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06.09.21 - 10:35
Aggiornamento: 11:35

Save the Children, scuola a rischio per 10-16 milioni di bambini

Con questi dati nel 2030 il 20% dei giovani tra 14 e 24 anni e il 30% degli adulti non sarà in grado di leggere. Educazione ad altissimo rischio in 48 Paesi

Ats, a cura de laRegione
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Inizio dell'anno scolastico in una classe nello Yemen (Keystone)

In un quarto dei paesi del mondo, l'educazione di centinaia di milioni di bambini rischia di collassare. È l'allarme lanciato da Save the Children, l'Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Già prima della pandemia 258 milioni di bambini in tutto il mondo, un sesto della popolazione totale in età scolare, non avevano accesso all'istruzione e oggi si stima che 10-16 milioni di bambini rischiano di non tornare mai più a scuola a causa delle conseguenze economiche del Covid-19 perché costretti a lavorare o a contrarre matrimoni precoci.

Crisi climatica, carenza di vaccini contro il Covid-19, sfollamenti, attacchi alle scuole e mancanza di connessione digitale stanno mettendo a rischio l'accesso all'istruzione. In 48 paesi nel mondo, in particolare, l'educazione è ad altissimo rischio.

Secondo le analisi di Save the Children, contenute anche nel nuovo rapporto "Build Forward Better", lanciato dall'Organizzazione alla vigilia di un tentativo di ripresa delle lezioni in molti Paesi, sono milioni i bambini ancora impossibilitati ad andare a scuola a causa delle misure di sicurezza per il Covid-19, dell'impatto economico della pandemia e dei continui attacchi all'istruzione. Una condizione che si aggrava nei paesi a basso reddito: i paesi con sistemi educativi a "rischio estremo" - secondo l'indice redatto da Save the Children - sono la Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Somalia, Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Mali e Libia, seguiti da Siria e Yemen in "alto rischio".

Considerato l'alto numero di bambini che non ha accesso a un'istruzione di buona qualità si prevede che a livello globale, nel 2030, il 20% dei giovani tra 14 e 24 anni e il 30% degli adulti non saranno in grado di leggere.

Le bambine e le ragazze sono ancora più penalizzate rispetto ai loro coetanei maschi. Sono, infatti, 9 milioni le bambine che dovrebbero frequentare la scuola primaria ma che probabilmente non vi accederanno mai, rispetto ai 3 milioni di loro coetanei maschi.

Più della metà dei 720 milioni di studenti delle scuole elementari, circa 382 milioni, hanno un livello d'istruzione molto basso, non vanno a scuola o sono al di sotto del livello minimo di competenza nella lettura. Inoltre, a causa della pandemia di Covid-19 il numero di bambini il cui apprendimento è peggiorato potrebbe effettivamente aumentare di altri 72 milioni.

Il tema del peggioramento dell'apprendimento scolastico non risparmia neanche l'Italia. La percentuale di studenti "in dispersione implicita", ovvero che non raggiungono livelli sufficienti sia in italiano che in matematica alla fine del percorso di istruzione, è aumentata dal 7 al 9,5% su base nazionale. Il divario territoriale resta altissimo: nel Nord solo il 2,6% dei "diplomandi" è risultato in dispersione implicita, al Centro l'8,8% e nel Mezzogiorno il 14,8% (oltre 1 studente su 7). Sono proprio gli studenti più grandi (all'ultimo anno delle superiori) a soffrire di più del calo di competenze, e sono anche quelli che hanno totalizzato il maggior numero di settimane in DAD (didattica a distanza).

Sono i bambini più poveri a soffrire maggiormente a causa della chiusura delle scuole per il COVID-19. Purtroppo, però, il COVID-19 è solo uno dei fattori che sta mettendo a rischio l'istruzione e la vita dei bambini di oggi e di domani. Circa la metà dei 75 milioni di bambini la cui istruzione viene interrotta ogni anno lo fa a causa di minacce climatiche e ambientali come cicloni, inondazioni e siccità. Gli eventi legati al clima hanno già contribuito a costringere oltre 50 milioni di bambini a lasciare le loro case.

"Ma non possiamo dimenticare i conflitti, gli odiosi attacchi alle scuole in paesi come Nigeria e Yemen, la situazione in Siria e infine quella dell'Afghanistan dove già prima dell'escalation di violenze, bambini e soprattutto bambine faticavano a poter frequentare la scuola e che ora rischiano di non rivedere più i banchi", afferma Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children Italia.

"Anche in Italia - aggiunge - il rischio per l'educazione è altissimo, soprattutto per le bambine e i bambini che hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi socioeconomica causata dal Covid. La scuola deve essere la priorità di questa ripartenza e l'istruzione non può più essere messa in secondo piano: i governi di tutti i Paesi devono mettere in campo tutti gli sforzi possibili per assicurare il ritorno a scuola in sicurezza di tutti i bambini e le bambine. La comunità internazionale deve fornire gli aiuti necessari ad adottare misure adeguate perché a tutti i bambini e le bambine siano garantite eque opportunità di apprendimento e di benessere".

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