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17.11.21 - 05:30
Aggiornamento: 16:24

L’Italia tra semestre bianco e mulino bianco

Si apre la fase di transizione che dovrebbe portare a un nuovo presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella. Berlusconi si lecca i baffi

di Franco Zantonelli
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Keystone

Un semestre bianco che sa tanto di mulino bianco. Con tutti i potenziali candidati ben attenti a evitare atteggiamenti sopra le righe. Persino Silvio Berlusconi è zuccheroso e disponibile come non mai, senza più alcuna traccia di quel sorriso da squalo che, per anni, ha intimidito amici e avversari. Proprio come nella pubblicità della Barilla, in cui il fondatore di Forza Italia si potrebbe ritagliare il ruolo del nonno aitante e giovanile, in grado di dispensare buoni consigli.

Il semestre bianco che precede l’elezione del presidente della Repubblica, periodo durante il quale in Italia non si possono sciogliere le Camere, terminerà a inizio febbraio, quando 1’008 grandi elettori saranno chiamati a scegliere il successore di Sergio Mattarella. Il quale, nonostante la Costituzione non gli vieti un nuovo mandato, ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di stare al Quirinale un giorno più del necessario. Tanto che, sicuramente non a caso, ha lasciato circolare la notizia con tanto di foto di una sua visita a un appartamento in affitto. D’altronde, sul colle più prestigioso di Roma l’attuale capo dello Stato era giunto quasi per caso, grazie a un’operazione gestita da Matteo Renzi dopo la sorprendente bocciatura, da parte del Pd, della candidatura di Romano Prodi.

Secondo uno scenario che andava per la maggiore ancora un anno fa, Mattarella avrebbe dovuto lasciare il posto a Mario Draghi, ritiratosi temporaneamente a fare il Cincinnato in Umbria, dopo gli onori tributatigli dall’Europa che conta al termine del suo mandato come presidente della Bce. Se non che sempre Matteo Renzi, alla fine dello scorso anno e con l’abituale spregiudicatezza, mise in luce le oggettive carenze del governo Conte, contribuì a farlo cadere e dirottò proprio Draghi a Palazzo Chigi. Dove l’ex banchiere centrale, facendo valere il principio per cui in un mondo di orbi anche chi ha un occhio solo è un re, sta giocando da fuoriclasse, tanto che sarebbe un peccato confinarlo al Quirinale, a rodersi il fegato con gli scarsi poteri di cui gode il presidente della Repubblica in Italia. Basti pensare che nel 2010 Time inserì Giorgio Napolitano, ovvero colui che fece dimettere Berlusconi e prese ripetutamente a schiaffi la classe politica, tra le 100 persone meno influenti del pianeta.

È verosimile quindi che Draghi rimanga alla guida del governo fino alle elezioni del 2023, e che al posto di Mattarella salga un suo replicante. Ovvero una figura di grande autorevolezza, ma non in grado di interferire nei giochi dei partiti. Circola, tra gli altri, il nome di Giuliano Amato, con un passato da presidente del Consiglio, sul quale si staglia tuttavia l’ombra ingombrante di Bettino Craxi, il segretario socialista di cui fu una sorta di consigliere occulto. Anche il nome di Gianni Letta, ciambellano di Berlusconi oltre che zio del segretario del Pd, è gettonato dagli addetti ai lavori. L’unico che finora ha fatto outing dicendosi interessato è proprio il magnate di Arcore. Ma come ha maliziosamente osservato il 94enne Rino Formica, craxiano non pentito, a una certa età si diventa infantili. Che si rassegni, dunque, a fare il nonno nel mulino bianco. Sul colle è auspicabile, piuttosto, che arrivi qualcuno o qualcuna di più giovane. E come quasi sempre è successo, sarà una sorpresa.

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