Ticino

Argo 1, il 'capitano' Sansonetti è davanti al giudice

L’imputato: “Il minorenne richiedente l’asilo non l’ho provocato né insultato. I pagamenti in nero? Eseguivo le disposizioni”

Si va in aula (Ti-Press/Crinari)
19 dicembre 2019
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L’uomo che ha segnato, o contribuito a segnare, il destino politico di Paolo Beltraminelli, consigliere di Stato Ppd non rieletto alle cantonali di aprile, si è materializzato davanti al giudice della Pretura penale di Bellinzona stamane poco dopo le 9, quando si è aperta l’udienza del processo che lo vede imputato per coazione, abuso di autorità e infrazione della Legge sull’Avs. Completo grigio e cravatta: eccolo “il capitano” Marco Sansonetti, l’ex responsabile operativo della ditta di sicurezza Argo 1, alla quale il Dipartimento sanità e socialità guidato all’epoca dal popolare democratico Beltraminelli, aveva assegnato senza la necessaria risoluzione governativa il compito di sorvegliare alcuni centri per richiedenti l’asilo. Come siano andate le cose sul piano amministrativo e politico è noto, oggi Sansonetti è al cospetto del pretore penale Siro Quadri dopo essersi opposto al decreto d’accusa stilato nel mese di settembre dalla procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, anche lei presente in aula. Decreto d’accusa con cui Lanzillo ha proposto la condanna di Sansonetti alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere (ciascuna di 30 franchi) sospese a beneficio della condizionale per due anni e a una multa di 500 franchi.

Ipotesi di reato: coazione/abuso di autorità

Il reato di coazione/abuso di autorità è stato ipotizzato in relazione all’ammanettamento di un minorenne eritreo richiedente l’asilo, ospite del centro di accoglienza di Camorino, avvenuto la sera del 21 gennaio 2017. Quella sera il giovane aveva dato in escandescenze, era alterato dall’alcol ed era stato bloccato da tre agenti della Polizia cantonale dopo che la sua presenza in un terreno esterno, insieme ad altri richiedenti asilo, era stata segnalata dal proprietario del sedile alle forze dell’ordine. Portato dapprima al posto di gendarmeria, gli agenti lo hanno ricondotto al centro dove lo hanno messo a terra e ammanettato.

Sansonetti: 'Non l'ho toccato'

“Non l’ho toccato, non gli ho messo le mani addosso” ha dichiarato Sansonetti rispondendo alle domande del giudice e della procuratrice. “Ero stato chiamato dalla polizia in quanto responsabile operativo e al mio arrivo ho trovato questa situazione”, ha aggiunto. Fatto sta che il giovane (che manifestava “comportamenti aggressivi”) è stato in seguito ammanettato a un palo divisorio della doccia. Sansonetti ha negato di aver provocato e insultato il minore, anzi, sostiene “di aver provato a dialogarci per calmarlo”. “E in tutto questo tempo, non ha pensato di avvertire di nuovo la polizia?” Ha chiesto il pretore Quadri. “No, perché l’accordo quando i tre agenti se ne sono andati era che li avremmo avvertiti se il giovane si fosse calmato”.

Per quanto riguarda l’altra imputazione, quella della violazione alla Legge sull’Avs, Sansonetti afferma che “il salario ai dipendenti veniva pagato correttamente via bonifico, mentre le ore straordinarie in contanti”. Ore straordinarie che però figuravano come rimborsi spese, sui quali non vengono pagati gli oneri sociali. “Io ricevevo da Davide Grillo (amministratore unico della Argo 1, ndr) gli importi da versare dietro ricevuta. Non sapevo se da quegli importi fossero già stati dedotti gli oneri sociali, io, con tre contabili dietro, non mi occupavo di questa faccenda, eseguivo semplicemente le disposizioni”.

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