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26.08.21 - 21:40

Speziali (Plr) contro il 'mercato elettorale' su faide e scienza

Il presidente liberale radicale: 'Il Paese ha bisogno di coesione per ripartire. La politica deve mediare, i partiti non sdoganino discorsi antiscientifici'

«Il Paese ha bisogno di coesione per ripartire, non di nuove faide nelle quali è molto preoccupante che alcuni partiti vedano una sorta di mercato elettorale, e che quindi le alimentino. In questi ultimi tempi sta prendendo piede un discorso antiscientifico che è pericoloso, si insinua nella società e nella politica. Non va sdoganato». È composto il presidente del Plr Alessandro Speziali davanti al comitato cantonale liberale radicale, che è tornato a riunirsi stasera a Lugano dopo la pausa estiva, ma il concetto espresso è semplice e pacatamente belligerante: all’attacco.

‘Città e campagne non vanno messe in contrapposizione’

Sì, perché nel denunciare «le faide che si stanno creando, come quella tra città e campagna esplosa il Primo di agosto, o i fischi fragorosi a Lugano durante un discorso ufficiale, o quella tra scienza e chi nega le sue verità», Speziali traccia anche quella che per lui deve essere la linea: l’opposto. «La coesione deve essere l’insegna della ripartenza, sotto ogni aspetto». Partendo dalla contrapposizione tra città e campagna entrata nel dibattito con la bomba sganciata dal presidente nazionale dell’Udc Marco Chiesa il giorno della Festa nazionale: «Ho avvertito un tentativo di alimentare nuove faide, e mi è dispiaciuto veder tracciare una dicotomia tra città e campagna: non abbiamo alcun bisogno di instaurare una sorta di combattimento politico tra periferie e città, come in Ticino non abbiamo bisogno di mettere in competizione valli e città».

‘Ognuno è libero, ma non dalle conseguenze di un comportamento’

In questo momento della pandemia, dove invero «la coesione scricchiola», per il presidente del Plr è il momento invece di «comprendere che è la via maestra». Soprattutto guardando l’attualità, vale a dire le comunicazioni del Consiglio federale di ieri in merito all’obbligo di Covid pass per determinate attività ed eventi. «Anche qui si sta instaurando una nuova faida», rileva Speziali. E il Plr «deve dibatterne, perché si parla di libertà da prospettive diverse. Quella di non vaccinarsi, ma anche quella di non dover più subire restrizioni che hanno messo a repentaglio posti di lavoro, gambizzato il settore culturale e lo sport, danneggiato la salute dei giovani ed evidenziato lacune formative». Insomma, «come liberali dobbiamo battere il chiodo nel dibattito, evitando il combattimento tra chi si vaccina e chi non si vaccina. Ma dobbiamo dire chiaramente che ognuno è libero, ma non è libero dalle conseguenze di un comportamento».

‘La libertà è una questione etica, non solo economica’

Battere il chiodo nel dibattito, dice Speziali. Sì, perché «questi nuovi scenari che si aprono devono interessarci, perché non è solo una questione economica ma anche etica. E quando si parla di libertà, l’etica ha un ruolo da protagonista. Negli ultimi mesi abbiamo visto tutti cosa voglia dire limitare le libertà - prosegue il presidente liberale radicale - e solo grazie al federalismo, alla coesione abbiamo evitato di vedere rigurgiti sociali e ribellioni di piazza contro decisioni prese da governi come vediamo succede all’estero. Impariamo».

‘C'è chi sta minando ogni discorso scientifico’

Sempre rimanendo in ambito coronavirus, Speziali nel suo discorso avverte il proprio ‘parlamentino’ di «un grande pericolo» cui si sta andando incontro: «Anziché provare a sottolineare il ruolo della politica davanti alle indicazioni degli esperti e della scienza, c’è chi sta minando ogni discorso scientifico». Non è mai stato tenero Speziali nei confronti di un Consiglio federale, lo ha detto più volte nei mesi scorsi, troppo aderente alla task-force scientifica senza valutare a dovere tutti gli altri aspetti. Ma le critiche, spiega anticipando una possibile domanda o critica, «si dovevano al fatto che il ruolo della politica non era tematizzato a sufficienza. Quello che dobbiamo fare è prendere la verità scientifica e mediarla con altri discorsi che riguardano la società, come l’economia, i posti di lavoro, la cultura, lo sport, la normalità delle persone».

Per questo, ora come allora, «è meglio trovare una chiave generale per il benessere pubblico. Un conto è chiedere agli scienziati quali sono dati ed evidenze per poi far decidere la politica, un altro è minare quelle evidenze. Per noi liberali questo è un asse di riflessione importante, non vanno sdoganati ragionamenti antiscientifici. E ripeto: è preoccupante che alcune forze politiche vedano in questo un nuovo mercato elettorale».

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