci riusciranno, perché quella è la giornata dell’attaccante Camille Dimmer, che con una doppietta spedisce il Lussemburgo ai quarti di finale. Dimmer, che ai tempi giocava per i belgi del Molenbeek, si guadagnava da vivere non con il calcio, ma facendo l’ingegnere. Vent’anni più tardi diventerà anche uno dei politici più in vista del suo Paese e membro del Consiglio d’Europa.

Gli eroi del quarto di finale d’andata contro la Danimarca sono Louis Pilot, poi eletto nel 2003 miglior giocatore della storia del Lussemburgo, e l’attaccante Henri Klein: Pilot segnerà il gol dell’1-0 dopo pochi secondi di gioco, mentre Klein realizzerà gli altri due, in una partita finita 3-3. Per i danesi tutte le reti portano la firma di Ole Madsen, un irregolare, amatissimo in patria per lo stile di gioco, basato su dribbling ossessivi, che faceva invece infuriare i compagni.

Madsen, primo danese a raccogliere una preferenza nelle votazioni per il Pallone d’Oro, rimase fedele per anni alla squadra dilettantistica dell’Hellerup senza però mai giocare nella Prima divisione del suo Paese, per cui però segnò in 50 presenze ben 42 reti, tra cui una mitica, di tacco, contro i rivali della Svezia.

Nel 1963 Madsen disse no all’Atalanta per rimanere vicino alla famiglia. E leggenda vuole che, dopo il suo exploit europeo, rifiutò addirittura la chiamata del Barcellona per poi trasferirsi l’anno successivo allo Sparta Rotterdam. Nel 1966 fu suo il gol che consegnò la Coppa d’Olanda allo Sparta, dove era idolatrato dai tifosi. Nel 1969, alla scadenza del contratto, Madsen ricevette diverse offerte da club professionistici, ma scelse di tornare a casa, all’Hellerup.


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Il gol di tacco di Madsen contro la Svezia

Torniamo però al 10 dicembre 1963, giorno di Danimarca-Lussemburgo, decisiva per la qualificazione all’Europeo: i lussemburghesi vanno in vantaggio dopo 13 minuti, ma poco dopo li riprende Madsen, che al 70esimo segna anche quello che in quel momento sembra il gol decisivo. Ma a sei minuti dalla fine spunta Ady Schmit (quello della tripletta al Portogallo): 2-2 e tutto da rifare.

Il 18 dicembre c’è lo spareggio in campo neutro, ad Amsterdam: l’unico gol, nemmeno a dirlo, lo segna Madsen, capocannoniere della competizione con 11 reti in 8 partite. La Danimarca vola in Spagna per la fase finale, il Lussemburgo torna nell’oblio, come se davvero fosse finito l’effetto di una magia.


Wikipedia
Ole Madsen, bomber mai dimenticato dai danesi

Una nuova speranza

Da quel giorno la Nazionale del Granducato ricomincerà a perdere come (e meglio di) prima inanellando 14 sconfitte e un pareggio. Per un’altra vittoria, dopo quella con i Paesi Bassi, bisognerà aspettare quasi sei anni (2-1 al Messico in amichevole); per una vittoria in una gara ufficiale bisognerà aspettarne quasi nove: un 2-0 casalingo alla Turchia nella qualificazione ai Mondiali del ’74 giocata il 22 ottobre del 1972.

Da quel momento, per vedere rivincere una gara ufficiale alla propria Nazionale, i lussemburghesi dovranno attendere altri 23 anni (22 febbraio 1995, Malta-Lussemburgo 0-1).

Da lì le cose sono via via migliorate e oggi il calcio del Granducato vive un altro momento magico: dopo aver rischiato di qualificarsi direttamente a Euro 2024, flirtando con il secondo posto nel girone che ha poi promosso Portogallo e Slovacchia, il 21 marzo la squadra giocherà contro la Georgia la semifinale dei playoff per uno degli ultimi tre posti all’Europeo.


LaRegione
Collage lussemburghese anni Sessanta

Questa è la seconda di sedici puntate sulla storia degli Europei di calcio che ci accompagnerà fino alla vigilia di Germania 2024.

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