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Mendrisiotto
20.08.18 - 06:100

Si recupera l’ecosistema

Al via i lavori di rinaturazione lungo i 330 metri che costeggiano il centro commerciale Breggia

Lungo la Breggia, a valle del laghetto del Ghitello, si prosegue sul solco tracciato qualche anno fa. All’altezza del centro commerciale Breggia, infatti, si è deciso di mettere mano all’alveo del fiume per continuare il progetto di recupero ecologico. Continuare, come detto, perché già nel 2011, 140 metri del fiume erano stati oggetto di una tratta test: in parole povere una prova di rinaturazione. In base alle risultanze di quanto verificatosi in quel tratto, ora si è deciso di ampliare la rinaturazione di altri 190 metri. Trecentotrenta metri in totale, dal laghetto sino al ponte Polenta. La zona, d’altronde, non è stata scelta a caso. Da un lato perché – come evidenziato dal progetto definitivo affidato allo studio d’ingegneria Comal.ch – “la struttura del corso d’acqua (ecomorfologia) è stata valutata come altamente compromessa” a causa di barriere fisiche sia sul fondo che sulle sponde del fiume. Una morfologia, quella del tratto a Morbio Inferiore, dettata dalla realizzazione delle costruzioni stradali e autostradali (con relative misure di sicurezza in caso di piene) risalenti a decenni fa. D’altro canto, però, quanto emerso dalla tratta test lascia più che ben sperare. In quei 140 metri sperimentali abbiamo riscontrato un «elevato potenziale dal punto di vista piscicolo» ci spiega il capoprogetto Tiziano Putelli (Ufficio cantonale della caccia e della pesca). Oltre a questo si è pure notato uno «spontaneo sviluppo di vegetazione all’interno del greto. A seguito dell’esperienza – evidenzia Putelli – si è deciso di completare l’intervento mettendo mano al tratto test e poi, riprendendo gli interventi che hanno funzionato meglio, di estendere l’opera sino al ponte Polenta». L’intervento cominciato qualche giorno fa e che rientra nella pianificazione strategica cantonale sulla rivitalizzazione dei corsi d’acqua, dunque, «mira a rendere l’ambiente più ospitale». Non va dimenticato, inoltre, che il progetto si trova in una zona di particolare interesse ambientale, dettata soprattutto dal fatto – si legge nello studio di Comal.ch – che si situa “subito a valle del geoparco delle Gole della Breggia e della zona Smeraldo (istituita dal Consiglio d’Europa nel quadro della Convenzione di Berna, ndr) che si prefigge di preservare biotopi e specie animali e vegetali minacciate». Particolare attenzione verrà riservata anche alla vegetazione lungo le sponde del fiume. Si prevede infatti l’eliminazione delle specie neofite invasive le quali saranno sostituite da specie arbustive autoctone che permetteranno di ricreare ombreggiature sul corso d’acqua e, non da ultimo, fungeranno da rifugio per la fauna che gravita nell’area. Luce verde dunque al progetto promosso dal Gruppo operativo acque – i cui costi si aggirano attorno ai 150mila franchi – che vede quale committente il Consorzio Manutenzione arginatura del Basso Mendrisiotto. Lavori che saranno sussidiati, nella quasi totalità, da Cantone e Confederazione.

Lavori ultimati, spazio al collaudo

Manca solamente il collaudo – previsto nel corso dei prossimi giorni – e poi si metterà la parola fine agli interventi svolti in questi mesi al laghetto del Ghitello. Per il Consorzio manutenzione arginature del Basso Mendrisiotto e per quello Depurazione acque Chiasso e dintorni si è trattato infatti di effettuare lavori “urgenti e importanti”. Nello specifico – in accordo con la Fondazione Parco delle Gole della Breggia – si è provveduto alla sostituzione della condotta fognaria che costeggia il piccolo bacino. Allo stesso tempo, una volta creata la rampa d’accesso, si è messa mano allo scarico di fondo. La briglia, per intenderci, che permette al laghetto di fungere da camera di deposito per il materiale portato a valle dalla Breggia. In quest’ambito è stata sostituta la paratia meccanica con una ad azionamento idraulico. Questo perché, sebbene ora la zona abbia un’altra connotazione, negli anni 60 lo sbarramento fu voluto proprio per tutelare dalle piene la zona urbana e autostradale a valle di quello che oggi è chiamato, comunemente, laghetto del Ghitello. 

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