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L'analisi
12.11.18 - 06:300

Solito Trump solita Europa

Riattraversa l’Atlantico, e subito polemizza con l’Europa

Riattraversa l’Atlantico, e subito polemizza con l’Europa. Un gelido presidente americano partecipa vistosamente controvoglia alle cerimonie per la fine della Prima guerra mondiale; e, durante il viaggio, al suo omologo francese che aveva evocato la necessità di una (del tutto teorica) difesa comune europea, twitta che gli alleati dovrebbero invece accontentarsi di aumentare i propri contributi finanziari alla Nato, dopo che lui stesso ha definito “obsoleta” l’Alleanza Atlantica.

Erano persino imbarazzanti le immagini che mostravano un impacciato Emmanuel Macron tentare di rabbonire l’imbronciato Donald Trump: che rinuncia persino a visitare un cimitero militare americano (a causa della... pioggia) e boicotta il Forum della Pace con cui il capo dell’Eliseo pensa (illudendosi) di inaugurare una sorta di governance mondiale. Insomma, il solito Donald. Ferocemente ostile al multipolarismo, per nulla intimorito dalla perdita della maggioranza assoluta parlamentare a Washington, anzi convinto, non a torto, che le elezioni di mid term abbiano comunque confermato che il trumpismo è destinato a durare nonostante venda fra l’altro l’illusione “di un impossibile ritorno all’America bianca”.

Del resto, in questa trasferta, il capo della Casa Bianca può agevolmente confrontarsi con la manifesta debolezza politica dei due principali leader europei anti-sovranisti. Nei sondaggi il partito di Macron viene superato per la prima volta dal “Rassemblement National” di Marine Le Pen (cambia il nome, non la musica): la mancanza di risultati percepibili in economia a livello popolare, le riforme che per ora hanno favorito sostanzialmente gli imprenditori, la mancanza di riforme sociali, e uno stile di governo giudicato arrogante hanno spezzato il già esile filo che lo aveva portato alla presidenza. D’altra parte, in Germania, le sconfessioni nel suo stesso partito e le pesanti sconfitte elettorali in diversi Laender hanno indotto la cancelliera Angela Merkel ad abbandonare la guida della Cdu e a preannunciare la non ricandidatura nel 2021: in queste condizioni il suo margine di manovra sembra pressoché inesistente, e un suo ritiro anticipato tutt’altro che teorico.

Così, mentre a Parigi sfila anche un Vladimir Putin “pluridecorato” sul piano della strategia internazionale (dopo la Siria sta tentando di diventare “indispensabile” pure in Libia), quell’“Unione disunita” che è sempre più l’Europa registra il suo punto più critico mentre tutto le sta dimostrando che il destino del vecchio continente rischia di replicare in termini politico-economici la tragedia del secolo scorso: rovinarsi con le proprie mani, lasciando ad America e Russia (più la Cina, stavolta) la possibilità di esercitare la propria influenza, o i propri desiderata, o la propria determinazione sui Paesi europei. Non ci sarà nemmeno bisogno di una guerra, o della forza. Basterà la debolezza di un’Europa che non c’è, insieme alla spinta di movimenti sovranisti che operano per il ritorno a quei nazionalismi che, degenerando, seminarono prima la tragedia e poi l’assoggettamento dell’Europa del Ventesimo secolo.

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