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16.06.22 - 17:50
Aggiornamento: 18:17

Un posto nel mondo per ‘Tom Medina’

Il film del regista francese Tony Gatlif è da oggi in programmazione al Cinema Otello di Ascona e dal 23 giugno al Nuovo Cineroom di Lugano

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©First Hands Films
Tom Medina

Di nero profondo sono il gatto, il toro e l’abbigliamento di Tom che – fulmineo – dagli spalti dell’arena si catapulta sulla sabbia al cospetto del bovino. Non è un vero torero, anche se "da sempre avrebbe voluto diventarlo". Il giovane provoca il toro e con la rapidità che solo un "parcourista" può guadagna di nuovo la tribuna.

Il bel film francese diretto da Tony Gatlif "Tom Medina" (2021) si apre con una tauromachia, prologo che racchiude in sé il senso della storia e che, sul piano metaforico, anticipa la lotta intima e individuale di un’anima in cammino verso il riscatto e il suo posto nel mondo. Dopo i fotogrammi iniziali della corrida, Tom lascia l’arena; la sua destinazione è la masseria di Ulysse, dove imparare a diventare guardiano di cavalli e tori: ci è stato spedito dal giudice minorile della Camargue perché autore di furti. È apolide e non ha una famiglia, di lui si conosce poco o nulla: il passato di Tom nei cento minuti di lungometraggio rimane avvolto nel mistero, eccezion fatta per alcuni dettagli (che non sveliamo, perché sarebbe peccato) che emergono avaramente di volta in volta.

Storia di una metamorfosi

A metà fra un’agiografia profana e una novella picaresca, il protagonista, guidato da visioni, parte alla volta della masseria con gli iconografici attributi del matador, montera, estoque e capote, perché la sua esistenza è una battaglia contro il pregiudizio e l’ostilità, che sono per lui pane quotidiano e da cui sarà difficile affrancarsi. Fino all’incontro con Ulysse e Suzanne.


©First Hands Films
Ulysse e Tom

Seppur sia incongruente denominarla così, nella pellicola drammatica hanno recitato David Murgia nei panni di Tom Medina, Slimane Dazi nel ruolo di Ulysse, Suzanne Aubert che è Suzanne pure nella finzione, Karoline Rose Sun è Stella, figlia di Ulysse. Sottotraccia c’è la figura di Alban, presente nella storia con i suoi quadri cupi, fra i quali uno raffigurante i quattro cavalieri dell’Apocalisse. Lui è il figlio scomparso di Ulysse e, per certi versi, è una sorta di alter ego di Tom, anche per il rapporto filiale che si instaura fra il protagonista e il suo ospite.

La narrazione si svolge a Sainte-Marie-de-la-Mer, cittadina nella mistica Camargue (fra Marsiglia e Montpellier), valorizzata nelle sequenze dalla fotografia che si apre con nitidezza e respiro sui paesaggi del lago di Vaccarès (riserva naturale da inizio Novecento), ma che si veste di luce drammatica, anzi teatrale, nei primi piani contrastati ed espressivi dei personaggi. Il ritmo della narrazione alterna concitazione a placidezza, cosicché l’attenzione – almeno per chi scrive – è difficile da perdere lungo una trama che intreccia più lingue (spagnolo, francese e langue d’oc) e più vite. Come la storia di Suzanne, cacciata dalla famiglia perché incinta, separata dalla sua bambina, conduce nel presente un’esistenza fra attivismo per l’ambiente e vagabondaggio. La vicenda di Tom si lega fortemente a quella della giovane donna: il film si chiude infatti con la citazione chapliniana dell’iconica scena, anch’essa conclusiva e di buon auspicio, di "Tempi moderni".

Nel film c’è un continuo dialogo fra essere umano e mondo animale, sia con la presenza di cavalli e tori, ma anche di selvatici; sia nelle visioni del protagonista. In particolare intriga e interroga la frequente visione del toro bianco. L’animale ha una lunga tradizione iconografica; sin dall’antichità è rappresentato nell’arte figurativa di diversi culti, da Oriente a Occidente. Nel film, lo spiega lo stesso regista, il toro bianco rappresenta "uno spirito minaccioso, ma simboleggia anche la forza. Tom vuole combatterlo. Vuole misurarsi con la forza animale, come la balena bianca in Melville", sottolineando comunque che lo ha inserito nella storia come un personaggio positivo.

‘Mi annoia fare film autobiografici’

"Tom Medina è il film più vicino alla mia storia, ma non è un film autobiografico", ha dichiarato Tony Gatlif in un’intervista. Al secolo Michel Dahmani, Gatlif oltre a essere regista è sceneggiatore, compositore, attore e produttore cinematografico. Diciassette i lungometraggi realizzati finora, con "Exils" che ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes nel 2004.

A conoscere anche solo sommariamente la sua storia, subito si capisce come la vicenda personale abbia ispirato la narrazione. Tony Gatlif è nato nel 1948 in Algeria, a quel tempo ancora colonia francese. Figlio di un cabilo e di una rom, tredicenne emigra clandestinamente e senza documenti in Francia: rubava e dormiva per strada, ricorda nell’intervista. Fino a che è stato arrestato e per paura di essere rispedito in Algeria si inventa una nuova identità: da lì si chiamerà Tony Gatlif (il cognome è preso dal nome di un parco di Algeri). È finito allora in una casa di correzione: lì ha incontrato un educatore che l’ha aiutato facendogli da mentore e maestro, la figura da cui origina questa storia.

Da oggi all’Otello di Ascona

"Tom Medina" è stato presentato in prima visione al Festival di Cannes nel 2021, per la Sélection Officielle, e all’edizione 2022 del Festival du Sud. Da oggi è in programmazione al Cinema Otello di Ascona e dal 23 giugno lo sarà anche al Nuovo Cineroom di Lugano. Consigliato dai 14 anni, in francese con sottotitoli in italiano e tedesco.

Info: www.locarnocinema.ch; pagina Facebook Nuovo Cineroom Lugano.

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