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06.04.22 - 22:12

Durisch: ‘Il Decreto Morisoli è pericoloso e irresponsabile’

Davanti al comitato cantonale del Ps il capogruppo in Gran Consiglio lancia la campagna per il referendum del 15 maggio: ‘Una scure sulla socialità’

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Affondo socialista sull’iniziativa taglia spese

«Un decreto pericoloso e irresponsabile». E ancora: «È una proposta sbilanciata e ingiusta». Davanti al comitato cantonale del Partito socialista, riunitosi stasera a Bellinzona, il capogruppo in Gran Consiglio Ivo Durisch lancia la volata contro il cosiddetto ‘Decreto Morisoli’, vale a dire la proposta di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 31 dicembre 2025 agendo prioritariamente sulle spese promossa dal capogruppo Udc Sergio Morisoli. Decreto sul quale, dopo il tirato sostegno del parlamento lo scorso 19 ottobre, il 15 maggio si esprimerà il popolo ticinese grazie alla riuscita del referendum promosso dalla sinistra.

‘Tantissime le voci a rischio’

«Saranno tantissime le voci a rischio se passerà questa iniziativa», avverte Durisch. Che le snocciola: «Verranno colpiti i sussidi di cassa malati, gli assegni famigliari di complemento, gli ospedali, gli istituti per anziani, invalidi e servizi di assistenza cure a domicilio». Ma non solo, «perché la scure cadrà anche su asili nido, Usi, Supsi, trasporto pubblico, polizia, magistratura, protezione dell’ambiente».

Storia del futuro? No, perché il capogruppo socialista ricorda che «oggi in parlamento sono pendenti la nuova pianificazione sociopsichiatrica, con l’unità di cura integrata per minorenni, e la nuova pianificazione anziani con il potenziamento dell’offerta per cure a domicilio: questi due oggetti potrebbero subire tagli da parte del parlamento se questo decreto pericoloso dovesse passare».

‘La destra la smetta con la favola della spesa fuori controllo’

La contestazione socialista è totale: «Bisogna smetterla con la favola della spesa fuori controllo - attacca Durisch -, perché Morisoli sarà esperto di numeri ma stavolta sbaglia. Loro vincolano spesa ed evoluzione del Prodotto interno lordo, ma se si controllano i dati si scopre che la spesa non è assolutamente fuori controllo. Nel 2002 era l’11% del Pil, oggi il 10,5%».

Nonostante questo il Cantone ha spesso i conti in rosso, e la ragione per il capogruppo del Ps è che «ci sono stati diversi sgravi fiscali, anche pesanti, che hanno inciso sull’evoluzione delle entrate. La destra responsabile di minori entrate fiscali ora vuole tagliare i servizi, e gli stessi che chiedono di agire sulla spesa hanno pendenti atti parlamentari per 300 milioni di franchi di sgravi, e si stanno apprestando a varare una riforma fiscale che porterà ancora ad altri sgravi: non ci stiamo».

Se la spesa in alcuni settori è cresciuta, rincara Durisch, «è per l’evoluzione socioeconomica della popolazione: ci sono più anziani, aumenta la prospettiva di vita, ci sono il progresso della medicina, l’aumento delle disuguaglianze, più studenti universitari, abbiamo avuto la necessità di potenziare il trasporto pubblico... un domani potremmo non essere più in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni».

‘Con questo decreto l’economia non avrebbe avuto sostegni durante la pandemia’

Guarda avanti il deputato socialista, ma anche indietro. A questi due anni di pandemia. Due anni «nei quali con questo decreto non so come avremmo fatto a votare la parte cantonale dei casi di rigore, gli aiuti alle persone e all’economia: la Camera di commercio sostiene questa proposta, ma allo stesso tempo ha chiesto e chiede aiuti alle aziende. Beh, con un decreto simile sappiano che se li scordano gli aiuti».

E alla replica che la destra potrebbe fare sul fatto che bisogna comunque risanare i conti? La risposta è netta: «C’è già il freno ai disavanzi, proposto da Laura Sadis quando era direttrice del Dfe in opposizione al freno alla spesa proposto da Marina Masoni e Sergio Morisoli: i liberali, all’epoca, misero via questo freno alla spesa. Ora hanno cambiato idea». Insomma, la bocciatura di questa proposta è nettissima: «Qualcuno diceva che era declamatoria, ma più passa il tempo più ci si accorge delle gravissime conseguenze che porterà».

Riget: ‘Serve una nuova politica d’asilo, più solidale e più umana’

«Non possiamo che sperare che questa ondata di solidarietà sia il punto di partenza per una svolta sulla politica d’accoglienza, caratterizzata finora da chiusura, isolamento e xenofobia». È questa la speranza della copresidente Laura Riget che, nel suo discorso politico, si concentra «sulla guerra d’invasione che da 42 giorni si svolge sul continente europeo: una cesura storica».

Tante cose andranno ripensate dopo la frattura portata dall’invasione della Russia che ha portato il conflitto in Ucraina, ma per Riget «in questo momento dobbiamo concentrarci su come aiutare la popolazione ucraina, su come in Svizzera e in Ticino possiamo ridare loro sogni per il futuro».

Le premesse sono buone, dal momento che «da un lato la popolazione ha subito messo a disposizione soldi, cibo, medicine, case e dall’altro il Consiglio federale ha deciso di applicare lo Statuto S che evita il lungo e complesso iter di richiesta di asilo». Decisioni «positive», ma che per la copresidente socialista «non bastano». Perché? «Perché da sempre siamo sensibili ai temi migratori, e non dobbiamo dimenticare che la guerra in Ucraina non è né l’unica guerra né l’unica crisi umanitaria: in tutto il mondo decine di milioni di persone devono lasciare la propria casa, la propria famiglia non per avere un futuro migliore, ma per avere un futuro e basta».

Questo moto solidale nei confronti dei profughi ucraini per Riget dimostra «che una politica di asilo umana è possibile, indipendentemente dall’origine, dalla religione, dal sesso o dal colore della pelle». I rifugiati «vengono divisi tra veri, che hanno bisogno, e presunti rifugiati economici. Una cosa che non ha niente a che vedere con la realtà - ammonisce Riget -, ma con un razzismo profondamente radicato e da condannare». La «politica davvero solidale» che ha in mente «non distingue se si scappa da un’aggressione di Vladimir Putin o dalla Siria».

Nuvitads da... Berna

La consigliera agli Stati Marina Carobbio e il consigliere nazionale Bruno Storni, dal canto loro, hanno aggiornato sull’attività parlamentare a Berna e sull’agenda socialista che alle Camere federali vede al centro costi della sanità, Avs, azioni contro la povertà, disagio giovanile, parità, lotta alla violenza di genere, trasporti, ambiente, trasferimento merci dalla strada alla ferrovia.

Il saluto a Tiziana Mona

Commosso, infine, il ricordo dedicato dal ‘parlamentino’ socialista alla giornalista Tiziana Mona deceduta martedì, definita da Laura Riget «compagna, lottatrice, femminista. Si è sempre battuta per la parità e la giustizia sociale».

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