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Céline, un inedito che parla di ‘Guerre’

Ritrovato tra le sue carte e pubblicato, è stato un caso letterario in Francia, forte delle sue duecentomila copie vendute

Céline (pseudonimo di Louis Ferdinand Auguste Destouches, 1894-1961)
28 settembre 2022
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Una novità importante che viene da lontano e cioè un romanzo inedito di Céline (1894-1961) ritrovato tra le sue carte e pubblicato quest’anno in Francia dall’editore Gallimard. Si intitola ‘Guerre’, e dunque ‘Guerra’, e l’autore racconta in prima persona della sua esperienza nella Grande Guerra, dove era stato ferito con conseguente periodo di degenza nel territorio delle Fiandre occidentali. Curatore dell’edizione (p.188, € 19) è Pascal Fouché e prefatore François Gibault. Come ci informa Paolo Di Stefano sul Corriere della sera, il libro ha venduto in Francia ben duecentomila copie.

Il personaggio narrante, Ferdinand (Louis-Ferdinand-Auguste Destouches era il vero nome di Céline) ci dice delle sue sofferenze, essendo stato colpito duramente a un braccio e avendo ripercussioni e un fastidiosissimo rimbombare nella testa. Nell’ospedale militare conosce infermiere e altri ricoverati e si intreccia così il racconto molto articolato e ricco di dettagli e vicende nel tempo di una degenza non certo rilassante. Un racconto, peraltro, insieme autobiografico e d’invenzione.

Il romanzo risulta scritto nel 1934 e ci offre caratteri tipici dello stile e della scrittura dell’autore, in pagine densissime e spesso davvero ostiche come nelle opere maggiori e già ben note di Céline, alle quali, dunque, si ricollega in piena naturalezza in questo romanzo poi da lui abbandonato. Ritrovato è una fortuna per i lettori in genere, oltre che per gli appassionati dell’autore, ammiratori di capolavori ben noti (basterebbe citare ‘Viaggio al termine della notte’, che è del 1932, e ‘Morte a credito’, del 1936), opere di una libera originalità intensa che hanno stupito alla loro apparizione e che continuano a risultare dei classici innovativi del Novecento.

Con piccolo dizionario annesso

In ‘Guerre’ (che ci auguriamo possa presto circolare anche in italiano), l’estrema energia espressiva dell’autore si ritrova praticamente a ogni passaggio, e diciamo subito che se i dettagli in cui si svolge sono proposti nei termini di un lessico impervio, spessissimo gergale, per fortuna il curatore ci aiuta con un piccolo dizionario, in appendice, per i termini della lingua "popolare, argotica, medica e militare".

Ma le difficoltà che incontriamo di fronte a un testo così felicemente ruvido e originale (mano d’autore comunque inconfondibile) non diminuiscono certo l’interesse, meglio ancora: il coinvolgimento, che Céline riesce a suscitare e che ci riconduce a un’idea di ricerca, anche sperimentale, ma fortemente motivata al proprio interno, oggi perduta a vantaggio di un proliferare di narrazioni dal minimo o inesistente impegno sul piano della scrittura. Una sorta di qualunquismo dilagante dello stile che appiattisce romanzi di troppo facile (ma sa non sempre davvero realizzato) consumo. Céline è talmente particolare – diciamo pure: unico – nelle sue opere, da essere del tutto inimitabile, il che si conferma anche nella sorpresa di questo testo rimasto così a lungo inedito e meritoriamente riportato alla luce. Il fatto è che la prosa di Céline continua a parlarci, con una forza problematica e una violenza espressiva tali da indurre comunque a riflettere: non solo il lettore, ma chi pratica in genere la prosa narrativa.

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