laRegione
30.05.20 - 06:10

Coronavirus, ecco il pericoloso mix della seconda ondata

In Ticino è attesa in autunno. Il rischio è l'effetto combinato di malattie trascurate, influenza stagionale e nuovi casi Covid. Parla Paolo Ferrari (Eoc)

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Ti-Press

Dopo 48 giorni trascorsi in cure intense, ieri è stato trasferito in reparto l’ultimo paziente Covid intubato in Ticino (all'ospedale La Carità di Locarno; una persona resta in ventilazione alla clinica Moncucco di Lugano, ha riferito la Rsi). Ad altri è andata meno bene. Tre persone diabetiche sono state ricoverate in aprile con un’infezione a un piede, che poi ha dovuto essere amputato. Una di loro non ce l’ha fatta. Si fossero annunciate prima al loro medico o al pronto soccorso, forse il decorso sarebbe stato diverso. Forse. Sta di fatto che la pandemia ha avuto un risvolto non del tutto atteso: non poche persone, anche con malattie croniche, temendo di venir contagiate sono rimaste alla larga da studi medici e ospedali. Pagandola a caro prezzo. In un paese come la Svizzera, nel quale in tempi normali si tende piuttosto a consumare in eccesso farmaci e prestazioni mediche, l’emergenza coronavirus ha rivelato anche il pericolo della sottomedicalizzazione. Un fenomeno del quale s’incomincia appena a misurare portata, implicazioni e potenziale impatto a corto-medio termine.

Miscela di casi Covid e non-Covid

La cosa preoccupa. Perché in molti casi i problemi di salute trascurati (in Ticino sono calate le ammissioni in ospedale per emergenze come infarto e ictus) sono destinati a trascinarsi nel tempo. I pazienti riluttanti durante la fase acuta della pandemia potrebbero così andare a ingrossare le fila di coloro che in autunno - anche come vittime dell’influenza stagionale, da gestire ormai come casi Covid; o del coronavirus stesso, che resterà in agguato - busseranno alle porte di studi medici e servizi di pronto soccorso. Il pericolo che il sistema - a causa di una nuova ondata ’mista’, di casi Covid e non-Covid - si ritrovi tra pochi mesi di nuovo al bordo del collasso, è dietro l’angolo. Lo ha evocato ieri Paolo Ferrari, capo dell’Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc), durante un incontro con i media organizzato a Lugano dall’associazione di assicuratori malattia Curafutura.

Un'ondata mista

Se effettivamente tra ottobre e novembre una simile ondata si produrrà, “allora rischiamo veramente grosso”, ha detto Ferrari a ’laRegione’. Le strutture dell’Eoc ad ogni modo già si stanno preparando. A marzo hanno fatto acrobazie: servizi e reparti in vari ospedali sono stati chiusi, smontati e rimontati altrove. Dal profilo logistico, non si faranno cogliere impreparate. Ferrari: "Sarà più facile. Perché tutto quello che abbiamo costruito a Locarno (alla Carità, trasformato in ospedale Covid, ndr), lo abbiamo mantenuto. Reparti sono stati chiusi, ma possono essere riattivati in poco tempo. Letti, monitor, ventilatori ecc., tutte le attrezzature che servono insomma, ci sono. In caso di seconda ondata, non dovremo più andare a cercarle”.

La pandemia qualcosa ha insegnato. Che la ’prossimità’ è relativa, ad esempio. In Australia l’ospedale più ’prossimo’ è a 750 km, ha detto Ferrari mostrando un cartello stradale fotografato in quel paese, dove ha vissuto per 15 anni. Durante la pandemia "l’ostetricia a Mendrisio è stata chiusa. E i parti sono stati fatti a Lugano, con piena soddisfazione delle partorienti”. "Più ospedali - ha proseguito - non vuol dire per forza miglior qualità delle cure. Anzi. E il cittadino ha diritto alla qualità delle cure, non all’ospedale fuori dalla porta di casa”. Una qualità alla quale potrebbe giovare anche una più sistematica collaborazione pubblico/privato. Intanto quella "spontanea" tra Eoc e cliniche private sperimentata durante l’emergenza Covid è stata “molto positiva”.

Il nodo dell'assunzione dei costi

Musica del futuro, casomai. Il presente vede ancora assicuratori malattia, ospedali, Confederazione e cantoni alle prese col nodo dell’assunzione dei costi della crisi. Non sono noccioline: un giorno in cure intense costa in media 6mila franchi al giorno (27 giorni di degenza media); il ’tampone’ da 200 a 400 franchi (300-500 fino al 30 aprile), e in Svizzera fin qui ne sono stati fatti circa 400mila... Molte sono le “domande aperte” (come e quando si recupereranno le operazioni e gli interventi rimandati? Quali conseguenze avrà la sottomedicalizzazione? Come sarà la seconda ondata?), ragione per cui - ha spiegato Céline Antonini di Curafutura - non è ancora possibile calcolare le ripercussioni che tutto questo avrà sui premi di cassa malati 2021.

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