laRegione
28.01.22 - 20:29

Biden: ‘La Russia sta per attaccare’. Ma Kiev nega

L’Ucraina: ‘Basta creare panico’. Putin: ‘Ignorati i nostri timori’

Ansa, a cura de laRegione
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Putin e Biden a Ginevra (Keystone)

Da tre giorni i ministri ucraini si alternavano per ripetere che non c’è una minaccia immediata di invasione russa, mentre responsabili americani insistevano nel dire che il pericolo c’è, eccome. Ma nessuno si aspettava uno scontro pubblico al massimo livello, come quello che nelle ultime ore ha visto contrapposti i due presidenti. Joe Biden che lancia l’allarme per una probabile invasione a febbraio, il presidente ucraino Volodymir Zelensky che lo smentisce davanti ai media internazionali, invitandolo a non scatenare il “panico”.

I dubbi sull’opportunità di alzare il livello della sfida con la Russia, che finora sembravano essersi fatti strada solo tra qualche alleato europeo - prima fra tutti la Germania - si diffondono dunque anche a Kiev. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron, che guida il semestre europeo, si smarca dalla linea americana con un colloquio telefonico con Vladimir Putin durante il quale i due si dichiarano "d’accordo" sulla "necessità di una de-escalation" e un “proseguimento del dialogo” sulla crisi in Ucraina.

Il gas

Washington però mette a segno un importante punto a suo favore, e sul tema che più sta a cuore agli europei, il gas. In una dichiarazione congiunta, Biden e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno assicurato che le due sponde dell’Atlantico stanno lavorando insieme per garantire “sufficienti e tempestive forniture all’Ue da diverse fonti nel mondo” anche nel caso di un’eventuale interruzione di quelle russe, se dovessero essere colpite da un embargo occidentale o sospese per rappresaglia da Mosca. Un progetto su cui Biden ha battuto e ribattuto negli ultimi giorni, dicendosi pronto ad aumentare le vendite all’Europa di gas liquefatto americano e di altri Paesi, soprattutto il Qatar.


Un soldato ucraino a Mariupol (Keystone)

Biden si mostra sicuro sul fatto che la sua linea sarà quella vincente, tanto che la sua amministrazione ha già informato alcune delle maggiori banche di Wall Street - Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs e JPMorgan - di quelle che potranno essere le sanzioni alla Russia. Ma il capo della Casa Bianca riuscirà a tenere unito il fronte occidentale? Il compito non sarà facile, come dimostrano alcuni sviluppi della giornata. Fra questi, l’annuncio di una visita che il primo ministro ungherese Viktor Orban farà martedì a Mosca con l’esplicito intento di aumentare il volume di gas importato dalla Russia.

Macron si posiziona

Ma ancor più allarmanti per la Casa Bianca sono forse le parole scelte dall’Eliseo per descrivere la conversazione di un’ora tra Macron e Putin. Secondo Parigi, il capo del Cremlino “non ha espresso alcuna intenzione offensiva" e ha "detto molto chiaramente che non cercava lo scontro”. Un’interpretazione molto diversa da quella sostenuta da Biden nella sua lunga conversazione telefonica di giovedì sera con Zelensky, in cui ha ribadito il pericolo imminente e “concreto” di un’aggressione russa.

Il presidente ucraino, preoccupato per gli effetti psicologici sulla popolazione di questi allarmi, e quindi per l’impatto devastante che potrebbero avere sulla fragile economia del Paese, ha espresso il suo malumore in pubblico e senza giri di parole. Certo, ha detto, la minaccia russa esiste, ma non è più grave di quella della primavera del 2021, quando Mosca schierò per la prima volta le sue truppe non lontano dal confine. E invece se si ascoltano certi “rispettati capi di Stato” sembra “che ci sia già una guerra in tutto il Paese”.

De-escalation

Ovvio, ha aggiunto Zelensky, che anche la Russia debba fare la sua parte per cercare una de-escalation, cioè “dimostrare" che non pensa a un’invasione. Mosca, da parte sua, sembra invece intenzionata a mantenere una certa suspense in vista dei prossimi confronti diplomatici con gli Usa, il primo dei quali dovrebbe essere "entro un paio di settimane”, secondo il ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Nelle ultime ore, per esempio, ha annunciato la messa in stato d’allerta di forze per la difesa anti-aerea equipaggiate con missili S-400 nella regione di Mosca. E a smorzare le tensioni non hanno certo contribuito le parole di Putin, che come Lavrov ha denunciato come gli Usa e la Nato abbiano totalmente “ignorato” le preoccupazioni di Mosca nella loro risposta alle richieste russe sulle garanzie di sicurezza.

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