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24.08.22 - 09:11

L’integrazione, specchio della società

di Pedro Ranca Da Costa, già collaboratore dell’Ufficio Integrazione
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È facile cadere nel banale quando si parla di integrazione, essendo un tema fortemente affrontato ormai da diversi anni, tanto che spesso diventa un concetto utopico: parlarne è importante per sensibilizzare l’altro, ma come sempre le parole non bastano; infatti comprendere e approfondire l’argomento è solo il primo passo verso la ricerca di possibili soluzioni. Ogni giorno della nostra vita, inconsapevolmente, entriamo in contatto con questo assunto: basti pensare a quante volte abbiamo affrontato questa tematica tra i banchi di scuola, ne abbiamo sentito parlare in televisione, sul Web e addirittura nelle campagne elettorali di diversi partiti politici. Entrando più nel concreto, ci approcciamo a realtà e culture diverse dalla nostra, anche semplicemente andando a mangiare in un ristorante etnico, al mercato, spostandoci con i mezzi pubblici, condividendo il nostro percorso scolastico con persone nate all’estero o aventi origine straniera. Secondo me integrazione non vuol dire annullare le differenze per accettare ciò che riteniamo diverso, ma è considerare la diversità come fonte e mezzo di arricchimento personale, sociale e culturale. L’integrazione è viceversa, secondo una definizione dell’Onu, un processo progressivo verso la partecipazione attiva delle persone immigrate alla vita del loro nuovo Paese di residenza, grazie a una conoscenza, un adattamento e una comprensione reciproci da parte sia delle persone arrivate, sia di quelle autoctone.

In Europa, per accettare gli stranieri spesso sembra che gli si richieda di modificare i propri usi e costumi per adeguarsi alla nostra società. Per esempio basti pensare alla questione sorta nell’estate del 2017 in Francia, riguardante una donna musulmana che indossava un burkini in spiaggia. Quest’ultima è stata obbligata dalle forze dell’ordine a spogliarsi usando come pretesto la sicurezza dei bagnanti. In realtà la donna era semplicemente intenta a riposarsi, ma ha provocato un disagio generale solamente poiché il suo abito, per gli occidentali, è simbolo d’oppressione e sottomissione del genere femminile in una religione e cultura prettamente sessista. Questa barriera culturale tra occidentali e orientali è data da una sorta di sentimento di superiorità da parte dei primi, in quanto l’occidentale si sente da sempre in dovere di imporre la propria concezione, ritenendosi migliore tanto da considerarsi il liberatore di una cultura arretrata e inferiore. È per questo motivo che il concetto di integrazione viene travisato e mal interpretato. Per avere una visione completa della faccenda sarebbe necessario conoscere ogni punto di vista. Mentre l’integrazione per noi è un tema di discussione, per i diretti interessati rappresenta una problematica concreta e reale. Anche se ci impegnassimo al massimo per immedesimarci, non potremmo mai comprendere cosa realmente si prova a dover abbandonare le proprie radici e riuscire ad adeguarsi a una società diversa dalla propria.

Qualsiasi tipo di integrazione a livello nazionale deve essere fatto a livello locale, e le scuole di quartiere giocano un ruolo cruciale nella creazione di un sentimento comune di appartenenza.

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