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15.02.22 - 10:38
Aggiornamento: 08.03.22 - 18:03

‘Alleanza confermata se Chiesa si candida a Lugano? Vedremo’

Dal primo bilancio ai progetti in corso per arrivare alle prossime elezioni: intervista al sindaco Michele Foletti

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Ti-Press/Alessandro Crinari
Michele Foletti nei corridoi di Palazzo Civico

Il 7 ottobre dell’anno scorso Michele Foletti ha assunto ufficialmente la carica di sindaco di Lugano, da lui stesso definita "un’eredità importante". Lo abbiamo incontrato per parlare di presente e, soprattutto, futuro visto che all’orizzonte si stanno già avvicinando i prossimi appuntamenti elettorali.

Come sono andati i primi mesi da sindaco?

Ho ereditato una città dinamica, capace di guadare al futuro e con voglia di farlo. I primi mesi sono stati di apprendistato: uno può essere stato municipale per tanti anni, ma fare il sindaco è diverso e credo di essere riuscito a mantenere un buon clima all’interno della compagine municipale, a parte qualche screzio sugli autogestiti. Sono abbastanza fiducioso sul fatto che, nonostante il Covid e la perdita di Marco Borradori, sarà una legislatura che, anche se corta, ci porterà qualcosa di concreto per la città.

Nel 2024 cercherà la conferma del sindacato?

Le Comunali sono ancora lontane e la Lega è sempre stata un movimento che ci ha sempre pensato all’ultimo momento. Bisognerà capire che tipo di alleanze, a Sinistra come a Destra, verranno fatte e chi le farà. Personalmente devo anche capire se mi trovo bene a fare il sindaco o no: al momento funziona e soprattutto funziona bene la collaborazione con i colleghi di Municipio.

A proposito di alleanze, se Marco Chiesa dovesse ambire al Municipio di Lugano e al sindacato, quella tra Lega e Udc sarà confermata?

Non lo so, non abbiamo mai discusso. Ne ho parlato un po’ con Marco a una partita di calcio, ma da quello che so io tra Lega e Udc non si è ancora discusso di queste tematiche. Vedremo.

Il 2023 sarà l’anno delle Elezioni cantonali. Intende candidarsi al Consiglio di Stato o cercherà un nuovo mandato in Gran Consiglio?

Non ne abbiamo ancora parlato, ma non penso punterò al Governo. Riguardo al Gran Consiglio, penso che smetterò. Non ho più commissioni perché non ho più tempo per partecipare alle riunioni: stare in gran consiglio senza essere membro di commissioni è un po’ come andare in passeggiata scolastica e guardare quello che fanno gli altri. Penso sia giusto non ripresentarmi per dare la possibilità a qualche giovane del Luganese di andare in Gran Consiglio e fare esperienza.

Quale potrà essere la forza della Lega dopo la scomparsa di Marco Borradori?

Non lo so quanto Marco fosse determinante. Nelle tragedie che ha vissuto, la Lega ha dimostrato di avere una sua forza e spero la dimostrerà anche alle prossime elezioni, indipendentemente dalle persone.

Cosa risponde a chi dice che la Lega si è istituzionalizzata?

È inevitabile: quando hai 2 consiglieri di stato su 5, o 3 municipali su 7 e un sindaco, per forza devi essere un po’ più istituzionale perché il compito è quello di gestire le istituzioni. La Lega è nata come partito d’opposizione, è stata premiata dai cittadini e si è trovata a dover gestire, un cambiamento naturale del nostro sistema democratico-consociativo. C’è ancora qualcuno di estremamente barricadero e un po’ di opposizione, in Gran Consiglio come in Consiglio comunale, la fa. La strada per noi che siamo negli esecutivi non è sempre in discesa.

Oltre al risanamento dei conti, qual è il segno lasciato dalla Lega in questi 9 anni di maggioranza relativa a Palazzo Civico?

Effettivamente è stato fatto un buon lavoro sulle finanze. Forse dall’esterno non si vedono cose eclatanti, ma abbiamo anche trasformato l’amministrazione creando il Progetto nuova amministrazione (Pna), ridisegnato i dicasteri, cambiato e sviluppato diversi processi nell’amministrazione, sviluppato un sistema di controllo interno. Un esempio è quello sulla Legge delle commesse pubbliche, che segna un costante miglioramento. Se quattro anni fa nell’assegnazione dei mandati ci sono state più di 100 irregolarità, l’anno scorso su 51 milioni di mandati assegnati abbiamo avuto 11 piccole irregolarità. I tempi della politica sono lunghi: in questi anni abbiamo portato avanti cambiamenti e trasformazioni, così come i progetti come la scalinata che scende dalla stazione o il Polo sportivo e degli eventi. Stiamo inoltre partendo con la condivisione e gli aggiornamenti sul Piano direttore comunale, mentre entro l’estate, grazie al Masterplan, potremo far partire i vari progetti per il lungolago. Ci siamo anche trovati con un’amministrazione che era adeguata per la vecchia Lugano e un certo modo di lavorare e abbiamo dovuto trasformarla per quella che è la nuova Lugano con 23 quartieri e tutta una serie di leggi e regole che nel frattempo sono cambiate.

I conti del 2021 chiuderanno con il preventivato deficit di 24 milioni o ci saranno dei cambiamenti?

Chiuderemo con un deficit, che a oggi non è ancora possibile quantificare, ma sarà minore perché abbiamo avuto delle buone sopravvenienze d’imposta, il gettito ha tenuto meglio rispetto a quello che credevamo e le spese sono sotto controllo. Quando abbiamo stilato il preventivo anche le tendenze della Seco sulla tenuta dell’economia erano piuttosto negative, cioè 8 punti percentuali di Pil, ma la diminuzione è stata inferiore.

Nell’ultimo Consiglio comunale ha annunciato che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro l’esito della votazione di un anno fa sul prelievo dei contributi Lalia. Come agirà il Municipio?

Mi è spiaciuto che ci sia voluto così tanto tempo per evadere quello che a noi sembrava una fattispecie abbastanza chiara. Gran parte dei contenuti del messaggio è stato approvato: nei prossimi giorni il Municipio farà le sue valutazioni in merito al nuovo messaggio, che potremo licenziare tra 2-3 settimane, perché questi contributi per gli investimenti alle sottostrutture del Piano generale di smaltimento delle acque sono dovuti per legge. Questi 117 milioni di franchi sono inseriti nel Piano degli investimenti. L’obiettivo è riuscire a riscuoterli nel corso dell’anno. In caso contrario, il Piano sarà da rivedere perché mancheranno circa 10 milioni all’anno per gli investimenti.

Tra i progetti in sospeso c’è il polo congressuale al Campo Marzio. Dopo la mancata assegnazione del concorso, come si sta muovendo la Città?

Il concorso non ha potuto essere aggiudicato perché nessuno dei due concorrenti ha rispettato il bando, ma c’è la disponibilità di entrambi a continuare a lavorare sul progetto. Il Municipio sta verificando le necessità dalla parte congressuale perché rispetto a 10-12 anni fa, quando il Campo Marzio era stato pensato, le condizioni economiche e di necessità congressuale sono cambiate completamente. La zona ha il grosso problema di non avere un piano regolatore approvato: stiamo iniziando a lavorare a un masterplan da condividere con i vicini, di modo che non ci siano troppe opposizioni, e in base a quello partire con gli investitori perché la Legge, non essendo stato assegnato il concorso, ci permette di andare con un mandato diretto. Per inizio estate dovremmo avere almeno definito procedura da seguire e tempistiche.

Dopo la creazione del Consorzio, ci sono sviluppi per la cessione della gestione dell’aeroporto di Agno?

Siamo in attesa di una risposta dal gruppo che si è consorziato, dopodiché sapremo come procedere con la seconda fase di concorso. Nel frattempo stiamo lavorando con Cantone e Comuni alla ridefinizione della scheda Psia relativa alla pianificazione dell’impianto aeroportuale perché dobbiamo rivedere contenuti e perimetro in modo che i privati sappiano quale situazione avranno per i prossimi 20 anni. Con il Cantone, in funzione della nuova circonvallazione che resta prevista lungo il fiume, stiamo rivedendo anche il sistema di avvicinamento che dovrebbe diventare satellitare. Pensiamo che per la fine del 2023 potrebbe esserci il passaggio della gestione dell’aeroporto ai privati.

Quella dell’autogestione è una situazione da risolvere e la soluzione a lungo termine non può essere quella del muro contro muro. Il suo auspicio?

La porta è sempre aperta: chi ha proposte da fare è sempre benvenuto. Con Roberto Badaracco abbiamo incontrato a più riprese diverse persone che avevano proposte di offerta cultura indipendente. Prendendo gli esempi di altre città svizzere, stiamo lavorando a un quadro normativo, che non vuole essere un liberi tutti ma nemmeno essere troppo restrittivo, entro il quale accogliere queste proposte culturali e sociali indipendenti. Proposte che saranno trattate tramite la Divisione cultura della Città perché riteniamo debbano avere una loro dignità. Sono abbastanza fiducioso che nel corso dell’anno troveremo un sistema per mettere a disposizione spazi con delle regole a chi vuole fare queste proposte. L’autogestione anarchica è un’altra cosa e può essere un problema che rimarrà, ma se non c’è volontà di adeguarsi alle regole, per l’ente pubblico diventa difficile trovare soluzioni. Anche il Gruppo spontaneo ha progetti e idee: restiamo in contatto e quando saranno pronti con qualcosa di concreto ci incontreremo e capiremo cosa si può fare.

L’ipotesi di Karin Valenzano Rossi di portare la popolazione al voto sul tema dell’autogestione può essere fattibile?

Bisogna capire su che cosa si vuol votare. Il Municipio ha sempre detto di non essere contrario al principio dell’autogestione: ogni società o associazione si autogestisce e anche il comune è autogestito dai cittadini in base a una legge. Quando ci sono progetti, contenuti e si sa cosa si vuole fare, si può iniziare a parlare anche del dove. Ma prima vanno definiti i contenuti da inserire nel contenitore.

Lo studio presentato di recente da Angelo Rossi indica che Lugano e Luganese stanno andando avanti con il freno a mano tirato. State già pensando a soluzioni per invertire questa tendenza?

Lugano e il Luganese stanno sicuramente subendo lo choc del cambio del paradigma bancario. La strategia del denaro pulito ha comportato diversi problemi e cambiamenti dal punto di vista economico. Non sarà più come negli anni 2000 con le banche, ma troveremo altre risorse. Questo però ha frenato un po’ tutto e c’è ancora gente che guarda al passato con rimpianto. Forse bisogna iniziare a guardare altre opportunità che oggi sembrano piccole e marginali ma potrebbero diventare importanti. Crediamo che le nuove tecnologie come blockchain e lugapoints abbiano un grande potenziale di sviluppo anche economico e potrebbero essere uno dei settori dove andare a spingere. Stiamo lavorando a percorsi di formazione con l’Usi per portare sul mercato sviluppatori sulla tecnologia blockchain che oggi mancano, e le aziende che sono, o vogliono venire, a Lugano lamentano carenza di personale specializzato. Stiamo facendo anche una serie di valutazioni economiche, sociali e territoriali legate allo sviluppo del piano direttore comunale per capire quale sarà la vocazione di Lugano nei prossimi anni. Il Luganese è forse rimasto un po’ fermo, ma abbiamo anche un miliardo di progetti per mobilità e territorio, come il Tram-Treno o la viabilità definitiva, che non vanno avanti perché fermati da questioni giuridiche. Abbiamo dovuto anche saltare il piano di agglomerato 4 perché non eravamo pronti con le misure del 2, ferme davanti a qualche tribunale. Questa è la grossa difficoltà della politica.

In passato si era parlato anche di un polo della ricerca al Mizar.

Con il Cardiocentro eravamo partiti per fare il polo della ricerca al Mizar, con l’appoggio di Consiglio di Stato e Gran consiglio. Le cose sono però cambiate: è nata la fondazione Swiss Innovation Park alla quale sia Fondazione Agire che sviluppo economico del Cantone si sono orientati: per questo gli aiuti cantonali nella ricerca vengono dato unicamente se un centro di competenze rientra sotto il cappello di Swiss Innovation Park. Il progetto Mizar, presentato alla Swiss da Marco Borradori e Boas Erez, era piaciuto molto. Ma una decisione successiva ha stabilito che in Ticino ci sarebbe stato solo un loro sito (che poi sono diventati due: uno a Lodrino per i droni, mentre l’altro sarà a Bellinzona nel sedime delle ex Officine). Potevamo andare avanti col progetto Mizar ma non ci sarebbero più stati né l’aiuto cantonale né il label Swiss Innovation Park. Parlando con i ricercatori che erano già nel Luganese, a Taverne, si è deciso che anche per loro sarebbe stato più conveniente, e non più comodo, trasferirsi a Bellinzona dove comunque ci sono già Iosi e Irb. Tutta la parte di ricerca medica sarà a Bellinzona, ma Lugano potrebbe comunque ospitarli in attesa che i terreni delle ex Officine siano pronti. Con l’accordo del sindaco di Bellinzona, è possibile che almeno inizialmente l’Hight Style Tech Center, un centro di competenza sulla digitalizzazione in vari settori della vita, un progetto che piace anche al Dfe, rimanga a Lugano. Ora sono a Bioggio, la loro intenzione è trasferirsi a Pazzallo creando un nuovo centro. Anche per il blockchain potrebbe nascere un hub con aziende interessate a spostarsi a Lugano e un incubatore di start up e un sistema di finanziamento di start up in questo settore.

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