Ticino

Nuovo piano di azione anti virus da zanzara tigre

L'Ufficio del medico cantonale spiega le strategie per scongiurare eventuali focolai di virus, come il Dengue, trasmessi dall'insetto

Il dottor Merlani, medico cantonale (foto Ti-Press / infografica laRegione)
3 ottobre 2018
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La ‘tigre’ è l’insetto invasivo più pericoloso al mondo essendo portatore di almeno 22 virus tra cui Dengue e Chikungunya. Sempre più turisti svizzeri rientrano da ferie in zone subtropicali come Asia, Repubblica Dominicana, Florida (ma anche Italia e Francia dove ci sono state epidemie) con questi regali. Virus trattati a livello sintomatico perché non esiste alcuna cura specifica contro l’infezione. Se un malato viene punto, il virus passa alla zanzara che, entro 15 giorni, può trasmetterlo ad altri. Da un malato, in poco tempo, si può passare ad un focolaio, come è già successo in Italia e Francia.

In Ticino, questo pericolo è stato scongiurato grazie ad un sistema di sorveglianza dei virus nelle zanzare e di intervento in caso di malattie. La novità è che, da qualche mese, l’Ufficio del medico cantonale sta studiando un piano di intervento più articolato, che coinvolge specialisti di malattie infettive, ospedali, una consulente dell’Oms, ma anche Protezione civile e altri attori. Ci si prepara ad eventuali focolai da gestire.

Intanto, come ci spiega la biologa Eleonora Flacio, si agisce caso per caso: «Quest’anno siamo intervenuti per due persone con la Dengue, due anni fa per il Chikungunya», spiega la responsabile Vettori al laboratorio microbiologia applicata della Supsi. Ogni dottore ha l’obbligo di segnalare eventuali casi all’Ufficio del medico cantonale, che poi fa le sue verifiche. Va confermata la diagnosi, accertata la tempistica di incubazione, ricercata la possibile esposizione e definita la più probabile fonte di infezione.

Il tutto passa poi ai biologi: «Definiamo un raggio d’azione attorno al malato, che è invitato a restare a casa, e in poche ore neutralizziamo le zanzare». I tempi di reazione sono decisivi: «Ad esempio, con la Dengue il malato diventa infettivo due giorni prima di avere i sintomi. Se viene punto, alla zanzara servono altri 15 giorni perché possa trasmettere il virus. Abbiamo 13 giorni per intervenire».

Questo monitoraggio ha permesso di evitare casi autoctoni di trasmissione in Ticino, ossia da un malato al vicino via ‘tigre’. «È un buon sistema, ma non è sicuro al 100%. Siamo stati bravi e anche fortunati». C’è infatti il rischio che qualche virus scappi. «La Dengue può essere asintomatica. Se il malato non va dal medico, non sapremo mai di quel caso», precisa.

Devono comunque incrociarsi più fattori: tante zanzare tigre e un virus da trasportare. Un rischio che l’Ufficio del medico cantonale prende molto sul serio: «Tutto è volto a minimizzare i rischi, ma non possiamo escludere con assoluta certezza di non avere in futuro trasmissioni autoctone di virus, attraverso la zanzara tigre, come è successo in Italia o Francia con focolai di Chikungunya. Abbiamo un sistema di sorveglianza che funziona, ma il rischio zero non esiste», spiega il dottor Giorgio Merlani. Infatti, il medico cantonale sta lavorando ad una strategia di intervento che coinvolge l’apparato sanitario, ospedali compresi. «Stiamo studiando piani di intervento da attivare in caso di focolai, valutando varie variabili come la presenza di zanzare tigre, la popolazione residente, i virus, la stagione. Ci aiuta una ricercatrice dell’Oms esperta in materia». Nel gruppo, ci sono anche specialisti in malattie infettive, rappresentanti degli ospedali, pure lo Stato maggiore cantonale di condotta è informato. «Potremmo aver bisogno di partner come la Protezione civile, se dovessimo ad esempio intervenire su ampie zone». Il piano sarà discusso con l’Ufficio federale di salute pubblica.

Ulteriori approfondimenti nell’edizione cartacea odierna.

 

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