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Grecia fuori dal tunnel

Standard & Poors, la più importante agenzia di rating del pianeta, ha sancito la fine della depressione economica

In sintesi:
  • Vale la pena chiedersi come stiano i greci. Non benissimo visto che in questi interminabili anni di sacrifici si sono decisamente impoveriti
  • E pensare che l'ex ministro delle finanze tedesco Schäuble a un certo punto si disse favorevole a una Grexit
4 novembre 2023
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Distratti come siamo dai venti di guerra in Ucraina e nel Medio Oriente, abbiamo probabilmente appena notato che una delle principali crisi economiche del decennio scorso, quella che ha coinvolto e drammaticamente impoverito la Grecia, è in via di soluzione. O almeno lo è per le istanze finanziarie internazionali che, a ben guardare, per oltre un decennio hanno tenuto sulla corda la più antica democrazia del mondo e i suoi oltre 10 milioni e mezzo di abitanti.

Finalmente venerdì 20 ottobre la statunitense Standard & Poors, la più importante agenzia di rating del pianeta, ha sancito l’uscita della Grecia da una depressione economica che sembrava non finire mai, togliendo le obbligazioni emesse da Atene dal ghetto finanziario di ‘junk bond’, come vengono definiti i titoli spazzatura. Una sorta di viatico a tornare a investire nell’economia ellenica, accreditandola di una crescita che quest’anno dovrebbe essere del 2,5%. Decisamente superiore, tanto per fare un esempio, a quella svizzera stimata, sempre da Standard & Poors, all’1,1%.

Facendo un salto indietro di parecchi anni, bisogna ricordare che i guai di Atene iniziarono nel 2010 quando il premier socialista, Giörgos Papandreu, annunciò che i suoi predecessori fecero entrare la Grecia nell’eurozona truccando i conti. Da quel momento – anche considerando che la crisi greca si innestava nella più vasta crisi finanziaria nata negli Stati Uniti dopo il fallimento di Lehman Brothers – la nazione che tutto sommato rappresentava un’inezia del Pil occidentale, venne considerata il potenziale cerino che avrebbe potuto incendiare e di conseguenza ridurre in cenere non solo l’euro ma, addirittura, l’intera economia dell’Unione europea.

Da allora per i greci iniziò un attraversamento del deserto che comportò sacrifici durissimi. In particolare dal 2010 finirono sotto la tutela della Troika, cioè di Banca centrale europea, Unione europea e Fondo monetario internazionale. I tre organismi avallarono un prestito di 110 miliardi di euro ad Atene, attivando il meccanismo salva-Stati, a condizione che il Governo ellenico ponesse in atto un piano di tagli e risparmi in grado di rimettere in sesto l’economia del Paese.

Sul potere della Troika, che divenne una sorta di governo ombra della Grecia, quello col reale potere di spesa, si innescò il contrasto tra i cosiddetti ‘Paesi frugali’ del Nord Europa e quelli del Sud, ritenuti più spendaccioni e più a rischio di default. Questo sebbene nel 2020 il frugalissimo ex-ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, in una lettera alla ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ ammise che “con la Grecia abbiamo sbagliato”. Lo stesso inflessibile Schäuble che, si è appreso più tardi, a un certo punto si disse favorevole a una Grexit.

Adesso che Standard & Poors ha tolto Atene dal novero dei morosi, vale la pena chiedersi come stiano i greci. Non benissimo vien da dire, considerando che in questi interminabili anni di sacrifici si sono decisamente impoveriti, come lo attesta la loro economia che rispetto al 2008 ha perso il 20% del suo valore. Non a caso i salari sono stati drasticamente tagliati e non sappiamo quanto costituisca un sollievo, per l’opinione pubblica, scoprire che la disoccupazione è scesa all’11%, contro il 28% del 2013, uno degli anni più bui.

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