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17.12.19 - 12:01
Aggiornamento: 15:33

Proto non potrà entrare in Svizzera fino al 2021

Il Tribunale amministrativo federale dà ragione alla Sem. Ma riduce la misura dell'allontanamento da 5 a 4 anni

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Per i giudici barriera giù per Proto

Il divieto d'entrata in Svizzera calato nell'ottobre del 2017 su Alessandro Proto, finanziere milanese di 44 anni, aveva ragione d'essere. Nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo federale (Taf) ha confermato, infatti, la decisione pronunciata dalla Segreteria di Stato della migrazione (Sem). Su un solo punto i giudici non hanno seguito la Sem: la durata del provvedimento. Il 44enne, che per un certo periodo ha abitato a Novazzano, sarà allontanato dal Paese per 4 e non 5 anni, come previsto dalla misura originaria. Un lasso di tempo, quello indicato dalla Segreteria, ritenuto non proporzionato. Tant'è che il ricorso di Proto – il quale, assistito dall'avvocato Gianluca Padlina, aveva fatto appello al Taf nel dicembre del 2017 –, è stato parzialmente accolto.

Questione di prevenzione

Il verdetto è chiaro. Un divieto d'entrata di 4 anni (ovvero fino al 13 novembre del 2021) risulta essere “una misura che, in una società democratica, è necessaria alla pubblica sicurezza e alla prevenzione dei reati”. Non di meno, osservano i giudici, “il ricorrente e, di riflesso, ai suoi figli e a sua moglie, di intrattenere i loro rapporti di famiglia”. Un aspetto, quest'ultimo, al quale il 44enne aveva dato risalto nella sua istanza. È indubbio che a pesare sulla decisione del Tribunale siano stati i problemi con la giustizia inanellati da Proto. Problemi sui quali la stessa Sem ha messo l'accento nel motivare la sua scelta – con riferimento esplicito alle condanne italiane –, facendo prevalere “un forte interesse pubblico nell'allontanamento dell'interessato”.

L'incarto e le infrazioni

“Dall’incarto – rileva il Taf – risulta che le infrazioni di cui il ricorrente si è reso colpevole, concernono essenzialmente il patrimonio”. E alla luce delle sentenze, ribadiscono i giudici, “non si può non rimarcare una certa tendenza del ricorrente ad offendere il patrimonio altrui ricorrendo alla truffa, nonché a turbare la funzionalità dei mercati finanziari infrangendo le regole sull’intermediazione finanziaria”. I casi di truffa, si esplicita, a cui è stato chiamato a rispondere il 44enne sono uno in Svizzera e almeno cinque in Italia; episodi, quelli avvenuti oltreconfine, venuti alla luce di recente e che, il giugno scorso, hanno portato anche all'arresto dell'uomo d'affari.

Di conseguenza, si conclude nel dispositivo, “così, rispetto alla necessità di difendere questo interesse fondamentale per la società svizzera (protezione del patrimonio e funzionalità dei mercati finanziari), non si può non ammettere che dal comportamento passato, recidivo, del ricorrente emani una minaccia ancora attuale, effettiva e sufficientemente grave per l’ordine pubblico”.

 

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