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Ticino
23.05.19 - 18:520

Riconosciuto il lavoro notturno alle badanti

Il nuovo Contratto normale di lavoro integra l’assistenza 24 ore su 24 Gargantini (Unia): 'Siamo soddisfatti, ma è meglio un Contratto collettivo'

«Che il lavoro notturno delle badanti venisse riconosciuto era una nostra rivendicazione, siamo soddisfatti sia finalmente stato messo nero su bianco». È soddisfatto Giangiorgio Gargantini, sindacalista di Unia raggiunto dalla ‘Regione’, nel commentare il nuovo Contratto normale di lavoro (Cnl) per il personale domestico, comparso sul Foglio ufficiale di martedì 21 maggio. Ma, come si suol dire, piedi di piombo. Perché «questo contratto ci soddisfa e lo salutiamo positivamente, ma attenzione: resta molto da fare. E un Contratto collettivo di lavoro aiuterebbe a una miglior gestione del settore». Ma il lavoro notturno, si diceva, è la grande novità. Il Cnl all’articolo 16b parla chiaro: “Durante il periodo notturno tra le 23 e le 6 vige il riposo notturno e non viene pianificato alcun orario di lavoro”. E in più: “Se nella notte precedente sono stati effettuati diversi interventi, la pausa ammonta ad almeno quattro ore”. Un’aggiunta che «va nella giusta direzione – annota Gargantini – perché riconosce l’importanza del lavoro notturno da noi sempre rivendicata. Resta la difficoltà enorme nell’applicazione di questo punto, come si fa a stabilire e controllare quante volte una persona che presta questo servizio si deve svegliare la notte?». Già, come si fa? Una possibile soluzione, riprende il sindacalista di Unia, «è proposta all’articolo 27 di questo Cnl, dove il legislatore ha previsto l’obbligo di fare dei piani orari settimanali che devono essere vistati ogni sette giorni da entrambe le parti». È derogabile, beninteso. «Perché è un Contratto normale di lavoro, non un Contratto collettivo. Ma è già un primo passo», sostiene Gargantini. Un primo passo verso «una trasparenza e una fiducia che in questo settore sono ancora più necessarie rispetto ad altri». Perché quando si parla di persone che offrono assistenza a domicilio, quando si parla di badanti, «bisogna essere ancora più attenti nel garantire loro da una parte delle buone condizioni di lavoro, dall’altra di permettergli di poter svolgere le proprie mansioni nel modo più consono». Perché, a loro, «affidiamo i nostri cari. Se una persona a causa di molte sveglie notturne arriva a lavorare, poniamo, 70 ore a settimana, dopo un po’ la qualità di lavoro e di cure in un modo o nell’altro ne risentirà».

Insomma, per Unia in questo caso particolare la questione non è salariale – «è inderogabile la forchetta 18,90/20,75 franchi l’ora, che riteniamo dignitosa» – ma proprio di «qualità del lavoro, che deve essere salvaguardata». Questo Cnl, «derogabile appunto per tutto tranne che per i salari, regolati a livello nazionale», può farlo «fino a un certo punto», per Gargantini. «Meglio sarebbe un Contratto collettivo di lavoro, una formula sicuramente che con più precisione può garantire un miglior controllo da parte di tutti gli attori coinvolti».

Una situazione che per Fulvio Manghera, responsabile dell’associazione ‘Opera prima’, attiva anche nel promuovere il mantenimento a domicilio attraverso il collocamento di badanti, «è tutto sommato positiva». E, riprendendo quanto detto da Gargantini, «informa, dialoga». Nel senso, afferma Manghera, «che diamo tutte le informazioni necessarie sia ai datori di lavoro sia a chi offre prestazioni: sui salari, sui diritti e sui doveri». E, le condizioni lavorative, «almeno per quanto concerne le persone che assistiamo, sono buone: i fogli ore che vediamo sono giusti sui salari corrisposti e sul trattamento lavorativo in generale». E vi è il bisogno di arrivare a un Contratto collettivo di lavoro, come rilevato da Unia? Per Manghera no: «Meglio il compromesso e questo Cnl, ogni caso è diverso dagli altri. Se si mettono troppi paletti, alcune famiglie rischiano di non poterli rispettare. E ne fa le spese, purtroppo, la persona che ha bisogno di aiuto».

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