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20.11.18 - 10:290

Frontalieri, accordo affondato

La ratifica del testo parafato nel 2015 è saltata per decisione del parlamento italiano. Deputati del Movimento 5 Stelle: ‘Testo troppo punitivo per gli italiani'

L’accordo parafato nel dicembre 2015 da Italia e Svizzera sul nuovo sistema fiscale dei frontalieri? Colpito e affondato. La ratifica da parte del parlamento italiano è stata bloccata a seguito di una mozione presentata dai parlamentari del Movimento 5 Stelle Giovanni Currò (Como) e Niccolò Invidia (Varese): “Oltre ad aver ottenuto il blocco della discussione parlamentare sull’accordo che andava a colpire ingiustamente i frontalieri, nell’ambito della manovra di Bilancio 2018, in sede di commissione Finanze, abbiamo presentato un emendamento per i sussidi di disoccupazione dei frontalieri” rilevano i due.

L’attenzione verso i frontalieri da parte dei giovani parlamentari pentastellati, entrambi poco più che trentenni, si comprende con il fatto che sono elettori dei bacini di loro competenza. L’obiettivo dell’emendamento è quello di togliere per i primi cinque mesi il tetto massimale che attualmente è di 1’200 euro mensili. Introdotta nel 2012, questa misura prevedeva un tetto massimo di 1’000 euro, poi salito agli attuali 1’200: indennità identica a quella percepita dai lavoratori in Italia. Un tetto massimo previsto indipendentemente dello stipendio percepito prima della perdita del lavoro. “È pronta anche un’interrogazione per sapere che fine hanno fatto i 280 milioni di euro versati all’Inps in misura identica da frontalieri e datori di lavoro ticinesi – dicono i due parlamentari –. Capitali che dovevano essere utilizzati a favore dei frontalieri disoccupati, e che non sappiamo che fine hanno fatto”. Dunque, una serie di iniziative da parte di Currò e Invidia. La più significativa è sicuramente quella che sembra aver definitivamente mandato in soffitta il nuovo sistema fiscale dei frontalieri che, già approvato a tutti i livelli da Berna, attendeva il via libera del parlamento italiano per diventare operativo. “Così come è stato redatto e sottoscritto dalle due delegazioni non va bene, essendo troppo punitivo nei confronti dei frontalieri”, tagliano corto i due parlamentari.

Con il governo verde-giallo, essendo la Lega sulla stessa lunghezza d’onda, l’accordo sottoscritto a Milano nel gennaio 2015 dai ministri delle Finanze di Svizzera e Italia, al termine di trattative durate tre anni, per la parte riguardante i frontalieri e Campione d’Italia, è diventato carta straccia. Rimane intatto, invece, l’accordo fiscale che consentiva alla Svizzera di uscire dalla black list. Si è dunque polverizzato iI lavoro fatto dalle due delegazioni guidate da Jacques de Watteville, che all’epoca guidava la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e dall’economista Vieri Ceriani, già alto dirigente della Banca d’Italia, sottosegretario alle finanze con il governo Monti, e all’epoca consigliere economico del ministro all’Economia Pier Carlo Padoan. Sino allo scorso mese di marzo, Ceriani è rimasto al suo posto per affinare, in accordo con i sindacati dei frontalieri, alcuni aspetti dell’accordo di competenza italiana. Con l’avvento del governo giallo-verde Ceriani è stato sollevato dall’incarico. In questi ultimi anni il tema del nuovo sistema fiscale dei frontalieri è stato spesso al centro dell’attenzione, oltre che delle polemiche. In più occasioni l’Italia, per non sottoscrivere l’accordo, ha posto l’accento su alcune misure decise dal Consiglio di Stato del Canton Ticino, considerate diffamatorie nei confronti dei frontalieri. Per il parlamento italiano fa ancora testo l’ordine del giorno votato all’unanimità che impegnava il governo Gentiloni a non firmare l’accordo senza il superamento delle misure ritenute discriminatorie. Cosa succede ora? Innanzitutto a Roma nessuno è in grado di fare previsioni su quando il tema sarà ripreso in mano. Una risposta al quesito di poc’anzi è estremamente facile: rimane tutto come è allo stato attuale. I frontalieri continueranno a pagare le tasse in Svizzera e di questo, inutile nasconderlo, sono tutti contenti. I cantoni svizzeri continueranno a riversare i ristorni in Italia, per cui quasi certamente assisteremo a nuove proposte di bloccarli. Nelle casse svizzere non entreranno 18 milioni di franchi in più (una dozzina in Ticino), come prevedeva l’accordo finito in fumo. La tassa d’imposta dall’attuale 61,2 per cento sarebbe dovuta salire al 70 per cento.

7 mesi fa Accordo sui frontalieri, Chiesa interroga
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