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Èlia Bastida
30.01.22 - 22:30
di Luca Martinelli

Il violino di Èlia Bastida fra jazz, ritmi brasiliani e gitani

La giovane cantante, saxofonista e soprattutto violinista in scena al Teatro Sociale di Bellinzona nell’ambito dei Concerti del Jazz Cat Club

Contrabbassista, band leader, docente e scopritore di talenti, Joan Chamorrro presenta lunedì 31 gennaio alle 20.45, al Teatro Sociale di Bellinzona, un’altra giovane musicista allevata in seno alla Jazz Band della Escola Municipal de Música de Sant Andreu, che Chamorro dirige con grande successo a Barcellona. Dopo la star della tromba Andrea Motis nel 2018 e la trombonista Rita Payes nel 2019, nell’ambito dei Concerti del Jazz Cat Club è di scena la 27enne Èlia Bastida, cantante, saxofonista e soprattutto violinista che per attitudine, virtuosismo e personalità ha davvero la stoffa della grande musicista.

Èlia, hai iniziato con il violino classico all’età di quattro anni. Quando ne avevi 17 ti sei avvicinata al jazz grazie a Joan Chamorro. Ci racconti come è andata?

Joan Chamorro è costantemente alla ricerca di giovani talenti da inserire nella sua big band. Un giorno lo incontro, mi dice che l’idea di avere un violino nell’organico lo tenta. È iniziata così. Mi ha mandato delle canzoni da provare, le ho studiate e una settimana dopo avergli mandato una demo stavo già suonando al concerto assieme ai ragazzi dell’orchestra. Che dire? I sette anni che ho trascorso nella Sant Andreu sono stati una scuola fantastica, che mi ha davvero cambiato la vita e offerto opportunità incredibili, che sennò non avrei mai avuto: registrare album con solisti internazionali, fare innumerevoli concerti, pubblicare due dischi a mio nome e tanto altro. Ho ricevuto una formazione completa, di cui sono molto grata!

La Sant Andreu Jazz Band è davvero un’incredibile fucina di talenti. Qual è il segreto di Chamorro?

È difficile da spiegare in poche parole, ma credo che una delle cose più importanti sia il modo in cui sa motivare i suoi studenti. Come docente è molto esigente, ma nello stesso tempo fa le cose con un entusiasmo e un piacere tali da convincerti che se studi e lavori duramente puoi davvero ottenere quello che vuoi. Poi c’è il suo modo di insegnare il jazz, molto basato sull’ascolto dei grandi jazzisti del passato e sulla trascrizione di molti assoli...

È vero che prima di entrare nella big band non sapevi niente di jazz? C’è una ragione particolare per cui hai preferito il jazz alla classica?

Ho iniziato a suonare il violino classico all’età di 4 anni, e davvero non avevo mai suonato il jazz prima di entrare nella Sajb. Amo la musica classica e fa ancora parte della mia vita quotidiana e della mia routine di studio. Tuttavia, quando avevo 15-16 anni cercavo un modo più “libero” di fare musica e quando ho trovato il jazz mi sono detta: bingo! Ecco quello che cercavo! Mi sono innamorata di questa musica e mi sono messa a testa bassa a studiare un sacco di brani jazz, a trascriverne gli assoli... Il jazz si addice al mio modo di vivere, ma non mi piacciono le etichette. Mi considero una musicista jazz ma con molte influenze musicali diverse che fanno anche parte del mio linguaggio.

Il violino non è proprio lo strumento principale nel jazz. Tra i grandi, vengono in mente Stéphane Grappelli, Joe Venuti, Jon-Luc Ponty. Chi ti ha ispirato di più?

Potrei dire che sono stata maggiormente influenzata da musicisti che suonavano altri strumenti, Chet Baker, Charlie Parker, Art Pepper, Sonny Stitt, Clifford Brown... Ma ovviamente ho anche ascoltato molti violinisti jazz e quelli che mi hanno ispirato di più sono Stéphane Grappelli e Stuff Smith.

Qual è la principale difficoltà nel suonare il violino nel jazz?

Credo che la cosa più difficile sia avere una propria personalità nel suonare, un proprio suono, un proprio discorso.

Nel tuo primo album ‘The Magical Sound of Violin’ dai un saggio della tua bravura…

In quel primo album ho voluto proporre un tributo al violino. Ho scelto brani dove il suono del violino brilla in modo particolare: pezzi jazz, canzoni brasiliane e musica tradizionale. È il culmine di ciò a cui stavo lavorando da molto tempo. È uscito dopo aver fatto molte registrazioni in altri contesti e aver sviluppato un mio colore.

Stasera a Bellinzona sarai accompagnata da Joan Chamorro al basso, Josep Traver alla chitarra e Arnau Julià alla batteria. Quale repertorio ci proporrete?

Suoneremo alcuni brani di “The Magic Sound of the Violin”, ma anche del mio ultimo e nuovo Cd “Èlia Bastida meets Scott Hamilton”, e inoltre faremo alcuni nuovi brani che sono entusiasta di poter presentare in anteprima al Jazz Cat. Sarà un concerto pieno di colori diversi, con brani jazz, canzoni brasiliane e gitane e altro!

(Prenotazioni allo 091 825 48 18).

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