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02.09.22 - 18:38
Aggiornamento: 18:57

Alluvioni in Pakistan: ‘Senza aiuti rischio fame e colera’

Un terzo del Paese è sott’acqua. A descrivere la situazione è Gerida Birukila, a capo dell’ufficio Unicef della provincia del Belucistan, la più colpita

di Sophie Regina Blonk
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Keystone

«L’acqua scendeva dalle colline da diverse direzioni, investendo la valle dove la gente vive. Per sopravvivere bisognava correre su per la collina, ma la gente veniva travolta dalle inondazioni che sgorgavano da ogni angolo». A descriverci la violenza monsonica che si è abbattuta sul Pakistan è Gerida Birukila, capa dell’ufficio Unicef della provincia del Belucistan, la più colpita, mentre il Paese incastonato tra Iran e India si trova per un terzo sott’acqua: parliamo di una superficie pari a circa 9 volte quella della Svizzera. C’entrano i monsoni stagionali, certo, ma un fenomeno come questo ha pochi precedenti: è lo stesso governo pachistano – impegnato nel sollecitare aiuti internazionali – a indicare nel cambiamento climatico il primo responsabile d’un disastro che ha lasciato sul campo almeno un migliaio di morti, un terzo dei quali bambini, oltre a 33 milioni di evacuati, 1 milione di senzatetto e un numero imprecisato di focolai di colera. Per non parlare della devastazione agricola e dei danni alle infrastrutture, per almeno 10 miliardi di dollari. Le inondazioni causate dalle forti piogge hanno spazzato via strade, case, ponti, coltivazioni e bestiame. "Un disastro umanitario di dimensioni epiche indotto dal clima" nelle parole di Ahsan Iqbal, ministro per la pianificazione e lo sviluppo del Pakistan.

Il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare con il proseguire delle piogge nei prossimi giorni. E se potrebbero essere necessari fino a cinque anni per ricostruire il Paese, nel breve termine c’è carenza di cibo: «L’agricoltura è scomparsa e il bestiame è in gran parte morto», commenta Birukila, tanto che il Pakistan sta valutando la possibilità di importare verdure dall’India, storica arcinemica con la quale non commercia da anni. Altre opzioni sarebbero offerte da Turchia e Iran. Data la scarsità di cibo, però, i costi sono elevati.

Intanto «le scuole danneggiate o distrutte sono migliaia. Quindi, dopo due anni di chiusura pandemica, i bambini rischiano di subire ulteriori interruzioni al loro percorso di apprendimento, in aree in cui un terzo delle bambine e dei bambini era già escluso dalla scuola prima della crisi", ricorda la collaboratrice Unicef.

Colera

Le zone del Pakistan sommerse ospitano alcune delle popolazioni più vulnerabili. Anche prima della crisi attuale, chi vive in queste aree soffriva in modo sproporzionato la mancanza di cibo, lo scarso accesso all’acqua e ai servizi igienici. «Le famiglie colpite hanno bisogno di un accesso urgente a un riparo, acqua potabile, cibo, igiene e servizi medici», chiosa Birukila: «Senza aiuto, sono esposte alla fame e all’insorgere di malattie trasmesse dall’acqua, come la diarrea e il colera, e molti bambini potrebbero morire». Negli ultimi mesi almeno 28 persone sono già morte di colera nella provincia colpita del Belucistan e molte migliaia di persone si sono ammalate. Per prevenire una rapida diffusione della malattia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unicef hanno allestito campi medici integrati mobili nell’area colpita. È da poco iniziata anche una campagna di vaccinazione.

Senza precedenti

La stagione dei monsoni, che va da luglio a settembre, è sempre molto piovosa nella zona, ma secondo il capo meteorologo del Pakistan le precipitazioni di quest’anno saranno le "più abbondanti mai registrate" nell’area. La stagione delle piogge di quest’anno è più ‘pesante’ dell’87% rispetto alla media storica. Secondo il Global Climate Risk Index, il Pakistan è uno dei Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico: si prevede che le inondazioni nel Paese peggioreranno nei prossimi anni se i cambiamenti climatici continueranno senza sosta.

Intanto il Pakistan ha chiesto alla comunità internazionale di fornire aiuti. Domenica, il ministro degli Esteri ha dichiarato di sperare nell’aiuto di organizzazioni come il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), ma non è ancora stata inviata una richiesta ufficiale di aiuto. Secondo il ministro Iqbal, i danni devono essere prima valutati. La Banca Mondiale e la Banca Asiatica di Sviluppo, tra gli altri, stanno attualmente lavorando su questo tema. Lunedì l’Fmi ha approvato un pacchetto di sostegno di 1,1 miliardi di dollari. Tale importo era già stato accantonato come parte di un programma di aiuti economici che è stato sospeso all’inizio dell’anno.

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