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10.02.18 - 05:030
Aggiornamento 13:23

Sanremo da 'Heidi' a Battisti (diario della quarta puntata)

Nella notte dei duetti, alcuni brani decollano. Consegnato il Premio alla carriera a Milva (ritirato dalla figlia)

‘Heidi’, nella versione di ‘Anime in gioco’ – album di tanti anni fa scaturito dalla trasmissione ‘Anima mia’ – apre in onore di Michelle Hunziker la quarta puntata del Sanremo di Claudio Baglioni. La lista di artisti pronti a calcare il palco dell’Ariston è impressionante, e porta sino all’alba. Prima, però, il ‘prime-time’ dedicato alla gara dei giovani, che si esibiscono tutti e 8, senza eliminazioni. Vince Ultimo, 22enne romano.

‘Amore bello’ farà parte di quei momenti indimenticabili, più forti di Gianna Nannini che ad ogni Festival va fuori tempo, ma non inficia la bellezza della sua esecuzione, e non cambia la grandezza della canzone di una virgola.

Ci sono brani che decollano ulteriormente. Succede a Diodato e Roy Paci, ad Annalisa e Michele Bravi, a Mario Biondi con Ana Carolina e Daniel Jobim, nipote del grande musicista brasiliano. La forma duetto classico riabilita parzialmente anche Renzo Rubino e la sua ‘Custodire’, addolcita dalla brava Serena Rossi. Una marcata imperfezione di Alessandro Preziosi rischia di mandare in vacca ‘Imparare ad amarsi’ (un attore: perché?), ma Ornella porta tutti a destinazione. La coppia Avitabile-Servillo si fonde con gli Avion Travel e Daby Touré, per il bene dell'apparato uditivo.

E poi ci sono brani che restano dove stavano, come Le Vibrazioni con Skin in versione ‘Molto rumore per nulla’; Max Gazzé dimostra come una grande canzone possa essere suonata anche a testa in giù, o sott’acqua. Eppure, il mondo del jazz questa volta non aggiunge altra bellezza al bello. Lo Stato Sociale acquista altri punti (anche se il coro dell’Antoniano ha un volume soltanto percettibile). MetaMoro acquistano l’introduzione di Simone Cristicchi, che recita la frase di Antoine Leiris, d'ispirazione per ‘Non mi avete fatto niente’ (la moglie di Leiris fu uccisa al Bataclan).

Giusy Ferreri non riesce a risollevare le quotazioni di Facchinetti e Fogli, e Arisa non salva dall'impalpabilità il brano di Giovanni Caccamo. Ma è un parere personale, perché l’artista Sugar – così ha deciso la giuria di qualità presieduta da Pino Donaggio – è nella zona blu, il Nirvana della classifica. Insieme a Max Gazze’, Luca Barbarossa, MetaMoro, Ron, Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, Diodato e Roy Paci. In zona rossa, 
resta Nina Zilli.

La serata si sposta poi dall’Ariston al Casinò, dove per il Dopofestival compare il direttore artistico. Presenziano, tra gli altri, Ultimo, fresco vincitore delle Nuove proposte, e Mirkoeilcane. A lui, dopo il Premio Jannacci, anche il Premio della critica intitolato a Mia Martini. Sul palco del Teatro del Casinò (sede dei primi Festival della canzone italiana), Elio e le Storie Tese in completo nero eseguono ‘El Pube’ con i Neri per caso in completo bianco. Rocco Tanica regala le consuete perle, in coppia con il cartonato di Lorenzo Fragola.

La frase della serata è «Lo facciamo venire da Glasgow e non gli facciamo sentire la chitarra?» (Enrico Ruggeri che ferma l’esibizione per risolvere i problemi tecnici di Midge Ure).

La papera della serata: ‘Daniel Jobem’ (Michelle Hunziker)

 

 

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