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TRIATHLON
04.09.18 - 06:100

Engelhardt torna al primo amore per continuare a progredire

Il triathleta ticinese da circa un anno ha lasciato il mezzofondo per riabbracciare nuoto e bicicletta. E domenica ha vinto a Locarno.

Aveva un sogno, Adriano Engelhardt. «Lo stesso che ha ogni sportivo, partecipare alle Olimpiadi», ci dice. E lo avrebbe dovuto raggiungere correndo, preferibilmente i 5’000 metri, lui che meno di due anni fa era uno dei migliori mezzofondisti in circolazione in Svizzera (campione nazionale appunto sui 5’000 e nel cross nel 2013), tanto che quel sogno non sembrava nemmeno poi così lontano. Poi però, complice qualche infortunio di troppo, la sua strada ha svoltato, prendendo una sorta di curva a “u”, visto che dall’atletica è tornato al suo primo amore (dopo il calcio), il triathlon, al quale si era avvicinato grazie a papà André (per anni presidente del Triathlon di Locarno) e mamma Paola, triatleta di successo e tra le prime donne ad avere portato a termine un Ironman in Ticino. E il sogno ha cominciato a farsi meno nitido, meno vicino, meno reale. Ma non è svanito.

«Sognare non costa niente, ma sono anche molto realista e al momento, pensando anche al gap che ho nel nuoto rispetto ai migliori che dovrebbero andare alle Olimpiadi, è un traguardo molto difficile da raggiungere e per il quale dovrei lavorare tanto, tanto, tanto – ammette il 25enne, fresco vincitore (domenica) nella sua Locarno –. Ci sono però altre distanze oltre a quella olimpica (1,5 km nuoto/40 bici/10 corsa) nelle quali la frazione a nuoto è meno rilevante, come ad esempio l’Ironman (3,86/180,260 bici/42,195 corsa) o il mezzo Ironman e in futuro mi piacerebbe cimentarmi anche in queste. Certo, questo non mi porterebbe ai Giochi e ammetto che pur sapendo che è quasi una missione impossibile, di smettere di pensare ai cinque cerchi non me la sento ancora. Per cui cercherò di migliorare il più possibile e vedremo fin dove arriverò».

Piuttosto chiaro a questo punto dove sono i più ampi margini di crescita... «In generale apprezzo le tre discipline, ma con la corsa evidentemente ho un feeling particolare e non a caso nella stagione autunnale mi piacerebbe, pur continuando ad allenarmi in ottica triathlon, disputare delle corse su strada o campestri. Tra l’altro lavorando molto in bici e a nuoto, posso permettermi di fare un po’ meno chilometri a piedi e di conseguenza il rischio di infortuni è minore rispetto a quando correvo solo. Più a lungo termine invece l’obiettivo primario è migliorare il più possibile nelle altre due discipline, in particolare nel nuoto, in modo da non rimanere subito indietro e dover poi recuperare nelle altre frazioni. Il tutto ben inteso mantenendo il mio punto di forza nella corsa, sarebbe un peccato perderlo».

Una scelta non semplice quella di abbandonare il mezzofondo, ma per certi versi necessaria e che si è rivelata benefica su più fronti... «Tra il 2015 e il 2017 sono stato frenato da diversi infortuni e ho pian piano perso motivazione e fiducia in me stesso, tanto che non provavo nemmeno più lo stesso piacere nel correre. Ho quindi deciso di provare a tornare al triathlon e oggi posso dire che è stata la scelta giusta, a livello di risultati ma soprattutto di sensazioni, perché a livello sportivo mi sento rinato. Ho ritrovato il piacere di allenarmi, anche grazie alla bella realtà del triathlon ticinese che mi permette di allenarmi con un bellissimo gruppo. Io faccio parte del Tri Team Ticino, ma grazie anche alla disponibilità di Christophe Pellandini ho la fortuna di potermi allenare con il TriUnion, società mantello formata dallo stesso Tri Team e dal Team Triathlon Capriasca che gestisce il movimento giovanile cantonale. Prima mi ritrovavo spesso da solo a correre, mentre allenarmi con questi giovani mi piace molto».

Pur avendolo già praticato in passato, il passaggio dalla corsa al triathlon non è stato così evidente... «La corsa del triathlon è quasi uno sport diverso rispetto alla corsa “secca”, perché arrivare a correre con una tratta in bici nelle gambe e pure il nuoto prima, ti porta a rivedere lo stile di corsa e l’approccio alla gara, con la frazione a piedi che è più un dover resistere per chiudere bene la gara. Anche la transizione dal nuoto alla bici non è per nulla evidente, perché ad esempio si passa da una posizione orizzontale a una più verticale e questo può farti girare la testa e sentire le gambe “vuote”. Sono tutti meccanismi che devo oliare per crescere».

E per continuare a sognare...

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