laRegione
il-certificato-covid-non-sia-un-incentivo-a-vaccinarsi
Se l’alternativa al chiudere per i non vaccinati è chiudere per tutti… (Keystone)
laR
 
29.07.21 - 05:30
Aggiornamento: 14:18

Il certificato Covid non sia un incentivo a vaccinarsi

Il cosiddetto Green pass ha senso se l’alternativa al chiudere per i non vaccinati è chiudere per tutti

L’idea di un incentivo per vaccinarsi non piace alle autorità svizzere: difficilmente avremo ricompense in denaro, bevande offerte, lotterie varie, come invece accade in altri Paesi per convincere gli esitanti. Perché certo non sarà una birra gratis a far cambiare idea a chi crede che il Covid sia un’invenzione di industrie farmaceutiche e governi o che il vaccino sia più pericoloso del coronavirus, ma si tratta di una minoranza sia della popolazione generale, come dimostrano i livelli di copertura vaccinale raggiunti in pochi mesi, sia di quelli che (ancora?) non si sono vaccinati, gruppo composto in buona parte da indecisi. Il loro, più che un “assolutamente no”, è l’universale “poi vediamo”, sempre valida risposta che ognuno di noi ha usato almeno una volta nella vita.

Niente incentivi per convincere le persone a vaccinarsi, quindi – a parte, e non è poco, il non dover passare per la cassa malati con franchigie e aliquote. Il che dovrebbe significare anche niente punizioni per chi invece decide di non vaccinarsi (o come detto non decide di vaccinarsi), scelta perfettamente legittima dal momento che non vi è alcun obbligo. Se per raggiungere l’obiettivo di aumentare la copertura vaccinale non si vogliono offrire birre a chi si vaccina, non ha senso pensare per lo stesso motivo di impedire a chi non si è vaccinato di andare in un bar a bersela, quella birra. In altre parole: le limitazioni che riguardano solo chi non ha un Certificato Covid – comunque disponibile anche ai non vaccinati, basta un test negativo recente – devono essere una misura sanitaria per contenere i contagi, non un modo per convincere le persone a vaccinarsi. Lo stesso vale per eventuali disposizioni particolari sui luoghi di lavoro, come test periodici o l’obbligo di mascherine. I dati di cui disponiamo confermano che i vaccinati non solo si ammalano meno e meno gravemente, ma contagiano anche meno, con una riduzione del rischio non solo per se stessi, ma anche per gli altri: prevedere restrizioni meno stringenti ha quindi senso e ogni confronto con persecuzioni presenti e passate è semplicemente una corbelleria. Ma appunto se l’alternativa al chiudere per i non vaccinati è chiudere per tutti: se invece si potrebbe tenere tutto aperto non c’è ragione di richiedere certificati e prevedere limitazioni specifiche.

Su questo le autorità elvetiche sono state molto chiare, ma una certa confusione rimane, soprattutto nelle discussioni sul Green pass introdotto in Francia e Italia, percepito da molti – sia favorevoli sia contrari – come una punizione per i “no-vax”, citando l’aumento delle prenotazioni non come un positivo effetto secondario ma proprio come obiettivo delle norme. Dimenticandosi dei possibili effetti indesiderati: aumentare le tensioni sociali scaricando tutte le colpe sui non vaccinati. C’è chi li ha già paragonati a dei traditori, e in parte stiamo parlando di persone che sono ancora in lista d’attesa o che hanno ricevuto dalle stesse autorità informazioni contrastanti.

Questa pandemia non è una guerra contro il virus; piuttosto è una lunga marcia da fare, come un consigliere di Stato ha ribadito più volte, con il passo del montanaro: chi non si vaccina non è un agente passato al nemico ma un compagno di viaggio che per vari motivi sta facendo scelte diverse, additarlo come colpevole di chissà cosa rischia soltanto di rallentare tutti quanti.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
certificato covid svizzero covid pass vaccino anti covid
Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
7 ore
La ricostruzione dell’Ucraina sarà anche un grande affare
La sfida della comunità internazionale: vegliare affinché per il popolo ucraino ci sia un futuro degno, evitando derive già vissute altrove
Commento
1 gior
Conferenza di Lugano: ‘principi’ del domani e guerra di oggi
La Urc2022 si chiude con una ‘Dichiarazione’ che getta le basi del processo di ricostruzione dell’Ucraina. Il risultato non è da disprezzare
Commento
2 gior
Conferenza, assenza & resilienza
Una parola magica, tanti (troppi) Paesi che si sono defilati: resta la sensazione di un’incompiuta, anche perché non si capisce cosa accadrà in Ucraina
Commento
3 gior
L’Urc2022, Cassis e la Storia
C’è stato Marignano, certo, ma ora c’è Mariupol: il Consiglio federale ha avviato de facto una revisione della politica di neutralità
Commento
3 gior
Fedez e la Corte Suprema dentro di noi
Gli scempi in nome dei vecchi valori di una volta sono sotto gli occhi di tutti, ma per ergerci a giudici ci basta che un rapper non conosca Strehler
Commento
5 gior
Passeggiata scolastica e crepe nella collegialità
La rituale gita del Consiglio federale fa dimenticare le dissonanze in seno all’Esecutivo emerse a più riprese negli ultimi tempi
L'analisi
6 gior
L’inflazione segna la fine del paradigma ‘a bassa cilindrata’
Buona parte degli economisti sostiene che i rincari sono determinati dall’eccesso di denaro in circolazione, confondendo l’effetto con la causa
Commento
1 sett
Bisogna sconfiggere Putin, non Dostoevskij
Il ministero ucraino della Cultura ha deciso di censurare musica e letteratura russe. Dimenticando che la cultura non fa la guerra
Commento
1 sett
Wonder Woman e il pianoforte a coda abitano nel Luganese
Un annuncio di lavoro richiede alla babysitter doti linguistiche, gastronomiche, pedagogiche, musicali, antropologiche, mediche e non solo
Commento
1 sett
Dopo aver corso per Totti, ora Tommasi corre per Verona
L’ex calciatore della Roma diventa sindaco alla guida di una lista civica appoggiata dal centro-sinistra. Una figura atipica nella politica italiana
© Regiopress, All rights reserved