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28.11.22 - 08:30
Aggiornamento: 15:30

Massagno, Ibsa si prepara a lasciare la storica sede

Sorta nel 1945, l’azienda si trasferirà definitivamente l’estate prossima. Suscita interesse e curiosità il futuro del vasto terreno che occupa

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Ti-Press/Archivio
La sede storica dell’azienda

La Ibsa spegnerà le luci, chiuderà la porta e riconsegnerà gli spazi affittati a Massagno nel corso dell’estate del 2023. Attualmente, nella storica sede, ci sono ancora uffici, un laboratorio e una parte di produzione. Il trasferimento sarà progressivo, ci spiega Christophe Almeida Direito, Sr Corporate Responsibility & Real Estate Manager di Ibsa, anche a causa dell’iter burocratico relativamente lungo per le attività farmaceutiche. Una scelta non facile, quella di abbandonare il luogo dove è sorta nel 1945 la realtà aziendale, che ora è una multinazionale farmaceutica.

Azienda verso il distretto industriale

Le attività di Ibsa, come noto, si sono in parte già trasferite nel Pian Scairolo e lungo il Vedeggio e si sposteranno progressivamente al Cosmos, che rientra in CorPharma, distretto industriale che occupa un’area complessiva di 43mila metri quadrati, tra Lugano e Collina d’Oro. Un distretto per centralizzare, ristrutturare e rivitalizzare l’azienda, nell’ottica di favorire il recupero delle infrastrutture esistenti, trasformandone gli spazi, dando rilevanza all’estetica e alla funzionalità, per avere un impatto positivo sul tessuto urbano e sulla qualità di vita delle persone.

‘Vorremmo un progetto di qualità’

Il terreno su cui sorge Ibsa a Massagno è passato al gruppo Alfred Müller Ag, con sede a Baar e succursali a Friborgo e Camorino. Nel sedime di poco meno di 6’500 metri quadrati di superficie, i promotori stanno pensando a un complesso immobiliare. Dal canto suo, il sindaco di Massagno, Giovanni Bruschetti, non nasconde il proprio interesse per conoscere come cambierà quell’area, che si trova nel quartiere destinato a trasformarsi parecchio alla luce di quanto capiterà, dopo la copertura della trincea ferroviaria, e si aspetta un progetto di qualità. Il comparto prevede indici di sfruttamento importanti, l’auspicio, dice il sindaco è che «arrivi una proposta valida, come tipologia e dal profilo urbanistico-architettonico, che contribuisca alla definizione di un territorio attrattivo, con spazi a fruizione pubblica o semi-pubblica». Non c’è il vincolo di Piano di quartiere, ma l’autorità auspica di essere coinvolta dai futuri promotori. Tornando a Ibsa, Bruschetti la considera una delle eccellenze dell’economia e dell’industria farmaceutica non solo del Cantone. Si dice dispiaciuto ma l’azienda da diversi anni si è progressivamente insediata nelle zone industriali del Pian Scairolo e del Vedeggio.

Licenziati, una storia di successo

Merita di essere raccontata la storia di Ibsa e del suo rilancio, da parte di Arturo Licenziati, che, cinquantenne, decide di dimettersi dalla direzione generale di una società farmaceutica italiana, per la quale aveva lavorato ben 25 anni, lanciando prodotti di grande successo, aprendo filiali all’estero, realizzando impianti di produzione all’avanguardia. Dopodiché, Licenziati viene a sapere che Ibsa, una piccola azienda farmaceutica di Massagno, dopo un passato brillante, è in difficoltà ed è in vendita, conta 40 dipendenti e ha un giro d’affari di cinque milioni di franchi. Nel giugno del 1985, la visita, si convince che i margini di sviluppo ci sono e decide di lanciarsi nella nuova avventura. Come si legge nel libro sui 30 anni della ditta, curato da Christophe Almeida Direito, nel giro di pochissimi anni, l’azienda viene ristrutturata e si assiste a un’espansione impressionante: nel 1985 Ibsa poteva contare su un solo prodotto registrato in Svizzera, venduto in due presentazioni, nel 1994 può vantare nove registrazioni di prodotti, caratterizzati da 29 forme farmaceutiche e 50 presentazioni. Il che permette all’azienda di risalire dalla 163esima posizione sul mercato svizzero fino alla 38esima. Il fatturato si aggira sui 30 milioni di franchi, i dipendenti aumentano a 120.

Licenziati, alla fine degli anni 80 scova una piccola azienda, la Genevrier, che produce a Parigi, in un sottoscala di Neully, compresse e pomate e fattura due milioni di euro. Stringe l’alleanza con il management, porta in casa la produzione e comincia a registrare i prodotti Ibsa in Francia. Il successo è immediato e inarrestabile. Oggi Genevrier conta 200 dipendenti e fattura circa 90 milioni di euro.

Dopo l’incendio, si guarda verso il piano

Il 12 aprile del 1999, nella sede di Ibsa a Massagno, scoppia un incendio di vaste proporzioni. La fabbrica ne esce semidistrutta, i danni sono stimati tra i 15 e i 20 milioni di franchi e, tra l’altro, le fiamme provocano una interruzione della produzione per diversi mesi in uno dei reparti nevralgici dell’azienda. I vertici decidono pertanto di investire progressivamente in altre aree, acquisendo diversi fabbricati (a Lamone, Manno e Collina d’Oro) in cui, via via, vengono realizzati nuovi impianti di produzione con investimenti sempre più importanti.

Dopo l’incendio, Licenziati decide di lanciarsi nell’avventura delle gonadotropine, gli ormoni della fertilità sviluppati dalle urine umane, nonostante le prospettive negative annunciate allora dai massimi esperti mondiali. A Lamone sorge una fabbrica esclusivamente dedicata a questa produzione. L’investimento è di 25 milioni di euro. Oggi, in questo settore, Ibsa è la quarta azienda mondiale e lo stabilimento di Lamone porta 100 milioni di fatturato all’anno.

Leggi anche:

Pazzallo, Ibsa crea un Cosmos investendo 150 milioni di franchi

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