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01.02.22 - 18:07
Aggiornamento: 02.02.22 - 00:29

La locomotiva inceppata: ombre lunghe sul Ceresio

Nuovo studio di Angelo Rossi sull’agglomerato, che va reso più attrattivo per l’abitazione e la mobilità

Perdita di abitanti, stagnazione economica e declino del settore bancario: che ne sarà della ‘locomotiva del Canton Ticino’? Se ne occupa un ponderoso studio – 150 pagine – del professor Angelo Rossi, già autore di un saggio simile una ventina d’anni fa. Anche stavolta il lavoro di Rossi tenta di immaginare una possibile linea di sviluppo per l’agglomerato del Luganese, per conto della Commissione trasporti del Luganese che ha commissionato l’opera ‘L’agglomerato del Luganese - Tendenze di sviluppo e possibile futuro” e che l’ha presentata pubblicamente al Cinema Lux di Massagno. Ne esce un quadro piuttosto preoccupante, dato dall’invecchiamento della popolazione e dalla perdita di attrattività del territorio in alcuni importanti settori economici. Le conclusioni indicano come principale obiettivo da perseguire il ‘ripopolamento di Lugano e dintorni da parte di giovani e famiglie, attraverso un miglioramento delle condizioni quadro. Sia ambientali che economiche, e su questo ultimo punto Rossi punta l’indice sulla Banca nazionale, dato che l’abbandono del tasso di cambio con l’euro a 1,20 coincide con una brusca frenata dello sviluppo economico luganese registrata dal 2018, ma anche infrastrutturali, ovvero la messa in opera rapida delle opere di mobilità già pianificate, tema che tocca la stessa Crtl.

Invecchiamento e ristagno

Fatta eccezione per il ‘colpo di coda’ del solo 2021, notizia degli scorsi giorni, cioè un leggero rialzo demografico per il Comune di Lugano, le cifre sono piuttosto eloquenti e sembrano indicare un fenomeno di declino socio-economico. Come annota Rossi, le tendenze internazionali non sembrano favorevoli agli agglomerati di medie dimensioni come si può considerare quello luganese, le cui attività sono spesso fagocitate dalle aree metropolitane. Altro fattore ben noto, l’invecchiamento della popolazione. “Osserviamo che i valori più elevati della quota di persone anziane si riscontrano negli agglomerati ticinesi: Locarno 26%, Chiasso-Mendrisio 23,8%, Lugano 21,5%, Bellinzona 20,2% e in alcune, poche, città a base industriale”.

La frenata è giunta dopo anni di tumultuosa urbanizzazione. “Dal 1980 al 2018, la popolazione degli agglomerati ticinesi è infatti aumentata del 36%, mentre nell’insieme degli agglomerati svizzeri essa è cresciuta solo del 32,3%”. Ma, “in generale si può affermare che nel corso degli ultimi trent’anni la popolazione degli agglomerati ticinesi sia aumentata, in una misura superiore al 90%, per effetto del saldo migratorio. Di conseguenza non sorprende constatare che l’agglomerato del Luganese possiede una quota di popolazione straniera significativamente più elevata di quella media degli agglomerati svizzeri”. Anche sul piano finanziario le sorti di Lugano appaiono abbastanza decisive per il Ticino. “Possiamo senz’altro affermare che più della metà del Pil cantonale viene realizzato dalle aziende dei diversi settori, localizzate in questo agglomerato” scrive Rossi attingendo al recente studio Bak.

Ma il vento è cambiato, “gli agglomerati urbani ticinesi sono collocati tra due di queste mega-city europee e cioè l’area urbana di Zurigo-Basilea, a nord, e quella di Milano, a sud. Attualmente le grandi città, centri di queste regioni urbane, stanno sviluppandosi (almeno in termini demografici) a spese degli agglomerati di media grandezza situati nel loro bacino di influenza.Questa tendenza sembrerebbe si stia manifestando anche in Ticino dove il saldo migratorio con il resto del Paese è diventato, da qualche anno, negativo e dove anche il saldo migratorio con l’estero, pur rimanendo positivo, è largamente diminuito”. Se si guarda al recente passato, “nell’agglomerato luganese la forte crescita di popolazione e occupazione si è infatti manifestata negli anni dal 2011 al 2015.

Da allora, invece, sia la situazione demografica che quella occupazionale ristagnano a partire dal 2016 e sia la città-nucleo, sia i comuni suburbani, sono in perdita di popolazione”. “La perdita di popolazione nella città-nucleo, pari a 1’317 unità dal 2016 al 2019, rappresenta il 45,7% della perdita di popolazione del cantone di questo periodo, e questo sebbene la popolazione di Lugano-città, nel 2016, non formasse che il 18% della popolazione residente nel cantone”. Il tutto in un contesto di forte mobilità dato che il saldo 2016-2019, “scaturisce da 21’456 arrivi e da 21’760 partenze. In quattro anni, quindi, circa un terzo della popolazione residente nella città-nucleo dell’agglomerato si è rinnovata. Si tratta di un tasso migratorio particolarmente elevato anche per una città della taglia di Lugano”. Almeno per ora non ha avuto un particolare impatto l’apertura della galleria ferroviaria di base del San Gottardo. Per rilanciare l’attrattività del distretto, Rossi sottolinea l’importanza dei programmi di agglomerato, come l’ultimo Pal 3 del Luganese. “Particolarmente importante in questo contesto è il concetto di polarità secondarie contrapposto al concetto classico che suddivide l’agglomerato in centro e periferia. Al fine di rendere questi poli secondari attrattivi sarà però necessario potenziare la rete dei loro collegamenti con le aree centrali (Maglia verde). La quota del trasporto pubblico nella ripartizione modale della mobilità interna all’agglomerato dovrebbe salire, entro il 2030, al 30%. Per raggiungere tale obiettivo è quindi prevista una riorganizzazione dell’attuale rete del trasporto pubblico, con interventi infrastrutturali importanti. L’elemento strutturante di questa riorganizzazione è sicuramente rappresentato dal progetto tram-treno. Questo progetto ha però tempi tecnici di realizzazione molto lunghi: risulta quindi fondamentale prevedere, nell’immediato, degli interventi relativi al trasporto pubblico urbano su gomma che possano momentaneamente compensare l’offerta, incrementando così l’attrattività generale verso il sistema di trasporto pubblico urbano”.

Dal privato al parapubblico

Resta il grosso punto interrogativo: i posti di lavoro. “I tassi di crescita annuali sono progressivamente diminuiti per arrestarsi, a partire dal 2015, sull’1%. Secondo noi questo colpo di freno nella crescita del numero di persone occupate nell’agglomerato è da attribuire alla perdita di capacità competitiva delle aziende dello stesso, determinata dalla decisione della Banca nazionale svizzera di abbandonare, il 15 gennaio 2015, il sostegno dell’euro. Questa decisione ha provocato una rivalutazione del franco svizzero sia rispetto all’euro, sia rispetto al dollaro che, di fatto, ha eroso la capacità competitiva delle aziende esportatrici dell’agglomerato“. È stata erosa “la capacità competitiva a livello internazionale e questo fatto ha determinato un aumento significativo delle chiusure, rispettivamente dei trasferimenti di aziende che erano attive nell’agglomerato”. Colpite in modo particolare le aree del Malcantone e dell’Arbostra, che erano invece col vento in poppa nel quadriennio 2011-2015”. “Dopo il 2015, la struttura dell’occupazione dell’agglomerato ha conosciuto una trasformazione importante in seguito alla ristrutturazione del settore bancario e del commercio al minuto, allo sviluppo dell’università e della Supsi, e all’estensione dei servizi sanitari e sociali". È cresciuta, annota Rossi, "la quota delle attività del settore pubblico e parapubblico”. Cosa che non crea molta ricchezza, del Luganese però. “A questi guadagni importanti in termini di addetti corrispondono infatti tassi di aumento molto minori, quando non addirittura delle perdite percentuali”. “Nel mentre si constata che la sua base economica, tradizionalmente fondata, nella città-nucleo, sui rami del commercio, dei trasporti, delle informazioni e delle comunicazioni, delle attività finanziarie e assicurative, delle attività professionali tecniche e scientifiche e dei servizi di alloggio e ristorazione è attualmente in ristrutturazione”.

Bisogna investire

Che fare, allora? “È indubbio però che i problemi di sviluppo che si pongono oggi all’agglomerato luganese, come quello di riattivare gli investimenti del settore privato e di rilanciare l’immigrazione di lavoratori che prendano domicilio nella regione, aiutando così a superare l’attuale momento di debolezza demografica, richiedano interventi da parte di ambedue le politiche. Quella regionale sarà maggiormente orientata verso la promozione degli investimenti nel settore privato. Quella urbana, con i programmi di agglomerato, si preoccuperà sostanzialmente di rendere maggiormente attrattivi gli insediamenti e il paesaggio, nonché di realizzare le opere di infrastruttura indispensabili a una regione che si sta avvicinando ai 150’000 abitanti”. Non solo; “finora, anche in Ticino, l’invecchiamento della popolazione è stato affrontato solo con politiche che cercano di risolvere i problemi delle persone anziane come la casa e l’aiuto domestico o l’assistenza sanitaria. Non esiste ancora invece una strategia per il ringiovanimento della popolazione in favore delle economie domestiche con figli o che potrebbero avere figli. Non esiste soprattutto una strategia per l’insediamento di famiglie giovani che faccia perno su una politica della casa”. “È evidente che qui bisognerà operare soprattutto con misure che migliorino l’accesso per i lavoratori residenti qualificati al mercato del lavoro dell’agglomerato. Misure per contenere l’emigrazione dei giovani possono essere prese solo dal Cantone”. “L’emigrazione si può contenere infine anche con misure che migliorino la qualità della vita nelle zone residenziali dell’agglomerato come quelle contenute nel Pal 3. Una delle misure per conseguire questo obiettivo sarebbe quella di formulare una politica dell’immigrazione che aumenti l’attrattiva dell’agglomerato luganese per i lavoratori qualificati. Come abbiamo già rilevato più sopra, una politica di questo tipo non può essere disgiunta da misure che facilitino l’insediamento, in particolare di giovani famiglie, nell’agglomerato. A queste misure andrebbero aggiunti aiuti, come si è già ricordato, per sopportare i costi della casa, misure di sostegno alle madri lavoratrici come pure misure per facilitare la mobilità all’interno dell’agglomerato.

Angelo Rossi per concludere formula tre ipotesi sotto forma di proiezioni, ma anche in quella migliore, con un aumento dei posti di lavoro a 123’905, nel 2030, e a 136’868 nel 2040, “una simile traiettoria potrà concretizzarsi però solo aumentando la quota degli addetti domiciliati fuori dall’agglomerato (pendolari dal resto del cantone e frontalieri). Si tratta quindi di uno scenario che solleva molti interrogativi, soprattutto per quel che riguarda i problemi che potrebbe porre la mobilità quotidiana di questi addetti”.

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