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11.02.22 - 08:45
Aggiornamento: 15:01

Cantonali 2023, Laura Riget a Verdi e Pc: ‘Uniti si vince’

L’area rossoverde si interroga ancora se presentarsi unita o divisa. La copresidente Ps: ‘Abbiamo proposto la lista unica, non c’è ancora una decisione’

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Ti-Press

Quasi 13mila firme raccolte per l’iniziativa popolare che chiede di portare ad almeno 21,50 franchi l’ora il salario minimo in Ticino, oltre 10mila quelle raccolte invece per il referendum contro il ‘Decreto Morisoli’ che, votato dal Gran Consiglio, chiede di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2025 agendo prioritariamente sulle spese. Protagonista nella prima raccolta firme, presente sebbene con qualche dubbio iniziale nella seconda, il Partito socialista è tornato in piazza «e sentiamo che il vento sta cambiando», afferma a colloquio con ‘laRegione’ la copresidente del Ps Laura Riget. «C’è un sentimento nella popolazione che stiamo captando, e che vogliamo tradurre in atti concreti. Per questo motivo auspichiamo che la nostra iniziativa venga trattata in tempi rapidi dal Gran Consiglio».

Anche perché le iniziative popolari possono avere tempistiche incompatibili con l’urgenza che per voi ha il tema
del salario minimo.

Partiamo da un fatto: la raccolta firme è andata benissimo perché nella popolazione è estremamente diffusa l’insoddisfazione nei confronti dei livelli salariali e, più in generale, delle condizioni del mercato del lavoro. E poi, soprattutto, ha giocato un ruolo importante la vicenda scandalosa dello pseudosindacato leghista TiSin. Quindi per noi è anche una questione di rispetto verso queste quasi 13mila persone, lavoratrici e lavoratori che hanno firmato l’iniziativa, trattarla in tempi rapidi. Ovviamente resta aperta anche la via parlamentare, se si dovesse trovare una soluzione in Gran Consiglio saremmo estremamente soddisfatti e ritireremmo l’iniziativa. Ma sarà molto difficile, per questo siamo scesi in strada con i banchetti.

Non più tardi di due anni fa l’area rossoverde non riuscì a raccogliere le firme sufficienti per il referendum contro il pacchetto fiscale della riforma fisco-sociale. Vero, lì il discorso era diverso. Ma la delusione fu grande. Oggi, su salario minimo e decreto ‘taglia spese’, nonostante il Natale e l’esplosione della variante Omicron, brindate a un buon risultato. La pandemia, con le sue conseguenze economiche e sociali, ha cambiato le carte in tavola?

Secondo me sì, la pandemia ha veramente stravolto tutta la nostra vita e dimostrato l’importanza di avere uno Stato forte, presente e con finanze mantenute solide in maniera solidale che possa aiutare le persone e le imprese in difficoltà. Venivamo da decenni di neoliberismo, di ‘meno Stato’ con ognuno a guardare per sé: adesso, la pandemia ha cambiato questa visione che si ha dello Stato. Il secondo aspetto è più organizzativo: abbiamo imparato dagli errori del passato e questa volta abbiamo promosso una raccolta firme ben organizzata, strutturata e con presenza in tutto il territorio cantonale.

Alcune votazioni in Gran Consiglio, l’ultima è quella sul mancato superamento dei livelli in terza media, le avete perse per pochissimi voti. Lei parla di un cambiamento percepibile nella società, come può essere tradotto in un successo elettorale?

Le elezioni sono sempre la conseguenza di ciò che si è fatto negli anni precedenti. La cosa principale su cui vogliamo concentrarci sono queste battaglie concrete sia a livello di raccolte firme sia a livello istituzionale, nel parlamento e in governo. Dopodiché speriamo di ottenere un buon risultato in Gran Consiglio e in Consiglio di Stato: ma questo dovrà essere la conseguenza del buon lavoro svolto, non l’obiettivo principale. Come detto, avvertiamo un certo cambiamento a livello globale nella società, c’è una maggior consapevolezza dell’importanza della presenza dello Stato per affrontare le grandissime sfide del futuro come la lotta alle disuguaglianze, la questione ambientale, il mercato del lavoro e la parità tra uomo e donna. Ed è fondamentale concentrarci anche sui temi federali: le grandi sfide si affrontano a Berna. Ci sono questioni, come ad esempio le pensioni, che sono prettamente federali. Rafforzare l’Avs e contrastare i piani di smantellamento della destra è importantissimo e deve preoccupare il Ticino.

Le elezioni cantonali sono tra un anno, che in politica vuol dire che sono dietro l’angolo. A che punto sono le discussioni con l’area rossoverde se fare la lista unica per il Consiglio di Stato o presentarsi ognuno per sé?

Fabrizio Sirica ed io siamo sempre stati molto chiari: uniti si vince. Dobbiamo puntare a un rafforzamento dell’area rossoverde nel suo complesso, quindi con alleanze elettorali anche in ottica a medio termine di un raddoppio in Consiglio di Stato. Per affrontare le grandi sfide che abbiamo di fronte è importante collaborare ancora maggiormente sui temi, dove nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo posizioni condivise. Abbiamo presentato questa proposta ai Verdi e gli altri partiti di sinistra, sono in corso delle discussioni ma non c’è ancora una decisione.

Con l’incognita della ricandidatura di Manuele Bertoli e, al contrario, la certezza che Amalia Mirante scelta dalla commissione ‘cerca’ o, come dice, presentandosi direttamente al Congresso, vorrà essere della partita.

Il nostro obiettivo è di avere una lista forte, variegata a livello di genere, di età e di esperienze che si portano. A livello di nomi concreti è assolutamente prematuro parlare, abbiamo nominato la commissione ‘cerca’ solo due settimane fa. Nell’arco dei prossimi mesi incontrerà molte persone. Sono aperte la questione della lista unica, che cambierebbe il numero di candidature da cercare, e la possibile richiesta di Bertoli di chiedere una deroga al Congresso. Con queste due incognite è molto difficile, oggi, riflettere su questo o quel nome.

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