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24.11.22 - 16:58
Aggiornamento: 19:09

Lugano: buco milionario, imputati (assenti) condannati

Non solo quello fuggito durante il procedimento, alla lettura della sentenza non si è presentato nessuno degli accusati a vario titolo di reati finanziari

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La sentenza è stata pronunciata dalla Corte presieduta da Siro Quadri

Tutti assenti stavolta. Si era partiti, a fine settembre, con il processo rinviato per l’assenza dell’imputato, si è proseguito con una svolta hollywoodiana con la fuga di un secondo imputato durante il procedimento una decina di giorni fa, per finire così: con la Corte presieduta dal giudice Siro Quadri che ha pronunciato la sentenza a carico delle quattro persone – tutti italiani residenti fra Italia e Mendrisiotto – accusate di reati finanziari, in assenza. Le pene, come le colpe, sono di grado differente e variano dai diciotto mesi integralmente sospesi per due anni per l’unica donna a processo ai quattro anni e sei mesi a carico dell’imputato principale, il 46enne. Nel mezzo, condanne di tre anni (sospese entrambe per ventisette mesi) per il 61enne e per il 57enne fuggitivo.

‘Tanti elementi ci hanno lasciato sbigottiti’

«Non l’ho più sentito» ha ammesso di fronte alla Corte delle Assise criminali l’avvocato di quest’ultimo, Romeo Mazzoleni. L’uomo, ricordiamo, si è allontanato durante una pausa del processo dopo che il procuratore pubblico Daniele Galliano aveva formulato una richiesta di carcerazione di sicurezza in attesa della sentenza. Il 57enne, assieme al 61enne e alla 55enne a vario titolo, sono stati riconosciuti colpevoli di aver aiutato il 46enne a occultare un grosso buco finanziario risalente al periodo fra il 2008 e il 2013. «Gli imputati – ha detto Quadri – sono persone avvezze a questo ambiente, esperte. Persone che sanno quello che fanno, che hanno gli strumenti per capire che le cose non sono andate esattamente come ci è stato spiegato. La Corte non crede che gli investimenti siano stati così trasparenti come hanno cercato di far credere durante gli interrogatori. Tanti elementi ci hanno lasciato sbigottiti. Credere a certe dichiarazioni sarebbe come offendere la loro intelligenza ed esperienza».

Dal fallimento Lehman Brothers in poi

Il giudice ha ribadito in aula che si tratta di un incarto abbastanza complicato, ma che la Corte «ritiene di aver chiarito sufficientemente quanto successo». In estrema sintesi: il 46enne, difeso dall’avvocata Maria Galliani, ha ideato un sistema che gli ha permesso di spostare grosse somme di denaro da un fondo di investimento lussemburghese a una società luganese, per rimborsare gli investitori di un terzo fondo con sede alle Isole Vergini Britanniche entrato in crisi a seguito del fallimento della Lehman Brothers. Tutti e tre gli enti finanziari coinvolti facevano capo a lui, che ha omesso di informare gli investitori della crisi in atto, cercando di coprire il buco iniziale (3,2 milioni di euro) facendo capo dapprima alla società luganese e poi al fondo lussemburghese. Quest’ultimo tuttavia era di tipo conservativo e richiedeva che gli investimenti fossero diversificati. «Ogni fondo ha le sue regole – ha ricordato il giudice –, che devono essere rispettate. Abbiamo visto in questo incarto che queste regole sono state disattese drasticamente». Per eludere queste regole, al 46enne sono venuti incontro il 57enne e il 61enne che, dietro compenso, hanno sostanzialmente creato un ulteriore fondo lussemburghese (poi acquistato dal fondo locale del 46enne) che investisse nelle obbligazioni emesse dalla società luganese. Per quest’operazione, i due si sono serviti anche di altre società ancora da loro gestite.

Buco da 8,2 milioni

«Spostando le perdite (alla fine il buco creatosi è di circa 8,2 milioni di franchi, ndr), mescolando il tutto in un calderone più grande, sperava di rendere impercettibili le perdite iniziali. Che invece si sono accumulate e ingrossate. Alla fine è stata compromessa la fiducia degli investitori» ha concluso Quadri. «È vero, c’è stata collaborazione ed è già trascorso molto tempo dai fatti. Ma le vittime (principalmente investitori italiani, ndr) sono parecchie e il denaro in questione è tanto. Per una fiducia nel sistema le autorità giudiziarie devono lasciare il segno: se si commette un errore non si può passarla liscia». Il 46enne è stato dunque riconosciuto colpevole di appropriazione indebita aggravata, amministrazione indebita altrettanto aggravata e cattiva gestione. Il 57enne e il 61enne (difeso da Simone Beraldi) sono stati condannati in complicità per l’appropriazione indebita aggravata, mentre la 55enne (difesa da Mattia Bordignon) è stata dichiarata colpevole solo per l’amministrazione infedele aggravata. Gli ultimi tre sono stati tutti prosciolti dal reato di ripetuta falsità in documenti.

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