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Erano quasi 40 anni che non si vedeva una Breggia così (Ti-Press)
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04.09.21 - 05:15
Aggiornamento: 15:12

Danni da maltempo per due milioni nel Basso Mendrisiotto

Per far fronte a tutti gli interventi il Consorzio arginature ha chiesto un contributo straordinario al Cantone e messo sul chi va là i Comuni

Erano quasi quarant'anni che da queste parti non si vedeva tanta pioggia come quella, battente, caduta tra la fine di luglio e l'inizio di agosto sulla regione. Per alcuni giorni si sono rovesciate senza tregua vere e proprie secchiate d'acqua che hanno messo sotto stress il territorio e spinto al limite i corsi d'acqua che attraversano il Mendrisiotto, soprattutto nel comprensorio più a sud. I guai provocati dal maltempo sono stati subito evidenti. A distanza di qualche settimana, però, il nubifragio ha presentato anche il conto dei danni; ed è quanto mai salato. La stima, come precisano subito al Consorzio per la manutenzione delle opere di arginatura del Basso Mendrisiotto (Cmabm), è ancora di quelle grossolane, ma si parla già di 2 milioni di franchi. Tanto servirà per riparare ai guasti di una meteorologia particolarmente avversa. E in cassa il Consorzio non ha riserve sufficienti per fronteggiare da solo eventi del genere, seppur straordinari. Il comprensorio di riferimento, del resto, interessa i bacini di Breggia, Faloppia, Roncaglia e Raggio.

Tanti danni, riserve limitate

Al seguito degli enti di pronto intervento, passata l'emergenza, anche il Consorzio si è rimboccato le maniche e ha affrontato i lavori più urgenti. La lista delle opere da realizzare per ripristinare gli argini dei fiumi e i manufatti danneggiati, però, è assai lunga. «Ci siamo trovati davanti un vero disastro - fa presente a 'laRegione' il segretario del Consorzio Ezio Merlo -. Al momento abbiamo verificato 54 interventi a cui far fronte. Sempre consapevoli che la nostra missione resta quella di tutelare la sicurezza della popolazione». Sulla volontà di agire, d'altro canto, non si discute; il vero nodo sono i mezzi a disposizione, finanziari ma anche umani.

Si sa, in effetti, di avere in cassa circa mezzo milione di franchi e riserve limitate: l'attività consortile infatti può far capo solo alle quote versate da Comuni ed enti associati; sono gli unici introiti. Istituzioni nei confronti delle quali il Cmabm potrebbe trovarsi costretto a battere cassa. Del resto, le difficoltà, come conferma lo stesso presidente Rudy Cereghetti, sono chiare a tutti.

Chiesto un contributo extra al Cantone

Così, già all'inizio di agosto, i vertici del Consorzio hanno deciso di rivolgersi direttamente al Consiglio di Stato. Nella missiva si va dritti al punto: Il Consorzio, si esplicita, oggi è alle prese "con una serie innumerevole di danni ancora da gestire". E da una analisi iniziale sul piano economico-finanziario è emerso che gli eventi patiti "generano e genereranno costi molto elevati". La richiesta indirizzata al governo è diretta: valutare un contributo straordinario a copertura delle spese da sostenere per riparare ai problemi provocati da quei giorni di tregenda.

Riscontri? «Attendiamo ancora una risposta», ci dice il segretario. Di promesse non ne sono state fatte, ma il presidente Cereghetti non si è lasciato sfuggire neppure l'occasione dell'incontro stampa della settimana scorsa a Bellinzona sulle conseguenze in Ticino del maltempo per rilanciare l'argomento. «Ho unicamente fatto presente che abbiamo alcune situazioni speciali da fronteggiare, come nel caso del laghetto del Ghitello - la sola operazione di vuotatura dal materiale costerà mezzo milione di franchi, ci spiegano -, per il quale abbiamo chiesto un occhio di riguardo. E a livello cantonale si è dimostrata la disponibilità ad analizzare con attenzione questi casi».

Si è fatto l'inventario dei danni

Nell'attesa, al Consorzio hanno preparato, come sollecitato, una lista dettagliata delle problematiche riscontrate (e di competenza consortile) e dei manufatti di cui prendersi cura. «In effetti, abbiamo inventariato i danni cagionati dagli eventi alluvionali e abbiamo sottoposto il documento all'autorità cantonale - conferma Cereghetti -. Ora aspettiamo di conoscere la presa di posizione del Consiglio di Stato. Solo a quel punto, una volta noto l'ammontare dei sussidi, potremo allestire un piano di finanziamento per poter poi intervenire in tutto il comprensorio».

C'è posta anche per gli enti locali

Senza dei contributi extra, i costi a carico di Comuni ed enti consorziati lieviteranno. Ad entrambi giusto giovedì è stata inviata una missiva nella quale si informa sullo stato dell'arte e si fa il punto della situazione sul territorio. Gli enti locali adesso sanno che il Consorzio potrebbe bussare anche alla loro porta per riuscire a risistemare gli argini e a ristabilire la sicurezza idraulica dei corsi d'acqua: lo prevede la legge. Al Cmabm, comunque, sanno già dove mettere le mani, ma si procederà per gradi. Anche se i professionisti di riferimento del Consorzio hanno già dovuto fare gli straordinari.

Si interverrà per 'grado di priorità'

«Stiamo valutando un'azione per grado di priorità - ci illustra Ezio Merlo -: daremo la precedenza alle opere urgenti, quindi seguiranno quelle di media entità, infine i lavori che potranno essere realizzati non appena possibile. In altre parole, abbiamo elaborato un piano d'intervento. In ogni caso, stiamo già operando sul terreno - rassicura il segretario -, ad esempio in Valle di Muggio, nella zona del Sottopenz e a Novazzano. Ci siano mossi pure per ripulire tutte le camere di ritenzione di materiale alluvionale, in particolare in coincidenza delle vie di comunicazione e abbiamo collaborato con efficacia con i responsabili dei Parchi delle Gole della Breggia e di Valle della Motta». Giusto per dare un'idea, la piena del fiume Breggia aveva messo in pericolo persino il pilone dal quale si distribuisce l'energia elettrica al comprensorio di Chiasso: «Abbiamo dovuto agire con rapidità - ci racconta ancora Merlo -, mettendo a punto una soluzione provvisoria». Da fare, insomma, ce n'è e parecchio.

Un appello ai privati che hanno subito danni

Il nubifragio ha fatto danni, però, anche in terreni privati lungo il corso dei fiumi. Zone al di fuori delle competenze del Consorzio. E qui il segretario Merlo lancia un appello ai proprietari. «Chi è rimasto danneggiato può far capo ai formulari messi a disposizione dal Dipartimento del territorio - sotto l'Ufficio dei corsi d'acqua, ndr - per la notifica dei danni alluvionali. Documenti che dovranno essere riconsegnati ai Comuni di pertinenza». Nota per intero la situazione, nell'ambito del credito quadro che sarà destinato per fronteggiare il maltempo che ha imperversato questa estate sul Ticino, si potrà tenere conto anche di questa faccia della medaglia.

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