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10.06.22 - 20:00

Targhe, il compromesso del governo non è un testo conforme

La perizia del consulente giuridico del Gran Consiglio giunta oggi ai membri della Gestione: ‘Alcuni punti non rispettano gli intendimenti dei promotori’

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Nuova puntata. Non sarà l’ultima

Inizia a diradarsi qualche banco di nebbia sulla strada dell’iniziativa popolare ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’ che da settimane ha acceso, per non dire esacerbato, gli animi in seno alla Commissione parlamentare della gestione. È il consulente giuridico del Gran Consiglio Roberto Di Bartolomeo a farlo, con una perizia di tre pagine – distribuita oggi ai membri della Gestione – con la quale risponde ad alcuni chiarimenti giuridici richiesti e mette nero su bianco: la proposta del Consiglio di Stato – vale a dire un plafonamento a 96 milioni delle imposte e la presa in considerazione delle emissioni per il computo dell’imposta solo per quanto concerne le vetture più inquinanti, con la massa che in ogni caso deve entrare nel calcolo, sostenuta dal Plr – difficilmente può essere considerata un testo conforme all’iniziativa popolare del Ppd.

In giuridichese: "Non è a priori escluso che l’adozione della modifica proposta dal Consiglio di Stato quale testo conforme possa essere ritenuta lesiva della latitudine di giudizio che compete all’autorità preposta alla concretizzazione dell’iniziativa generica". In soldoni: perché "alcuni punti – in particolar modo l’inserimento del criterio della massa a vuoto (kg) nella determinazione dell’imposta – non rispettano pienamente gli intendimenti dei promotori". Ulteriore traduzione: picche.

Il criterio della massa a vuoto si distanzia dall’iniziativa del Ppd

"L’iniziativa in oggetto – rammenta il consulente giuridico del Gran Consiglio – mira anzitutto a introdurre un metodo di calcolo dell’imposta di circolazione applicabile ai veicoli a motore immatricolati a partire dal 1° gennaio 2009 fissata in funzione unicamente (maiuscolo e sottolineato, ndr) delle emissioni di CO2". Ebbene, secondo Di Bartolomeo, da un punto di vista dell’interpretazione oggettiva, "l’avverbio ‘unicamente’ esclude la possibilità di prevedere altre misure o basi di calcolo per la citata imposta". Pertanto, la proposta del Consiglio di Stato "si distanzia da quanto richiesto dai promotori poiché inserisce un ulteriore criterio, quello della massa a vuoto (kg), in aggiunta a quello delle emissioni di CO2".

Sebbene "il concetto di causalità ‘chi più inquina, più paga’ verrebbe in ogni caso perseguito anche con la formula proposta dal governo, il parametro delle emissioni di CO2 non sarebbe più il solo ed esclusivo (‘unicamente’) volto a determinare l’imposta. Di conseguenza – annota ancora l’avvocato Di Bartolomeo – l’inserimento della massa a vuoto (kg) nella formula potrebbe avere più di una difficoltà a essere ritenuto conforme al margine di manovra di cui beneficia l’autorità tenuta a concretizzare un’iniziativa generica". Come quella popolare del Ppd depositata forte di oltre 12mila firme nel 2017.

Il mancato rispetto degli 80 milioni massimi? ‘Può risultare problematico’

Ma, come sostiene il Plr, è anche questione di soldi. Precisamente dei 26 milioni annui che verrebbero a mancare alle casse cantonali nel caso il plafonamento a 80 milioni chiesto dal testo del Ppd passasse. Tema su cui ha spinto anche il Consiglio di Stato, soprattutto dopo la votazione popolare sul decreto sul contenimento della spesa votato dal 56% dei votanti il 15 maggio: nella proposta governativa, infatti, il tetto massimo dell’imposta viene posto a 96 milioni di franchi. Ciò "non appare di ‘prima facie’ (a prima vista, ndr) in linea con le richieste degli iniziativisti", si legge nella perizia. Soprattutto tenuto conto che chi deve concretizzare l’iniziativa "agisce in esecuzione di un mandato assegnatogli dai firmatari della stessa e dovendo quest’ultima non eccedere nella sua latitudine di giudizio, non è escluso che anche l’eventuale mancato rispetto del limite massimo del ricavo delle imposte possa risultare problematico".

Giuridicamente ci sono dei condizionali, ma politicamente la perizia è un indicativo che tende all’imperativo: non c’è storia. Perché "il testo di un’iniziativa deve essere interpretato in modo oggettivo, ossia come potevano comprenderlo i cittadini ai quali era destinato". E nel testo dell’iniziativa, benché generica, il plafonamento a 80 milioni di franchi e le emissioni di CO2 come unico valore da considerare erano scritti in maniera chiara.

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