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18.11.22 - 07:46

Lupo: da un estremo all’altro!

di Curzio Andreoli, Biasca
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Nel diciannovesimo secolo il lupo è stato osteggiato visti i danni causati mentre al giorno d’oggi si va nella direzione opposta.

L’ovvia conseguenza è sotto gli occhi ovvero l’incontrastata diffusione del grande predatore con regolari mattanze di pecore e capre (svariati capi alla volta!), stessa sorte pure per asini e vitelli nonostante le rassicurazioni fornite dagli "esperti" in materia.

Nessuno ha tra l’altro sinora spiegato perché un lupo sarebbe più importante di decine di animali da reddito, tantomeno una motivazione è pervenuta dagli "amanti degli animali".

Sorge spontanea una domanda: è mai possibile che una volta tanto non si riesca a intraprendere la cosiddetta "via di mezzo", applicando con il buon senso la legislazione vigente?

Da anni il settore dell’allevamento lancia gridi di allarme che stagione dopo stagione trovano puntuale conferma. Il futuro dell’attività è in pericolo.

Dovrebbe del resto essere evidente che se il lupo non è contrastato continuerà a proliferare causando danni a più livelli, in particolare all’agricoltura, alla gestione del territorio e non da ultimo alle attività turistiche, temi rilevanti per le zone periferiche.

Non solo, in Valle di Blenio il lupo entra nei giardini di casa e addirittura all’interno delle stalle per predare. Una petizione lanciata dalla popolazione ha raccolto in poco tempo centinaia di firme. Cosa si aspetta ancora? Si rimane forse in attesa dell’attacco a un essere umano? Cose dell’altro mondo. A fronte di una simile lampante e preoccupante situazione in Ticino si continua a tergiversare contrariamente a quanto fatto ad esempio dal Consiglio di Stato vallesano attraverso puntuali e concreti ordini di abbattimento allo scopo di contenere la problematica entro i limiti di un’accettabile convivenza.

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