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Luigi Gianini
12.06.22 - 19:52
Aggiornamento: 17.06.22 - 15:04

L’alpinista morto in Val Formazza è Luigi Gianini

Apprezzato psicologo e psicoterapeuta luganese, con la passione della montagna, aveva 64 anni

Era partito venerdì per una lunga escursione in montagna. Meteo clemente e tanta voglia di scalare per raggiungere tre cime in una zona a cavallo tra la Svizzera e l’Italia. Ma Luigi Gianini, 64 anni, psicologo e psicoterapeuta del Luganese, è precipitato ed ha perso la vita al confine tra l’Ossola e il Ticino. Dopo lunghe ricerche è stato ritrovato questa mattina, attorno alle 9, sotto la cresta del Pizzo Cavergno, in alta Valle Formazza (Italia). Dell’uomo non si avevano notizie da sabato.

Stando alle informazioni fornite dai soccorritori, l’uomo è deceduto dopo un volo di alcune decine di metri nella zona del Basodino. Appassionato di alpinismo e di escursioni in quota, Gianini era partito da solo venerdì da Riale (Formazza), dove aveva lasciato l’auto. Il suo obiettivo era conquistare il Kastelhorn, il pizzo Cavergno e il Basodino.

Sabato mattina aveva mandato un selfie da una cresta. Poi più nulla. L’allarme è stato lanciato sabato nel tardo pomeriggio dai famigliari, in apprensione per il fatto che non avevano più informazioni e non riuscivano a raggiungerlo sul cellulare. Prima le ricerche in notturna da parte della Rega, poi quelle aeree tramite il Servizio regionale di elisoccorso, con il tecnico del Soccorso alpino e speleologico piemontese a bordo. Ed è proprio questo team ad aver individuato il corpo senza vita lungo la cresta del Pizzo Cavergno.

Il medico dell’équipe non ha potuto far altro che constatare il decesso del 64enne e, con la collaborazione del Sagf, il corpo è stato recuperato e consegnato ai Carabinieri per le operazioni di Polizia giudiziaria.

Socievole ed estroverso, stimato dalla comunità

«È stato uno choc». Abbiamo raggiunto telefonicamente la moglie di Luigi Gianini nel terribile momento della perdita. Un lutto ancor più doloroso, considerando anche il fatto che il marito era un grande appassionato di montagna. «Era attivo nel gruppo degli Scoiattoli del Cas (Club Alpino Svizzero, ndr). Ha fatto tante scalate su vette di 3’000 e 4’000 metri. Conosceva molto bene la montagna. Anche stavolta ha fatto la scalata in solitaria. È proprio una disgrazia». Gianini e la moglie abitavano da ventitré anni a Dino. Lui era una persona stimata nella comunità, «era molto socievole ed estroverso e in generale attento agli aspetti più sociali delle questioni. Come formazione di base era assistente sociale e quindi era molto attento alle persone in difficoltà». Altre grandi passioni erano la musica e il canto. E poi, il lavoro: attivo da circa vent’anni come psicologo e psicoterapeuta, esercitava sia a Lugano sia a Bellinzona. «Era particolarmente interessato alla sofrologia, è stato fra i primi ad aver portato questa disciplina in Ticino». La data del funerale, ci spiega la moglie, non è ancora stata stabilita in quanto la salma si trova tuttora in Italia per gli accertamenti del caso. Oltre alla moglie, Gianini lascia un figlio di 18 anni. Alla famiglia, agli amici e ai conoscenti, giungano le più sentite condoglianze della nostra redazione.

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