Ticino

Polizia unica, la Vpod la ripropone

Il comitato: ‘Durante la gestione della prima fase della pandemia, il comando centralizzato ha funzionato’

(archivio Ti-Press)
23 novembre 2020
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“La polizia unica si può e si deve fare”. Il gruppo polizia del sindacato Vpod rilancia l’idea - fatta già nel 2013 - di un corpo di polizia unica in Ticino. Proposta già rifiutata negli scorsi anni dal Gran Consiglio. A ogni il comitato Vpod Polizia ricorda che durante la scorsa primavera, a causa della situazione sanitaria, il Comando della polizia cantonale ha dovuto prendere decisioni atte a garantire la gestione della sicurezza pubblica, istituendo uno Stato maggiore unico. “Durante l’emergenza la pianificazione di tutte le forze di Polizia è stata tutta centralizzata con lo scopo di assicurare l’efficacia sul territorio e il mantenimento dell’ordine pubblico”, si legge nella risoluzione che ricorda come anche ”i turni di lavoro, i compiti e gli obbiettivi, sono stati resi identici sia per la polizia cantonale che per le comunali”. Stando al gruppo Vpod le cose, al di là di problemi puntuali risolti subito, “le cose sono funzionate bene e i primi ad averne beneficiato sono stati i cittadini”. “Riteniamo che questo periodo sia stato un banco di prova importante che ha messo in evidenza come la gestione ottimale delle risorse sul territorio permette di far fronte anche alle situazioni più difficili e impensabili fino a pochi mesi fa”.

‘Mantenere le promesse pensionistiche’

Il sindacato Vpod polizia, inoltre, fa appello al Parlamento affinché approvi al più presto il messaggio che attribuisce all’Istituto di previdenza del Cantone Ticino un contributo integrativo di 12,5 milioni di franchi l’anno su 40 anni. Denaro volto a coprire le garanzie concesse dal legislativo nel 2012, al momento di cambiamento di sistema pensionistico, a tutti gli assicurati over 50.

“Queste garanzie - ricorda la Vpod - all’Ipct costano oggi molto di più di quanto all’epoca previsto, circa il doppio: da qui la richiesta di un contributo supplementare totale di 500 milioni di franchi per far fronte a queste garanzie”. “Non si può certamente caricare questi milioni sulle spalle dei circa 14mila dipendenti attivi, che non beneficiano di tali garanzie”.

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