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29.11.22 - 22:24

Kiev e la diplomazia ripiombano nel buio

Un’altra giornata di guerra, un’altra giornata di speranze deluse e provocazioni. Intanto l’Alleanza atlantica rilancia il suo impegno

Ansa, a cura di Red.Estero
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Kiev ripiomba nel buio per i danni provocati dai bombardamenti russi, così come rimpiombano nel buio gli sforzi diplomatici volti a cercare una soluzione negoziata al conflitto. Dopo mesi di contatti ad alto livello, Mosca denuncia la "situazione estremamente negativa delle relazioni" con Washington, motivando così il rinvio dei colloqui sul trattato New Start per la limitazione degli arsenali nucleari, che si sarebbero dovuti aprire oggi al Cairo. Né sembra avere per ora possibilità di decollare l’iniziativa vaticana, dopo lo scontro avvenuto ieri con la Russia in seguito a un’intervista in cui Papa Francesco accusava di crudeltà i russi, e in particolare quelli di etnia cecena e buriata.

"Siamo indignati", ha affermato l’ambasciatore di Mosca presso il Vaticano. I venti di guerra dunque continuano a imperversare. E la Marina ucraina ha lanciato l’allarme su nove navi da guerra russe che incrociano nel Mediterraneo, tra cui cinque portamissili da crociera del tipo Kalibr con un totale di 76 missili pronti all’uso (altre 12 sarebbero nel Mar Nero). Il messaggio di Kiev è chiaro: la minaccia russa riguarda anche l’Europa e per questo, spiega il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba in un’intervista a Politico, i Paesi della Nato devono incrementare urgentemente la produzione di armi per permettere all’Ucraina di "vincere". Un appello che sembra anche confermare l’allarme lanciato da fonti Nato e ripreso nei giorni scorsi dal New York Times secondo cui ormai due terzi dei Paesi dell’Alleanza atlantica avrebbero esaurito le scorte di armi da fornire a Kiev.

L’Ucraina si trova intanto a fare ancora i conti con le drammatiche carenze di energia elettrica, risultato degli attacchi russi alle sue centrali. La società Dtek ha fatto sapere che il programma per le interruzioni programmate non funziona e quindi a Kiev si sta facendo ogni sforzo per riuscire a garantire l’erogazione per non più di due o tre ore al giorno. Il tutto mentre incombe la minaccia di nuovi raid missilistici delle forze di Mosca. Le bombe intanto continuano a cadere su Kherson, da dove i russi si sono ritirati l’11 novembre. L’ufficio presidenziale ucraino accusa i russi di avere nuovamente colpito, senza provocare vittime, l’ospedale parzialmente evacuato nei giorni scorsi.

E gli ucraini continuano la caccia a coloro che accusano di avere collaborato con i russi o di mostrare simpatie per loro. A Kherson è stato arrestato il vice sindaco, mentre a Odessa un uomo è stato condannato a 15 anni di carcere per aver esposto una bandiera russa. Sul fronte diplomatico non si muove foglia, almeno pubblicamente. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto un colloquio con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, dicendo di aver parlato con lui anche "dell’attuazione della formula di pace ucraina", senza entrare in particolari. I russi continuano a dire che è Kiev ad avere in mano la chiave dei negoziati, accettando di discutere le richieste di Mosca. Ma oggi se la prendono soprattutto con gli americani, dando evidentemente un giudizio negativo sui frequenti contatti intercorsi tra rispettivi ministri della Difesa, consiglieri per la sicurezza nazionale e capi dei servizi d’intelligence esterni. Il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov è arrivato addirittura a negare che con gli Usa si sia mai discusso di Ucraina. "Ci siamo solo lanciati dei segnali", ha assicurato. Segnali che evidentemente non hanno portato a nulla, se lo stesso Ryabkov è tornato ad avvertire Washington che un suo ulteriore coinvolgimento nel conflitto porterebbe "a una escalation" pericolosa.

Sul fronte vaticano, infine, l’ambasciatore russo presso la Santa Sede, Alexander Avdeev, ha ribadito "l’indignazione" per le accuse di particolare crudeltà rivolte da Papa Francesco in un’intervista alla rivista ‘America’ dei gesuiti ai soldati ceceni e buriati che combattono nelle file dell’esercito russo. Poi è arrivata una notizia della Tass che ha citato una fonte in Vaticano secondo la quale lo Stato pontificio "dà grande valore alle sue buone relazioni con la Russia e spera di poter continuare a svilupparle". L’agenzia russa ha ricordato anche le parole di stima pronunciate in precedenza da Francesco per i russi, da lui considerati "un grande popolo". Ma solo il tempo dirà se questi tentativi di ricucitura daranno dei frutti.

IL VERTICE

La Nato conferma il suo sostegno

Quasi 15 anni fa la Nato ‘aprì le sue porte’ all’Ucraina – e alla Georgia – al summit di Bucarest (era il 2008). Oggi i ministri degli esteri Alleati, riuniti nuovamente nella capitale romena, riaffermano quella promessa e si dicono pronti a "rafforzare il partenariato con Kiev mentre avanza nelle sue aspirazioni euro-atlantiche". Ma ora c’è da affrontare subito l’emergenza, con "Putin che vuole usare l’inverno come arma", sostenendo Kiev soprattutto sul fronte energetico dopo i pesanti danni inflitti dai russi alle sue infrastrutture. E "il messaggio è chiaro: sosterremo l’Ucraina finché serve", scandisce il segretario generale Jens Stoltenberg sottolineando che l’Alleanza sarà al fianco degli ucraini per riparare le reti elettriche e per la "protezione della popolazione dagli attacchi missilistici".

La cornice simbolica è potente: il palazzo del Parlamento, l’ex Casa del Popolo commissionata dal dittatore Nicolae Ceausescu. La due giorni della Nato serve a fare il punto e ad aprire la strada al vertice dei leader di Vilnius, in luglio – si devono ‘mettere a terra’ le decisioni prese la scorsa estate con la pubblicazione del Concetto Strategico. Il tutto mentre impazza la guerra nell’est dell’Europa. A Bucarest c’è anche il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, che agli Alleati ha chiesto "missili difensivi Patriots e trasformatori elettrici" con la celerità più assoluta. In un G7 allargato ai Paesi limitrofi all’Ucraina (iniziativa di Berlino) ognuno ha offerto il proprio aiuto pratico.

La guerra, d’altra parte, non terminerà presto e la Russia, che secondo Stoltenberg ha ancora "grandi capacità militari", inizia però ad avere problemi con il materiale bellico. "Mosca avrà scelte molto difficili da compiere nelle prossime settimane perché dovrà decidere se iniziare ad attingere alle riserve strategiche, non pensate per questo conflitto", spiega un’alta fonte diplomatica Nato. Ma a Bucarest l’attenzione non è rivolta solo all’Europa. Domani infatti gli Alleati discuteranno di Cina: mentre Pechino si dice pronta a "rafforzare la cooperazione energetica" con la Russia la Nato vuole evitare che si commettano gli errori del passato e i suoi membri si trovino eccessivamente dipendenti dal dragone. Com’è stato per il gas di Putin.

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