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17.05.21 - 15:53

Una politica sociale inclusiva

di Ivo Durisch, capogruppo Ps
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Secondo le previsioni dell’Ufficio federale di statistica la popolazione residente in Ticino nei prossimi 30 anni è destinata a diminuire del 5% con un conseguente rilevante aumento percentuale del numero di persone anziane.

Nonostante negli ultimi 20 anni la popolazione residente sia aumentata del 13%, il numero di persone tra i 25 e i 40 anni è diminuito del 20%. Un campanello d’allarme che avrebbe dovuto fare riflettere.

Le cause di questo andamento demografico sono da ricercare in una forte contrazione del saldo migratorio internazionale, nel basso tasso di natalità, oltre che in una fuga di giovani verso altri cantoni.

Il motivo va ricercato nel fatto, che il nostro Cantone negli anni è diventato sempre meno attrattivo.

La politica, quella economica e tributaria, ha puntato su aziende che traevano un importante beneficio fiscale nel risiedere nel nostro cantone, ma nel contempo sacrificavano la qualità dei posti di lavoro e il livello salariale.

Questo ha avuto come effetto la stagnazione degli stipendi e un aumento importante della sottooccupazione. Il precariato ha colpito un numero crescente di lavoratrici e lavoratori, che faticano sempre più a far quadrare i conti alla fine del mese, con conseguenze rilevanti anche sulla loro salute.

Nello stesso tempo quella stessa politica ha indebolito lo stato sociale, riducendo le prestazioni riconosciute e rendendo più difficile l’accesso agli aiuti. Basti pensare ai tagli ai sussidi cassa malati, alla riduzione degli importi per gli assegni famigliari di complemento, all’aumento del periodo di attesa per maturarne il diritto per chi viene da fuori Cantone e alla minaccia di revoca del permesso di residenza per i beneficiari di assistenza sociale.

Anche le strutture di accoglienza per la conciliabilità lavoro famiglia, non hanno avuto l’incremento che avrebbero potuto avere, complice il fatto che non esiste una vera pianificazione cantonale, ma il loro sviluppo è delegato all’iniziativa privata di associazioni e aziende.

Pure la politica migratoria ha giocato il suo ruolo, con controlli ed ispezioni, spesso non giustificati, volti a verificare il “centro di interessi” del possessore di un permesso di residenza.

Tutto questo ha fatto sì che, nonostante importanti investimenti in ambito scolastico, soprattutto universitario, il nostro Cantone è diventato sempre meno accogliente, se non ostile, verso quelle persone che storicamente hanno dato un contributo significativo alla nostra crescita e al nostro benessere.

Se la politica non saprà cambiare direzione, allora nel medio termine avremo delle difficoltà socioeconomiche e finanziarie strutturali difficilmente superabili, con un aumento importante dei costi sociosanitari, legati all’invecchiamento della popolazione, e una riduzione del gettito dovuto alla diminuzione di posti di lavoro e di persone attive, oltretutto con condizioni salariali adeguate al costo della vita.

Il Ticino deve tornare ad essere un Cantone ospitale, capace di offrire opportunità e qualità di vita alle famiglie, anche quelle meno fortunate, ridando loro la possibilità di immaginare un futuro per i loro figli. Non saranno certo gli sgravi fiscali, a beneficio di pochi, a rendere più attrattivo il nostro territorio, anzi con meno risorse a disposizione il Cantone avrà sempre più difficoltà a mettere in atto politiche economiche e sociali adeguate.

Sostegno all’infanzia, sanità, politiche dell’alloggio, redditi di complemento, formazione continua, politiche del lavoro come pure una perequazione finanziaria coerente tra Comuni, sono tasselli necessari per permettere alle persone e alle famiglie di contrastare i crescenti rischi socioeconomici con cui sono confrontate durante la vita.

Solo occhi miopi guardano alla politica sociale come a un costo, oggi più che mai è un investimento imprescindibile, che contribuirebbe alla crescita e alla stabilità dell’intera società.

In un periodo di crisi pandemica come quello che stiamo vivendo, oltretutto con una prospettiva di decrescita demografica, il rilancio del Cantone, oltre che da una politica economica che guardi alla sostenibilità sociale e ambientale, non può prescindere da una rinnovata politica sociale inclusiva e ridistributiva.

 

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