laRegione
19.01.22 - 05:30

E vuoi negargli il Quirinale?

Berlusconi le sta provando tutte per diventare presidente della Repubblica italiana, fra trattative poco trasparenti e una rivisitazione della sua vita

di Aldo Sofia
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Un poster apparso a Roma con Berlusconi versione robot (Keystone)
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Ma davvero non è il caso di consegnare le chiavi del Quirinale, l’ex palazzo dei papi, sul colle più alto della città eterna, all’uomo “che mise fine alla Guerra Fredda” mettendo d’accordo Bush padre e Putin? “Chi se non lui”, si chiedeva pochi giorni fa un’intera pagina pubblicitaria del quotidiano ‘il Giornale’, quotidiano di famiglia, sicuramente dettata dalla villa di Arcore, in cui venivano elencati altri 21 siderali meriti dell’ineguagliabile ‘cav. Silvio Berlusconi’.


Berlusconi prova a scorgere il Quirinale (Keystone)

Tra l’altro: “Il padre di cinque figli e quindici nipoti” (vuoi mettere, nella patria della selvaggia decrescita demografica); il “primo editore d’Italia e inventore della tv privata” (poco importa se traguardi raggiunti anche con una ‘legge Gasparri’ ad personam, una delle tante, e con la corruzione caduta in prescrizione); il “più votato con oltre 200 milioni di voti” (senza nemmeno specificare che si tratta della somma di tutte le elezioni della sua stagione politica, rovinosamente interrotta); il più ‘liberale’ (mai pervenuto); il più ‘europeista’ (anche se fu l’Europa, nel novembre 2011, a disfarsene decretandone il tramonto politico, fra un ghigno di Sarkozy e una smorfia della Merkel); o ancora “l’imprenditore tra i primi per la creazione di posti di lavoro” (avranno calcolato anche le olgettine?); “il leader occidentale più apprezzato e applaudito nella storia del Congresso americano” (e, senza un filo di ironia, precisano che il battimani durò otto minuti otto); il politico italiano “più competente nella politica internazionale, capace di tessere le amicizie personali più profonde con i più importanti leader mondiali” (sarà per questo che si permetteva di fare ‘cucù’ alla cancelliera tedesca e di definirla ‘inchiavabile’), mentre al termine delle ‘cene eleganti’ guidava le sue ospiti in un tour con tappa finale nella camera dove mostrare ‘il lettone in cui ha dormito anche Putin’, per non parlare della minorenne Ruby Rubacuori “nipote di Mubarak”; infine, l’eroe che “con grande sprezzo del pericolo, scese in campo nel ’94 per evitare a tutti noi un regime autoritario” (ah sì, quello che minacciavano il satrapo-lacrimoso Occhetto, fino a ‘mortadella’ Prodi).


Con la bandana in Sardegna nel 2004 (Keystone)

Di fronte a tanta indiscutibile e nobile magnificenza, perché mai i Salvini e le Meloni non dovrebbero candidarlo ufficialmente alla successione di quello stucchevole e morigerato Sergio Mattarella? Del resto il cavaliere non ha i numeri, pensano, basterebbe poi l’inconfessabile fuoco amico di qualche loro franco tiratore, e comunque un piano di riserva sarà pur pronto nella laboriosa fucina dell’intellighenzia conservatrice. Ecco l’ultimo approdo dell’italica destra patriota e sovranista, autarchica e anti-europea.

Dicono i più (o meno) raffinati analisti della nazione che si tratta solo di un ‘contentino’ di facciata al pregiudicato (maledetta ‘giustizia rossa’), incartapecorito ma improvvisamente rianimato ottantacinquenne che provvide allo sdoganamento politico sia del leghismo sia del neofascismo. Insomma, atto di riconoscenza e di lealtà nei confronti di colui che intanto, trasformando il critico d’arte Vittorio Sgarbi in servile centralinista telefonico, continua a contattare parlamentari presunti corruttibili (l’uomo ha un collaudato fiuto), soprattutto nel plotone di sbandati del gruppo misto. A chi una carineria, a chi un regalo (anche quadri dalla sua pinacoteca), a chi l’ammiccante promessa di un ingaggio in altri palazzi (“mi dicono che lei ha la passione della recitazione…”). Ma tra ‘mister B’ e la coppia Meloni-Salvini (in momentanea tregua), chi è prigioniero di chi? Qui la domanda diventa più scivolosa. Anche perché non sapremmo proprio chi scegliere.


Con Romano Prodi durante il faccia a faccia delle elezioni 2006 (Keystone)

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