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08.09.22 - 08:30
Aggiornamento: 16:36

Si vota su Valera: ‘Una scelta cruciale per il Distretto’

Il rapporto della Commissione ambiente, territorio ed energia svela retroscena e perizia sul Puc. ‘Fugati i dubbi finanziari’, ma non per tutti

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Prima dei ‘funghi’ della benzina, il paesaggio era già rurale

Dal 19 settembre prossimo c’è da credere che il Mendrisiotto avrà gli occhi incollati sull’aula del Gran Consiglio. Per dirla con la Commissione ambiente, territorio ed energia, il voto dei deputati del parlamento sarà "cruciale" per il Distretto (ma non solo). Lo sarà perché da almeno vent’anni si attende di conoscere il destino del comparto Valera, lì nel ‘cuore’ della regione e al centro di diatribe giuridiche fra l’ente pubblico e i due maggiori proprietari della zona. Di più: decidere sul Piano di utilizzazione cantonale (e i mezzi finanziari, circa 17 milioni, per attuarlo), significa decretare una svolta tangibile nel rapporto tra noi e il territorio in cui viviamo. E questo nel solco degli strumenti forniti dal legislatore – a cominciare dalla Legge federale sulla pianificazione del territorio del 2013 – e della volontà popolare, espressa a più livelli.

A ben vedere, data luce verde (servirà la maggioranza qualificata, quindi 46 ‘sì’), non si farà altro che restituire più di 160mila metri quadrati tra Rancate, Ligornetto e Genestrerio (Mendrisio) all’agricoltura (oltre che alla natura e allo svago di prossimità). Prima di veder spuntare i serbatoi di carburante, quella parte di Mendrisiotto ‘apparteneva’ infatti alla Campagna Adorna e al fiume Laveggio.

Valera vale ‘un esempio’

In questi anni la pianificazione ha, di fatto, rincorso norme e necessità dettate dai nuovi bisogni del vivere comune. La strada imboccata a livello cantonale, prima con lo stralcio di Valera dai Poli di sviluppo economico (ancorati al Piano direttore cantonale), poi con l’adozione di un Puc è però quella giusta e la larga maggioranza della Commissione presieduta da Sem Genini ne è convinta; condividendo, come si legge nel rapporto di cui saranno relatori Stefano Tonini e Giovanni Berardi, l’impostazione data dal Consiglio di Stato (Cds).

Segnato così un "cambio di paradigma nello sviluppo territoriale", la pianificazione del comparto Valera, si ribadisce, "offre l’opportunità di dare concretezza a questi principi di difesa e valorizzazione del paesaggio e di assumere un valore di esempio". Volendo essere concreti, si darà modo di recuperare otto ettari di terreni agricoli con qualità Sac (Superfici per l’avvicendamento colturale) per la produzione di beni alimentari. Senza trascurare la tutela del paesaggio fluviale e la possibilità di ricucire un territorio oggi frammentato e che resterà libero da costruzioni.

L’area da picnic sì, la mozione no

Qui la Commissione si inserisce con una sola richiesta che vale una modifica: prevedere un’area di sosta/picnic "ben definita e attrezzata semplicemente, in sintonia con l’ambiente circostante, così da evitare possibili conflitti con l’agricoltura". Frena, invece, davanti alla proposta – tradotta in mozione dal deputato Massimiliano Robbiani – di bandire (o quasi) dal comparto la chimica. L’intento, come si ricorda, era quello di avviare "un processo di cambiamento di rotta nel settore agricolo a tutela dell’uomo e dell’ambiente". A motivare il granconsigliere della Lega è stata la scoperta, nell’estate del 2019, del clorotalonil (un fungicida) nel pozzo Gerbo a Genestrerio (e poi in altre falde della regione). Una stretta, quella suggerita, fatta sua dal governo, il quale ha introdotto nel progetto delle norme di attuazione del Puc una disposizione ad hoc al fine di concordare con lo stesso mondo agricolo l’utilizzo di prodotti più sostenibili. Per i commissari, che respingono la mozione, meglio appoggiarsi all’evoluzione delle normative federali.

Il nodo finanziario e la perizia

Giungere a queste conclusioni, all’interno della Commissione, non è stata però un’impresa facile. Ci sono voluti mesi di lavoro, una "accesa discussione", sopralluoghi e audizioni (anche dei proprietari privati) e persino una perizia esterna di una sessantina di pagine, figlia di un mandato a due specialisti del settore. Alla fine si è arrivati a staccare un parere favorevole (come detto a maggioranza) al Puc. Ma non si può non notare la ‘presa di distanza’ dei rappresentanti Plr: in tre hanno siglato con riserva, un quarto (momò) in calce al rapporto non ha apposto la sua firma. Il nome di Sebastiano Gaffuri, sindaco di Breggia, infatti non figura. Il nodo gordiano del dibattito che ha accompagnato l’esame del Puc – le ricadute finanziarie – ha tutta l’aria di non essere estraneo a queste posizioni.

Ipotesi verosimile, anzi molto più probabile

Restando ai fatti, è assodato che il Cds potrà procedere agli espropri formali dei terreni privati e acquisire la proprietà dei fondi. E che i terreni, oggi in una situazione di vuoto pianificatorio, potranno essere stimati a 10 franchi al metro quadro, in quanto di carattere agricolo e non edificabili. Oggi, del resto, oltre a due sentenze del Tribunale federale (la prima del 2016, la seconda del 2019), a corroborare la bontà di questa linea vi è pure il responso degli esperti, che valuta come "verosimile" l’ipotesi del governo e in ogni caso "molto più probabile" della tesi opposta (quella dei privati). D’altro canto, come si legge nella perizia, "le conseguenze finanziarie del Puc Valera per i proprietari interessati non possono essere decise nell’ambito della procedura parlamentare di approvazione del piano e di adozione di un credito d’investimento". Sarà l’iter espropriativo a dire come andrà a finire, a tutela di tutti. Quanto basta per "fugare i residui dubbi" dei commissari e andare al voto. Fuori dall’aula del parlamento l’impressione, fondata, è che il dossier finirà (di nuovo) davanti a un Tribunale (quello amministrativo).

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