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La mozione è stata depositata in gennaio (Ti-Press)
02.05.22 - 20:34

Spese non preventivate su, il governo non si oppone

Municipi, il Consiglio di Stato si esprime sulla proposta dei deputati Garbani Nerini, Balli, Berardi e Gaffuri di aumentare gli importi massimi

Rivedere al rialzo i limiti massimi per spese correnti non inserite nel Preventivo ma che i Municipi possono effettuare? Il Consiglio di Stato "non si oppone" a un aumento degli importi: attende comunque "la posizione" del parlamento sulla proposta prima di procedere con la modifica del Regolamento di applicazione della Legge organica comunale (Raloc). Il governo si esprime così sulla mozione inoltrata in gennaio dal socialista Fabrizio Garbani Nerini e firmata da altri tre deputati: Omar Balli (Lega), Giovanni Berardi (Ppd) e Sebastiano Gaffuri (Plr).

Oggi in base al Raloc gli esecutivi comunali possono effettuare nuove spese correnti non iscritte nel Preventivo "fino a un importo annuo complessivo stabilito dal regolamento comunale", tenuto però conto di alcuni "criteri". A cominciare dal numero di abitanti del Comune. Sino a mille abitanti, l’importo massimo di spesa è di 15mila franchi; da mille a 5mila abitanti, è di 30mila franchi; da 5mila a 10mila, è di 40mila franchi; da 10mila a 20mila, è di 60mila franchi; da 20mila a 50mila è di 80mila franchi; se gli abitanti sono più di 50mila, l’importo massimo è di 100mila franchi. Garbani Nerini e cofirmatari chiedono al Consiglio di Stato di intervenire sul Regolamento della Loc, per la precisione sul secondo capoverso dell’articolo 5a (l’articolo sulle "Deleghe di competenze dal Legislativo al Municipio – Nuove spese non iscritte nel preventivo"), per elevare, lasciando immutato il numero di abitanti, gli importi citati. Concretamente: fino a mille abitanti, 30 mila franchi; da mille a 5mila, 60mila franchi; da 5mila a 10mila, 100mila franchi; da 10mila a 20mila, 150mila franchi; da 20mila a 50mila, 200mila franchi; oltre i 50mila abitanti, 250mila franchi.

‘Impegni ed esigenze inattesi’

Garbani Nerini, Balli, Berardi e Gaffuri considerano infatti "troppo limitati" i vigenti importi massimi annui per spese non preventivate. E questo, annotano nell’atto parlamentare, alla luce della "realtà odierna, nella quale da parte dei municipi bisogna poter far fronte con tempismo a una moltitudine di esigenze e di impegni, non sempre preventivabili". Importi attuali dunque, secondo i mozionanti, troppo bassi. Il che "può portare gli esecutivi a rinunciare ad agire in casi in cui avrebbe invece senso farlo". La richiesta di aggiornamenti di preventivo formulata all’attenzione dei Legislativi comunali "sarebbe anche una strada percorribile, ma i tempi istituzionali di una tale ipotesi non sono sempre compatibili con la necessità di agire in tempi brevi". Soprattutto, si sostiene nella mozione, "nei Comuni medio-piccoli". Per una questione anzitutto d’ordine pratico: in questi comuni le sedute annuali dell’organo legislativo "sono solitamente molto poche". Di qui la proposta di aumentare gli importi massimi, "utilizzando anche per le spese di gestione corrente la stessa scala di importi già utilizzata per gli investimenti". Se, a modifica avvenuta della Raloc e dunque a importi aumentati, un Comune "decidesse di adottare nel proprio regolamento dei valori limite inferiore, lo potrà sempre fare in piena autonomia".

‘Ma le regole del gioco devono essere chiare’

Dal canto suo il Consiglio di Stato ritiene che "non vi siano motivi stringenti per opporsi a un aumento dei limiti di delega per le spese correnti". Il margine di manovra concesso a un municipio "può essere visto in definitiva come ‘bonus’ di fiducia verso questo organo, non tanto per legge ma piuttosto per precisa scelta del Legislativo comunale", il quale, in base all’articolo 5a del Raloc, "può fissare come ritiene tale limite". Si lascia quindi al Gran Consiglio, scrive il governo nel messaggio con cui si pronuncia sulla mozione, "una disamina politica della proposta, rendendo però attenti che la concessione di maggiori deleghe deve andare di pari passo con la consapevolezza delle regole del gioco". Ovvero: "Il Legislativo potrà certo esprimere la propria opinione politica sull’utilizzo concreto della delega da parte dell’Esecutivo". Se "si pone entro i limiti concessi dal regolamento comunale e dal Raloc, tale utilizzo non sarebbe tuttavia censurabile e contestabile dal profilo della legalità".

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