Ticino

Assemblea della Lega: ok all’intesa con l’Udc e a Bignasca

Governo: ratificate le candidature dei due consiglieri di Stato uscenti e del capogruppo. Parlamento: non si ripresentano Michele Foletti ed Enea Petrini

I lavori a Rivera (Ti-Press)
23 ottobre 2022
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L’Assemblea della Lega dei Ticinesi benedice l’alleanza con l’Udc e dice quindi sì alla lista unica nella corsa per il Consiglio di Stato alle elezioni cantonali del prossimo aprile (due liste distinte invece per il parlamento). Il movimento di via Monte Boglia schiererà i ministri uscenti Norman Gobbi e Claudio Zali. Nonché l’attuale capogruppo in Gran Consiglio Boris Bignasca. Anche se c’è chi ha sollevato la questione della rappresentanza regionale e chi avrebbe preferito una candidatura femminile per il terzo posto in squadra. Nei giorni scorsi Bignasca, figlio dell’artefice del movimento Giuliano, deceduto nel 2013, si era messo a disposizione. La sua candidatura è stata ratificata. Come da intesa, gli altri due nomi della lista saranno quelli dell’Udc: con il presidente cantonale Piero Marchesi, potrebbe esserci Paolo Pamini, granconsigliere, o Tiziano Galeazzi, municipale di Lugano e anche lui deputato.

Un’ottantina i partecipanti

È l’esito dei lavori – a porte chiuse – dell’Assemblea della Lega tenutisi nel tardo pomeriggio al Centro cantonale della Protezione civile a Rivera. Diversi i presenti alla seduta dell’organo del quale fanno parte i consiglieri di Stato, i deputati federali e al parlamento cantonale, i membri fondatori, quelli onorari e i municipali. Erano in un’ottantina, tra cui trentuno nuovi candidati al Gran Consiglio (senza diritto di voto). Primo punto del programma: l’accordo elettorale con l’Udc, la premessa per affrontare e decidere il resto dei temi all’ordine del giorno. Accordo che è stato approvato praticamente all’unanimità (un’astensione). La discussione non è mancata sull’opportunità o meno dell’alleanza. Alla fine però ha prevalso il pragmatismo. L’alleanza con i democentristi, stretta peraltro anche nella tornata del 2019, sarebbe d’altronde l’unica possibilità per cercare di mantenere i due seggi in Consiglio di Stato, quantunque, e non è un mistero, ci sia in via Monte Boglia preoccupazione per la riconferma di Zali, considerate le ambizioni di Marchesi.

Quei punti dell’accordo

L’accordo, spiega ai giornalisti la vicecapogruppo in Gran Consiglio e portavoce Sabrina Aldi, riguarda non solo il rinnovo dei poteri cantonali nel 2023 ma anche le elezioni federali nell’ottobre dello stesso anno. Concretamente? «Liste congiunte per il Consiglio nazionale. Lista unica per il Consiglio degli Stati con un solo candidato (leggi il democentrista Marco Chiesa, ndr), ma con la facoltà – precisa Aldi – di ridiscutere con l’Udc quest’ultimo aspetto qualora alle ‘cantonali’ uno dei due consiglieri di Stato uscenti non venga rieletto». In altre parole: o corsa solitaria di Chiesa oppure (forse) in tandem con il leghista non rieletto ad aprile. Forse. Perché se del caso i due partiti ne discuteranno. Altro punto dell’accordo. «È stato preso un impegno generico da parte dei membri dei due partiti – afferma Aldi – di non muoversi attacchi personali».

Gobbi: oggi più che mai dobbiamo lavorare insieme

L’obiettivo «non può e non deve essere quello di attaccarci reciprocamente, l’obiettivo – dichiara alla ‘Regione Norman Gobbi – è quello, insieme, di attaccare politicamente le posizioni di coloro che vogliono indebolire questo Paese. Oggi più che mai dobbiamo portare avanti anche i seguenti temi: sovranità, indipendenza e neutralità». Lega e Udc «devono pertanto lavorare uniti», sottolinea Gobbi, fra i negoziatori dell’accordo: «È stato un percorso tortuoso, ma stasera ne siamo arrivati a una». E ancora: «L’auspicio dell’Assemblea è che l’intesa con l’Udc valga anche per le prossime elezioni comunali, presentando dove possibile liste uniche per i municipi».

Marchesi: finalmente ci si potrà concentrare sulla campagna elettorale

Toccherà ora all’Udc, al suo Comitato cantonale per la precisione, pronunciarsi sull’accordo. «Per il momento – dice il presidente Piero Marchesi, da noi interpellato – non abbiamo fissato alcuna data, verosimilmente ci riuniremo nella seconda settimana di novembre, quando al Comitato cantonale sottoporremo per ratifica anche i nomi dei due nostri candidati sulla lista unica». E uno dei due sarà lo stesso Marchesi, che nelle scorse settimane in un’intervista alla ‘Regione’ ha annunciato la propria discesa in campo. Nel frattempo la Lega ha sottoscritto l’accordo elettorale con i democentristi... «all’unanimità, salvo un’astensione», rileva soddisfatto Marchesi. Che aggiunge: «Da mesi l’Udc sostiene che ci vuole un accordo. Poi durante le trattative sono stati messi alcuni paletti, alcune virgole. Ma va bene. Ora il sì massiccio della Lega all’intesa mi fa piacere. Finalmente ci si potrà concentrare sulla campagna elettorale». Si attende intanto l’esito della riunione del Comitato democentrista.

Il sindaco di Lugano: ora in parlamento è tutti contro tutti

Tornando in casa Lega, l’Assemblea ha inoltre ratificato la lista per il Gran Consiglio. Ottantuno finora gli aspiranti deputati. Il Consiglio esecutivo del movimento è stato incaricato di trovare i restanti nove per completare la compagine. Degli ottantuno in corsa, dodici sono municipali, quindici coloro che ci riprovano mentre trentasei si candidano per la prima volta. Dei diciotto componenti l’attuale gruppo parlamentare, non si ripresenteranno in due. Uno è Michele Foletti, sindaco di Lugano, di tutti i granconsiglieri in carica è quello con più anni di presenza nell’emiciclo di Palazzo delle Orsoline: dal 1995 siede infatti nel Legislativo cantonale, del quale è stato anche presidente. È stato pure capogruppo e per diversi anni nella commissione ‘Gestione e finanze’. L’altro deputato della Lega che non si ricandiderà è Enea Petrini, membro della commissione ‘Giustizia e diritti’. Petrini è in parlamento dal novembre 2017. «Questi ultimi anni in Gran Consiglio li ho vissuti male, non c’è più un clima costruttivo», osserva Michele Foletti, avvicinato dalla ‘Regione’: «Quando per esempio c’era Alex Farinelli (attualmente consigliere nazionale, ndr) come capogruppo del Plr, abbiamo portato a casa due riforme fiscali e la manovra di rientro del 2016. Ora è tutti contro tutti».

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