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Ambienti antropici
27.07.22 - 05:30
Aggiornamento: 14:46

Costruire è un atto culturale e deve far bene alle persone

È online la piattaforma culturadellacostruzionesvizzera.ch: per la riflessione sugli spazi che progettiamo, edifichiamo e plasmiamo

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Ti-Press
Santa Maria degli Angeli sul Monte Tamaro

"Ma cos’è quest’obbrobrio?". Quante volte ci è capitato di pensarlo e fors’anche borbottarlo alla vista di un palazzo che mal s’inserisce nel contesto urbano, spesso con soluzioni (anche di materiale) brutte, deturpanti – quand’anche disturbanti – e aliene; un edificio che trascende il gusto soggettivo perché nulla c’azzecca con l’ambiente circostante. E in genere il pensiero successivo è "ma chi l’ha pensato è del mestiere?".

"Costruire è un atto culturale": ecco il nocciolo della riflessione intavolata da una manciata di anni a questa parte – in Svizzera ed Europa, nel pubblico e nel privato – sul ruolo e sul peso di pianificazione e costruzione dell’ambiente umano, sia che riguardi un singolo edificio, un intero quartiere, spazi pubblici, come piazze, strade oppure zone naturalistiche di cui fruiscono i cittadini. Spoiler: in un paesaggio ben progettato e ben costruito, facendo cioè convivere fattori interdisciplinari che vanno dalla tecnica all’ecologia, dall’economia a sociologia, cultura e psicologia, la qualità di vita migliora, così come il senso di benessere della popolazione.

Mettere in rete, dibattere, ispirarsi

Dopo la piattaforma dedicata agli editori svizzeri – www.libreo.ch –, dallo scorso 23 luglio è online www.culturadellacostruzionesvizzera.ch, che si rifà al concetto di cultura della costruzione di qualità, detto in lingua tedesca – che è notoriamente più pratica – ‘Baukultur’. La piattaforma, riferisce il comunicato stampa della Società svizzera degli ingegneri e degli architetti (Sia), si propone come punto d’incontro virtuale per "stimolare il dibattito sul nostro ambiente antropico", cioè quello che "progettiamo, costruiamo e plasmiamo". Un altro intento, non secondario, è quello di intessere una rete fra gli enti (pubblici e privati) coinvolti nella pianificazione e nella costruzione del paesaggio che abitiamo, un luogo dove possano "dialogare, scambiare saperi e trovare fonte d’ispirazione", affiancando i diversi protagonisti attivi a livello locale e a livello internazionale.

Navigandoci, ci si imbatte in venti luoghi in Svizzera che sono "casi di studio" – fra gli altri l’agglomerato di Cevio, la scuola elementare di Monte Carasso, Santa Maria degli Angeli sul Monte Tamaro, la rinaturazione del fiume ginevrino Aire – presentati con video brevi e immagini. La pagina ospita altresì un’agenda – in collaborazione con espazium, edizioni per la cultura della costruzione – fitta di eventi inerenti al tema. Infine vi si trova un elenco dei numerosi attori coinvolti che si presentano in maniera succinta. Il progetto (in divenire) è il frutto della volontà di tre organismi: la Tavola rotonda Cultura della costruzione svizzera, la Sia e l’Ufficio federale della cultura (Ufc).

L’iniziativa ci permette di aprire una finestra sul concetto di cultura della costruzione di qualità. Incuriositi, siamo andati a spulciare i diversi documenti presentati sulla piattaforma.

Cronistoria

La Tavola rotonda, nel 2010, ha pubblicato il suo manifesto che ha contribuito allo sviluppo del concetto di cultura della costruzione quale nuovo ambito politico. Da quella pubblicazione passano otto anni e nel 2018 – anno europeo del patrimonio culturale – Davos ospita la Conferenza dei ministri della Cultura europei che in quell’occasione approvano la ‘Dichiarazione di Davos - Verso una visione europea della cultura della costruzione di qualità’, in cui si stabilisce che costruire è atto culturale e crea spazio per la cultura; indicando la via d’azione sul piano politico e strategico, si legge nel documento. Successivamente, nel 2020, il Consiglio federale ha adottato la Strategia interdipartimentale per la promozione della cultura della costruzione, obiettivo "promuovere in modo sostenibile una cultura della costruzione di qualità". L’anno scorso, è stato pubblicato il ‘Sistema di Davos per la qualità nella cultura della costruzione’, un documento in cui si tracciano alcune direttive per pianificare e costruire con criterio.

A beneficio della qualità di vita

La riflessione sul paesaggio costruito nasce dalla constatazione che alcune aree (per esempio le periferie), quando non protette perché non sono centro storico o patrimonio culturale, sono vittime di banalizzazione e di una "espansione urbana senza ambizione", si legge nella Dichiarazione di Davos. Si diffondono così siti annientati da "infrastrutture, successioni di centri commerciali, zone industriali". Un tipo di sviluppo dell’ambiente costruito che ha relegato in secondo piano l’aspetto culturale, basandosi troppo su un’attitudine "incentrata sui meccanismi tecnici ed economici", con conseguenze sociali negative. La qualità del paesaggio costruito, si legge, influenza profondamente il benessere e la qualità di vita, giocando un ruolo decisivo nelle interazioni e nella coesione sociale, così come la creatività e l’identificazione con il luogo". La cultura della costruzione di qualità è da considerarsi quindi un bene comune, perché favorisce lo sviluppo di "quartieri diversificati e dinamici, preservando l’ambiente’, generando anche valore economico.

Il Sistema di Davos è perciò il primo "metodo che permette di valutare la qualità nella cultura della costruzione, confrontando gli usuali fattori tecnici, ecologici ed economici con i fattori sociali, culturali ed emotivi" e propone "un approccio multidimensionale". I criteri di valutazione e quindi di costruzione sono otto (e costituiscono la base per il modulo "case studies" della piattaforma web): governance, funzionalità, ambiente, economia, diversità, contesto, genius loci e bellezza, perché "l’occhio vuole la sua parte".

Ogni criterio sottintende una domanda, mantenendo l’ordine: "Il processo decisionale legato al luogo è partecipativo e trasparente?"; "il luogo è facilmente accessibile a tutti?"; "il luogo è privo di inquinanti o sostanze che nuocciono all’ambiente e alla salute?"; "sul lungo periodo, il luogo è redditizio?"; "il luogo garantisce uguaglianza, libertà, sicurezza e sostentamento?"; "il patrimonio costruito e le specificità regionali sono riconosciuti, conservati, messi a frutto e integrati?"; "i valori locali e regionali, così come la storia, sono rispettati e trasmessi, attraverso la materialità, la progettazione e la gestione del luogo?"; "al luogo vengono attribuiti specifici valori estetici che tengono conto delle qualità formali e della loro integrazione nel contesto?".

Non finisce qui

Nel 2023, dal 14 al 16 gennaio, si svolgerà (su proposta del consigliere federale Alain Berset) la seconda Conferenza delle ministre e dei ministri della Cultura europei, intitolata "Common Good - Shared Responsability" (traducendo: bene comune - responsabilità condivisa). Insieme agli attori dell’economia privata sarà discusso su come raggiungere una cultura della costruzione di qualità in Europa.

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