laRegione
L’OSPITE
28.07.22 - 21:47

Primo d’agosto, il patto che ci lega

Mentre i politici rifiniscono i loro discorsi per il Primo d’agosto, c’è da scommettere che il catalogo delle ansie sarà più lungo del solito

di Orazio Martinetti, storico
primo-d-agosto-il-patto-che-ci-lega
Ti-Press
Orazio Martinetti

Scriviamo mentre i politici chiamati alla tribuna per il Primo agosto stanno rifinendo i loro discorsi. Quest’anno il catalogo dei fattori ansiogeni sarà più lungo del solito, e probabilmente gli oratori non si attarderanno, come in passato, sulla mitografia nazionale, sulle gesta eroiche degli antenati, sulla figura del generale Guisan. Quest’anno le incertezze con le relative preoccupazioni sono ben altre. Come sarà l’autunno che ci attende? E l’inverno? Le famiglie osservano non senza apprensione la catena dei rincari che si sta allungando sotto i loro occhi, dai carburanti a luce & gas, dalle derrate alimentari all’assicurazione malattia. A questa si è aggiunto un ulteriore anello, la siccità prolungata, che rischia di inaridire non solo i coltivi e i pascoli, ma anche di lasciare a secco i rubinetti di tutti noi.

Come appare evidente, siamo in presenza di una concatenazione di eventi infausti, di una serie di piaghe che s’innestano le une sulle altre, autoalimentandosi. Le conseguenze sociali saranno inevitabili; i primi a subirle saranno i ceti medio-bassi, le fasce che già adesso faticano a far quadrare i bilanci domestici. Fatto questo che non sembra turbare il governo centrale, secondo il quale la ricchezza della Svizzera è tale da scongiurare pericolose derive da «nuova povertà». Intanto però si mette in conto la soluzione del «razionamento», per il momento circoscritta all’acqua, al gas e all’elettricità, domani chissà.

Razionamento

Razionamento è parola che spaventa. Ci riporta alle due guerre mondiali, agli interventi che limitavano la vendita di prodotti considerati vitali per il funzionamento della società, dalle risorse energetiche ai generi di prima necessità (riso, zucchero, farina, grassi, pane fresco). Basti pensare che l’aumento del prezzo del latte fu uno dei fattori che nel novembre del 1918 provocarono lo sciopero generale. Per le generazioni nate dopo il 1945, il razionamento appare inconcepibile, uno spettro inimmaginabile. Eppure non è da escludere se la situazione dovesse precipitare come accumulo e cortocircuito improvviso di emergenze, talune recenti, come la guerra in Ucraina, talaltre note da tempo, come il cambiamento climatico. La rinuncia all’auto per alcune domeniche nei primi anni Settanta fu quasi un atto folcloristico, una festa popolare con schettini e biciclette sulle autostrade. Niente a che vedere con le misure introdotte nella prima metà del secolo. Ormai è chiaro: bisognerà trovare il modo di ri-orientare la spesa pubblica, ovvero indirizzare gli investimenti verso le aree critiche, dalla sicurezza della rete idrica al verde urbano, dai trasporti pubblici al progressivo abbandono dei combustibili inquinanti. La da tutti celebrata "transizione ecologica" dovrà diventare programma politico concreto, sorretto da un’adeguata mobilitazione di competenze tecniche (e qui agli istituti superiori – Sup e Politecnici – e alle imprese innovative spetterà un ruolo-guida). Anche al settore sanitario, provato dalla pandemia, occorrerà riservare un’attenzione speciale, soprattutto sul lato della formazione, della retribuzione e delle condizioni di lavoro.

Coesione a rischio

La posta in gioco è ovviamente la coesione interna: territoriale (tra Cantoni forti e Cantoni deboli) e sociale (tra ricchi e poveri, con le infinite gradazioni intermedie). Il rischio consiste nell’attenuazione del patto sociale, quel "foedus" di matrice romana che è alla base, fin dal Medioevo, della coabitazione elvetica nella forma di una "con-foederatio", seppur corretta con la Costituzione del 1848. Un patto che lega assieme ("binden") non soltanto i cantoni, come si è soliti credere, ma anche i rapporti tra la maggioranza germanofona e le minoranze latine, tra agglomerati urbani e regioni di montagna, nel quadro di un’identità nazionale che col tempo si è fatta fluida e che interseca lingue, confessioni, culture, tradizioni e sensibilità diverse. Mantenere in equilibrio tutte queste componenti è impresa ardua e delicata. Ma qui sta la scommessa che la politica e i diversi attori formanti la società civile devono affrontare senza farsi sedurre dal piffero di vecchi e nuovi incantatori.

Potrebbe interessarti anche
ULTIME NOTIZIE I dibattiti
© Regiopress, All rights reserved