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Bella zio, ci vediamo al Festival

I nomi dell’Amadeus quinquies, dai Negramaro a Diodato, da Bertè a Il Volo, da Mannoia a Ghali, dai Ricchi e Poveri a Maninni (scusa: chi è Maninni?)

Uno su trenta ce la fa (ai ventisette nella foto si aggiungeranno i tre vincitori di ‘Sanremo Giovani’)
(Keystone/laRegione)
4 dicembre 2023
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“Ho ricevuto e ascoltato oltre 400 brani, una quantità enorme di proposte che sottolinea ancora una volta l’appeal del Festival per il mercato discografico. La scelta è sempre difficile, ma mi auguro di ripetere i risultati delle ultime edizioni che hanno visto per mesi i brani di Sanremo in testa alle classifiche di ascolto e di vendita”. E con i 27 artisti selezionati per il suo quinto e ultimo (garantisce) festival da direttore artistico, Amadeus ha aperto il 74esimo Festival della Canzone italiana.

È un rito quello dell’annuncio dei Big in gara a Sanremo, che apre ad altri riti da qui al 10 febbraio, con le reti Rai pronte agli speciali pomeridiani ricchi di monografie, flashback e tanta musica, soprattutto del tempo che fu, visto che le nuove canzoni le conoscono, al momento, solo il presentatore, la moglie e il figlioletto. Altri tre Big usciranno dalla gara televisiva di ‘Sanremo Giovani’ il prossimo 19 dicembre. Sempre che all’Ariston, i Giovani, Amadeus non decida di portarceli tutti.

E i Jalisse?

L’annuncio dei cantanti senza i titoli delle canzoni non ci permette di capire se, come scrive Repubblica, il Sanremo di quest’anno sia “senza cattivi”. Dopo l’aria di epurazioni seguita al bacio in bocca tra uomini in orario protetto, poco più di un anno fa, la scelta dei nomi di quest’anno parrebbe democratica nel senso di Democrazia Cristiana. Se così fosse – a patto che Sanremo 2024 produca almeno una canzone come ‘Tango’ di Tananai – ce ne faremo una ragione. Ancora un paio di constatazioni: nei Sanremi di Amadeus, i cantanti sono aumentati in cinque anni da 24 a 30, sempre con garanzie che lo spettacolo non ne avrebbe risentito per lunghezza, frase che per credibilità suona più o meno come “I did not have any sexual relationships with that woman, Miss Lewinsky” (era il 1998, a Sanremo vinse ‘Senza te o con te’). Preso atto del numero record di concorrenti, la parte più divertente dell’annuncio dei cantanti rimane ogni anno il malumore di chi non è stato scelto: i Jalisse, per esempio, esclusi come sempre da trent’anni a questa parte. Un rito anche questo.

Uomini e donne (du du du)

Detto delle due depositarie della canzone d’autore italiana, Fiorella Mannoia e Loredana Bertè, salta all’occhio la contemporanea partecipazione di Annalisa (che finalmente sceglie le canzoni giuste, anche se a Morgan non piacciono) e delle urlatrici Emma e Alessandra Amoroso. Le tre amiche (da ‘Amici’) tutte in gara già garantiscono ai rotocalchi la fabbricazione di ogni tipo di congettura su litigi dietro le quinte, gelosie da camerino, presunte intolleranze reciproche e boicottaggi altrettanto reciproci di cui, peraltro, la storia del Festival abbonda. Sempre in casa De Filippi, l’outsider è Angelina Mango, figlia del compianto Giuseppe più noto con il solo cognome, uno che quest’anno, in gara tra Renga e Nek, se la sarebbe giocata alla grande. Angelina si accompagna da tempo con la diversamente napoletana ‘Che t’o dico a fa’’: avrà un brano abbastanza forte da reggere il confronto?

In mancanza di Brunori Sas, che a Sanremo ci viene solo da ospite (risparmiandosi cinque giorni di circo), il cantautorato affrancatosi dall’indie delle chitarrine stonate si affida a Gazzelle. Il resto è pop prodotto con i controfiocchi, che rilancia i maturi Negramaro, i già vincitori Diodato e Mahmood; nomi di peso sono quelli di Ghali, The Kolors e Dargen D’Amico. Il pubblico femminile ritroverà i pettorali di Irama e quel simpaticone di Sangiovanni, che a Bellinzona tutti ricordano per la puntualità. Il Volo verrà a prendersi, senza alcuna colpa, il consueto dileggio della Sala stampa mentre Mr. Rain proverà a non restare “quello di ‘Supereroi’”, canzoni che segnano, a volte troppo. Una parola sui Ricchi e Poveri: la tv italiana custodisce una loro esecuzione a cappella di ‘Suite: Judy Blue Eyes’ di Crosby, Stills & Nash, di quando per cantare dovevi essere intonato. Tanto di cappello.

‘Prima di sparare, pensa’

È il Sanremo di Amadeus, non è quello di Baglioni e men che meno quello di Fazio e di Baudo, il conservatore più innovatore che il Festival ricordi, sdoganatore degli Elio e le Storie Tese al grande pubblico, un umorismo che lui manco capiva, ma aveva capito quanto fossero bravi. “L’appeal del Festival per il mercato discografico”, frase di cui all’inizio, è una regola da sempre e dunque, guardando a un terzo dei nomi in gara, “ma chi è Tizio?” è domanda che dobbiamo eventualmente fare ai nostri figli, che probabilmente ci diranno tutto o quasi.

Chi, da Amadeus, uomo di radio e fast food musicale, si fosse aspettato un’altra lista di nomi, o è un nostalgico oppure un sognatore. Potrà provare a sognare dall’anno prossimo, o riguardarsi gli Avion Travel vincere nel Duemila con ‘Sentimento’, chiedendosi chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. Perché una cosa è certa: il rapporto di Luigi Tenco con il Festival di Sanremo è stato quanto meno conflittuale; Claudio Villa insegna a gorgheggiare agli angeli; Ivano Fossati, che del Sanremo migliore ha scritto cose come ‘Le notti di maggio’, si è ritirato; Massimo Ranieri ha ‘una certa’ e non possiamo pretendere che lui e Tosca tornino ogni anno a cantare come piace a noi.

Quindi: quando la sigla dell’Eurovisione suonerà, sarà già il 2024 ed è lecito che all’Ariston cantino – melodicamente rappeggiando, il ripetitivo e un po’ rimbambitorio segno dei nostri tempi – Big Mama (il testo di ‘Così leggera’, di due anni fa, non è proprio da Festival “senza cattivi”, anzi), Rose Villain, Alfa e il napoletano Geolier, gente da milionate di visualizzazioni. Solo dopo averli ascoltati tutti – compreso il pop rap de Il Tre e pure il pop-punk/emo-trap di La Sad – saremo autorizzati a percuoterci le ginocchia come i tennisti, a rimpiangere Nilla Pizzi o a dire che “era meglio prima”, specificando però prima quando. Solo una cosa è certa: “Chi è Maninni?” è assolutamente lecito chiederselo.

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